Kaspar Hauser, la leggenda firmata Manuli



La Leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, dopo la clip virale e la proiezione in esubero di pubblico al Palazzo delle Esposizioni a chiusura di “Cinemente. La memoria del futuro”, sta spopolando: un grande film, un grande regista e forse un successo cult. Il film è liberamente ispirato alla leggenda di Kaspar Hauser

Kaspar Hauser, poi soprannominato il Fanciullo d’Europa, era un giovane tedesco che nel 1828 affermò di essere cresciuto in totale isolamento e nell’oscurità di una cella, per poi essere assassinato poiché la sua storia rivelava qualcosa di scomodo su una nobile famiglia dell’epoca.

Prima il Barone Von Feuerbach, poi molti altri si interessarono alla sua storia; tra gli scritti più noti c’è L’enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog.

Il milanese Davide Manuli, dopo Beket del 2008 – con le musiche e l’intepretazione del compianto Roberto Freak Antoni – ritorna con un eccentrico quanto potente lavoro, riadattando la vicenda in chiave postmoderna, anzi immaginifica e futuristica, trasfigurandola in leggenda. Il regista trascina Kaspar Hauser su un’isola desolata fuori dal tempo, in un’intricata storia di potere, musica e fascinazione. 

Kaspar Hauser, la leggenda firmata ManuliIl risultato complessivo è di un’opera performante, in cui il manieristico bianco-nero e l’ambientazione spoglia ed eterea nelle lande sarde – presenti già in Beket – contribuiscono al seducente impianto visivo messo in campo dalla versione “violentissima e piena di grazia” di Manuli (Gifuni).

Dal forte impatto estetico e con un certo spessore espressionistico, La Leggenda di Kaspar Hauser conta su un buon impianto narrativo, meno “monologante” del solito, in cui serpeggiano simbolismi sul potere e l’asservimento, sulla religione e la trasgressione.

Kaspar Hauser, la leggenda firmata ManuliIn questo western post-apocalittico, Manuli si rivolge a Vincent Gallo, straordinario esponente del cinema indie-americano, che non interpreta Kaspar Hauser ma indossa i panni di due personaggi dicotomici e rovescio della stessa medaglia. È l’esaltato sceriffo dal fare texano che alleva Kaspar Hauser a suon di tecno music, rendendolo un dj di Frontiera. È il misterioso pusher dal total white look, sfidato in un duello tecno-dance dallo sceriffo, suo cliente invasato.

Il Kaspar Hauser di Manuli, interpretato da Silvia Calderoni, è ossigenato, messianico, senza memoria, comparso dal nulla con le sue cuffie da Dj e la formula ossessivo-convulsiva “Io sono Kaspar Hauser”, che a tratti lo identifica come un UFO finito per sbaglio sulla Terra, ormai satura, in un luogo remoto, astratto, sospeso.

E la preminente visione registica di un Kaspar Hauser, in versione Dj Performer, restituisce al pubblico la sensazione di essere catapultati in un mega rave o in un evento stile Burning Man: la differenza è che qui regna sovrano il senso di estatico isolamento e abbandono a se stessi, che congiunge visceralmente solo alla musica e allo spaesamento di una dimensione altra, con rimandi ancestrali.

Kaspar Hauser, la leggenda firmata Manuli

Poi c’è anche Fabrizio Gifuni, già scritturato con un’eccellente prova in Beket, nel ruolo di un prete barese che diffida di Hauser. E poi c’è la Granduchessa, osata dalla scelta di Claudia Gerini, e la meretrice/veggente hippie Elisa Sednaoui.

Nel mezzo la musica e la figura dell’oracolo/veggente ritornano come monili del cinema “esoterico” di Manuli.

E la musica padroneggia tanto da non essere accessoria ma intessuta alla trama, potendo poi contare su una colonna sonora d’effetto a cura di Vitalic. E sulle sue note percussive si scatena la danza liberatoria, estatica, extra-corporea, priva delle convenzioni sociali del ballo, che è impazzata sul web di condivisione in condivisione: così La Leggenda di Kaspar Hauser, film di Davide Manuli del 2012, prodotto da Blue Film e Shooting Hope Productions, è diventato, a 4 anni di distanza, un fenomeno virale su Facebook.

E considerare che il film, presentato all’ International Film Festival di Rotterdam nel 2012 e distribuito in Italia nel 2013, è passato pressoché inosservato, tranne che agli occhi attenti di pochi cinefili, che ora sui social ne consacrano una scena cult …

https://www.youtube.com/watch?v=fBPPFRgXfgk

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