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La felicità è prerogativa dalla Costituzione, ma troppe volte ce ne dimentichiamo

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Non dovrebbe mai accadere, eppure trascuriamo totalmente il nostro primo diritto costituzionale che non è tanto quello di avere un lavoro, ma quello di vivere una vita degna: di essere felici.felicità

Il lavoro dovrebbe rappresentare soltanto il mezzo attraverso cui si raggiunge il benessere economico che, a sua volta, ci consente di esprimere al meglio la nostra personalità, di rincorrere i nostri sogni, di perseguire le nostre ambizioni, di curare le nostre passioni. Tutto ciò è custodito nella nostra Costituzione, ma non ne siamo pienamente coscienti.

Il politico rappresenta l’istituzione ed è proprio quella figura che mette in collegamento costituzionalmente i bisogni, le esigenze e i sogni dei cittadini, convertendoli in legge. È questo il suo dovere: essere a servizio della felicità dei cittadini. Quando un politico non ci ascolta, ci deride, causa la perdita del nostro lavoro, ruba e pensa solo a se stesso, non sta facendo il politico, ma lo stronzo.

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Nel momento in cui non esercitiamo i nostri diritti e non li difendiamo con tutte le nostre forze, contestando, criticando, facendo attivismo, facendo associazionismo, facendo politica, non stiamo rispettando innanzi tutto noi stessi e chi per la nostra felicità ha dato la vita. Vale lo stesso quando a essere sviliti sono i diritti altrui: non si può pensare di stare bene quando affianco a noi c’è chi muore di fame, di calore e di diritti. La felicità è anche un loro diritto e sono proprio i più deboli a dover essere aiutati perché, spesso, neanche sanno di avere il diritto di vivere dignitosamente.

Ripartiamo dai nostri sogni, è l’ora.

Testo di Francesco Celli

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