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La Fip, dopo una richiesta di chiarimenti alla FIBA, è pronta a cambiare idea sulle coppe europee. Pochezza gestionale e disinteresse verso il merito sportivo sono le chiavi di questo nuovo teatrino all’italiana

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La lealtà sportiva e il rispetto degli avversari sono dei valori molto importanti in tutti i giochi di squadra che si definiscano tali.

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Nella pallacanestro, questi due elementi si esplicitano maggiormente nella gestione dei falli dove ci si autoaccusa in caso di fallo commesso o si viene sanzionati (con un tecnico o nelle peggiori delle ipotesi con un’espulsione) in caso di proteste eclatanti nei confronti di giocatori o giudici di gara.

Queste peculiarità presenti a livello sportivo, però, si presentano sempre meno nell’ambito dirigenziale dove, dopo rovinosi capitomboli negli anni, si è arrivati all’ennesima caduta di stile nella gestione del maggior campionato italiano.

Dopo le esternazioni sulla nazionale più forte degli ultimi dieci anni (sulla carta), la Fip (Federazione Italiana Pallacanestro) è riuscita a cadere, ancora una volta, sulla questione che la vede coinvolta nella diatriba tra FIBA ed Euroleague.

La rinuncia di quattro squadre all’Eurocup (tra cui la finalista del campionato Reggio Emilia, quest’anno senza coppe) e la conseguente assegnazione del “disastroso” pre olimpico a Torino, hanno portato la Fip ad un binario morto che ha costretto Petrucci&co a trovare, attraverso un incontro chiarificatore con la FIBA, una soluzione all’impasse creato questa stagione.

Secondo diverse fonti cestistiche accreditate, sarebbe emersa la possibilità che, per il prossimo anno, la Fip sarebbe disposta a lasciare libere le squadre sulla scelta della competizione internazionale.

Questo assurdo, e alquanto tragicomico, epilogo mette in evidenza quanto la Federazione, negli ultimi anni, abbia fatto il bene del basket italiano e quanto tenga all’immagine di questo sport in particolar modo.

Da questa orribile faccenda è possibile trarre due avvilenti conclusioni.

La prima riguarda la valenza del gruppo dirigenziale Fip che, nonostante i grossolani errori, si è sempre eretto a garante della palla a spicchi tricolore nonostante le figuracce tanto a livello di nazionale quanto a livello di club.

Questo elemento è riscontrabile anche nella rilevanza dello stesso gruppo a livello internazionale che, facendo di tutto per ottenere un riconoscimento  dalla FIBA (lo sciagurato pre olimpico di Torino), si è schierata totalmente a favore di una fazione con la conseguente creazione di ulteriori disparità di trattamento tra club a livello nazionale.

L’ultimo punto si collega direttamente con la seconda considerazione che concerne unicamente il merito sportivo.

Con questa decisione, infatti, la Fip avvantaggerà solamente Milano, a cui scadrà la deroga concessa per giocare in EuroLeague questa stagione (al contrario del ricatto fatto a Trento, Reggio Emilia, Sassari e Venezia) e che continuerà ad avere un pass diretto (anche non vincendo nulla a livello nazionale) per i prossimi dieci anni nella maggiore coppa europea, e contemporaneamente abbasserà il livello del maggiore campionato italiano (come già accade dato lo strapotere milanese rispetto a tutti gli altri roster).

Quando le scelte di convenienza influenzano anche un ambiente sportivo come quello cestistico, il cambiamento troppe volte richiesto rischia di rimanere solo una chimera.

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