13 Dicembre 2017 - 11:54

Servizio shock de “Le Iene” nel cuore della criminalità salvadoregna

Omar Mohammed

Con un servizio di Cizco, il programma Le Iene si è introdotto nell’inferno criminale di El Salvador, nel quale o finisci in carcere o al cimitero

Non è un film quello mostrato ieri sera dal servizio de “Le Iene” del giornalista Cizco, ma la cruda realtà di un Paese del latinoamerica, El Salvador, stretto nella morsa della criminalità organizzata.

I protagonisti non sono idolatrie dagli occhi magnetici, ma giovani in carne ed ossa che hanno nello sguardo solo una insaziabile sete di sangue.

Chi ha il coraggio e la forza di guardarli in faccia, in un Paese che altrimenti è tutto muri e silenzi, li chiama latinos, e sono i componenti delle pandillas che terrorizzano l’America Latina con una serie infinita ed inenarrabile di atti efferati.

Le Iene a El Salvador, le pandillas

Le bandillas che ad El Salvador si spartiscono, tutt’altro che pacificamente il territorio sono due: la MS la 18. In queste squadre del terrore, si entra sin da giovanissimi attraverso dei veri e propri riti di iniziazione criminale: “Quello che vogliono capire” racconta un bandillero alle telecamere del programma di Davide Parenti, “è se tu hai coraggio, e così ti chiedono di uccidere un membro della banda rivale.” Come? chiede Cizco, ed il criminale con una punta d’orgoglio che fa rabbrividire e ti squarcia anche da sotto il passamontagna: “Dipende da quanto vuoi indugiare. Da quanta adrenalina vuoi sentire. A volte basta un colpo di pistola, altre volte un machete…”

Perde il conto il criminale quando il giornalista gli chiede di passare in rassegna quante persone ha ucciso, perchè per lui uccidere, portare morte, non fa parte che di una spaventosa catena di montaggio, una piramide al cui vertice troviamo i Palabreros coloro che, il più delle volte dal carcere, guidano la sanguinosa scalata delle pandillas.

Le Iene a El Salvador, il racconto del Pastore della città

Vogliono appartenere ad una famiglia, vogliono sentirsi qualcuno: è questo il movente che spinge giovanissimi latinos ad intraprendere la strada criminale, secondo il pastore della città. Vogliono provare l’ebrezza di poter avere tutto, di poter esercitare la propria forza perversa su tutto, anche sulle donne le quali, come racconta un’altra testimone, sono sottoposte ad indicibili sevizie prima di essere considerate “degne” di stare accanto ad un pandillero.

Le Iene nell’impero criminale di El Salvador

“Una volta entrato in una banda o muori o finisci in gattabuia”. Non sembra esserci alternativa per i giovani latinoamericani ascoltando le parole di Labbro Leporino, il numero due della banda 18. Eppure basta guardare negli occhi il sindaco della città, Mauricio Villanova, la forza e l’abnegazione con la quale ha messo in piedi un esercito che sfibri la rete criminale per capire, sperare, che giovani come Josè, che spesso si trovano in un limbo senza uscita, hanno ancora la possibilità di scegliere. La possibilità di dire no.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *