L’Italia condannata per tortura dalla Corte Europea



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La Corte europea di Strasburgo condanna l’Italia per atti di tortura

Per i fatti accaduti a Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia. Gli atti commessi dalle forze dell’ordine sono a tutti gli effetti atti di tortura.

Si tratta in particolare di persone che furono rinchiuse fra il 20 e il 22 luglio nel carcere di Bolzaneto.

La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia sia per le azioni delle forze dell’ordine, sia perché lo Stato non ha condotto un’indagine efficace.

Già la Cassazione ebbe modo di scrivere nella sua sentenza che a Bolzaneto “fu accantonato lo stato di diritto”.

Furono rinchiuse oltre 200 persone, molte delle quali subirono violenze e abusi fisici e psicologici.

Tra le mura della caserma risuonarono inni fascisti, molti dei ragazzi vennero costretti a rimanere immobili per ore. Le donne subirono violenze fisiche e morali.

L’indennizzo

I giudici hanno riconosciuto ai ricorrenti il diritto a ricevere tra 10mila e 85mila euro a testa per i danni morali.

La differenza nelle somme dipende da due fattori: la gravità delle torture subite, e se lo Stato ha già versato o meno gli indennizzi accordati dai tribunali nazionali.

Purtroppo in Italia non esisteva una legge sul reato di tortura che sanzionasse questa gravissima violazione. Legge poi approvata solo quest’anno.

Già a giugno l’Italia era stata condannata con la stessa motivazione. Le forze dell’ordine torturarono coloro che furono fermati e portati nella caserma e lo Stato non li ha né protetti né gli ha garantito giustizia.

Il Governo ha già riconosciuto i propri torti

Nell’aprile scorso, il governo italiano aveva riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001. Gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali oltre spese processuali. Lo rende noto la Corte europea in due decisioni in cui “prende atto della risoluzione amichevole tra le parti” e stabilisce di chiudere questi casi.

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