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da pixabay

Con la pandemia il settore dei matrimoni è entrato fortemente in crisi. Gli operatori del wedding scendono in piazza per denunciare perdite di oltre il 90% del fatturato

Matrimoni ed eventi continuano ad essere penalizzati all’interno della crisi pandemica. Michele Boccardi, presidente di Assoeventi, ha indetto una protesta che porta in piazza 50 mila imprenditori della filiera del wedding. Gli operatori protestano per una ingiusta esclusione dal calendario delle riaperture.

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In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Boccardi ha esposto il quadro di una crisi nerissima e che conta perdite fino al 90% del fatturato. Non solo una protesta, ma una vera e propria dichiarazione di aiuto: Noi gli unici esclusi dal calendario per le riaperture, si rischia di non riaprire mai più e di perdere una quota importante di turismo estero.

Circa il 2,5 per cento del Pil italiano, ruota da sempre attorno al settore dei matrimoni e dei grandi eventi. Il comparto offre lavoro a 50 mila imprenditori e ogni anno fa accorrere turisti da ogni parte del mondo che scelgono l’Italia come location per sposarsi. Le più ambite dagli stranieri sono soprattutto le Regioni del Mezzogiorno, in particolare la Campania, Puglia e Sicilia.

Un settore che rischia di scomparire

Un giro di affari che non solo rischia di finire, ma di scomparire del tutto. “Il Cdm ci ha esclusi dal calendario, nonostante la Conferenza delle Regioni avesse già trovato l’accordo per il protocollo di sicurezza” ha spiegato Boccardi, dimostrando disappunto e malcontento nei confronti di una poco equa decisione assunta dal Cdm.

Per noi inspiegabilmente non è prevista alcuna riapertura. Visto che la maggior parte degli eventi che ci riguardano non erano stati cancellati, ma rinviati al 2021, avevamo pensato che questo potesse essere per noi l’anno del rilancio. Poi è arrivata la terza ondata di marzo, e ci ha bloccati di nuovo” spiega ancora il presidente di Assoeventi.

La protesta raccoglie le voci di Unanime, Assoeventi, Federmep e Feu. I rappresentanti del mondo dei matrimoni terranno una serie di flashmob a partire dalle 11.00 di oggi in 12 città italiane: Milano, Torino, Udine, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Campobasso, Bari, Palermo, Cagliari, Napoli, Catanzaro. A Roma l’appuntamento è dalle 12:00 alle 14:00 davanti a Montecitorio.

Matrimoni fermi da 14 mesi

Tutto sembrava pronto per la ripartenza dei matrimoni questa volta e invece mercoledì scorso il Consiglio dei Ministri ha lasciato ancora una volta indietro il comparto eventi. “Noi siamo rimasti gli unici untori del coronavirus, chiusi. Ci siamo subito attivati e messi in contatto con la ministra Gelmini per dirimere questa questione, ma ancora niente. Ecco perché abbiamo deciso di scendere in piazza in tutta Italia: è la prima volta che lo facciamo, ma i rischi per il nostro settore a questo punto sono gravissimi, si rischia di perdere tutto, noi siamo chiusi da 14 mesi“.

La crisi ha letteralmente appiattito l’entusiasmo di migliaia di promessi sposi che stanchi di dover aspettare si sposano comunque, sacrificando i festeggiamenti dei sogni. Questo è un altro importante aspetto sottolineato da Boccardi che a La Repubblica racconta: “Sarebbe la fine di una tradizione che ha dato vista a un’industria importante. Oppure potrebbero optare per strutture abusive, che non si pongono certo problemi di sicurezza“.

Turismo e matrimoni

E poi c’è una terza questione legata al turismo: gli ultimi cinque anni sono stati per l’Italia, in particolare per Puglia, Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna le destination wedding più ambite. “Ma adesso il settore ha subito solo annullamenti, ma all’estero sono già ripartiti, si sono attivati con i vaccini molto più velocemente di noi, e quindi il rischio è che questo tipo di turismo si trasferisca verso altre mete, tipo la Grecia o la Slovenia“.

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