Mauro Biglino, Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio



Mauro Biglino

“Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio” (UnoEditori) è il nuovo libro di Mauro Biglino, saggista e traduttore di antico ebraico. In esclusiva, una breve intervista con l’autore

Il nuovo libro di Mauro Biglino, Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio (UnoEditori), è già un successo editoriale, a pochi mesi dalla sua pubblicazione (Maggio 2016). Dopo La Bibbia non parla di Dio (Mondadori 2015), che ha ottenuto un enorme riscontro e numerosi consensi da parte del pubblico, ecco l’ultimo lavoro editoriale del saggista e traduttore di ebraico biblico più chiacchierato negli ultimi anni.

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Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio (UnoEditori 2016)

Dal 2010 Mauro Biglino viene invitato nelle città italiane, per tenere convegni e conferenze sul libro considerato il “testo sacro” per eccellenza, la Bibbia: il metodo utilizzato da Biglino per “interpretare” la Bibbia è la lettura letterale, Mauro racconta ciò che è scritto nel testo biblico, prendendo come edizione di riferimento il codice masoretico di Leningrado. Dalla lettura letterale esce fuori una storia completamente diversa, rispetto alla tradizionale “versione” proposta dal Magistero della Chiesa.

Nel nuovo saggio, Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio, Biglino affronta varie tematiche inerenti sia all’Antico che al Nuovo Testamento ed avanza alcune ipotesi interessanti sui cosiddetti detentori della verità assoluta, partendo dal presupposto che la Bibbia non è un libro sacro, né un testo di religione: la tesi di fondo proposta da Mauro si basa sul fatto che l’AT e il NT non parlano di Dio, ma di esseri potenti e tecnologicamente avanzati chiamati Elohim.

L’Antico Testamento narrerebbe la storia di un patto tra YHWH, che non sarebbe Dio ma un capo militare spietato e crudele appartenente al gruppo degli Elohim, e il popolo ebraico di Israele; nel Libro della Genesi non si parlerebbe del “peccato originale”, ma di una misura preventiva e cautelare che gli Elohim adottano nei confronti di Adamo ed Eva, i quali vengono allontanati dal Gan – Eden perché ritenuti troppo pericolosi.

La conclusione elaborata da Biglino potrebbe risultare a dir poco scioccante per un credente cattolico: se nell’Antico Testamento non c’è il “peccato originale” e YHWH non è Dio, allora il Nuovo Testamento, che secondo la dottrina è il compimento delle profezie veterotestamentarie, risulta essere un’invenzione costruita a tavolino.

Dott. Biglino

Gesù Cristo, secondo l’insegnamento della Chiesa, è il Figlio del Dio dell’AT (YHWH) mandato dal Padre sulla Terra per liberare l’umanità dalla macchia del “peccato originale”: ma se YHWH non è Dio e il “peccato originale” non esiste, come si spiega la figura di Cristo? Per quale scopo è stato “mandato” e da chi?

Mantengo fede al mio metodo dichiarato e “facendo finta che” quel personaggio sia effettivamente esistito, nel libro “Antico e Nuovo Testamento, Libri senza Dio” (Unoeditori) ho voluto provare a esaminare alcuni passi del Nuovo Testamento alla luce di quanto emerge dalla lettura letterale del Vecchio. Se ne ricava che lui potrebbe essere uno dei tanti inviati che gli Elohim hanno fatto intervenire periodicamente nella storia. Nulla a che vedere ovviamente con la figura cristica del figlio di Dio inventata sulla base del pensiero greco-ellenistico, ma un rabbi predicatore giudeo-messianista cui forse era stato affidato il compito di portare a compimento la promessa fatta dall’Elohim di nome Yahweh a favore del popolo di Israele: obiettivo allora non raggiunto. Che lui potesse essere solo uno dei tanti, emerge anche dalla lettura dei testi del II secolo (Celso, Giustino Martire) nei quali appare chiaramente come, in molti gruppi dei primi cristiani, quella figura fosse vista semplicemente come una delle tante comparse nei secoli, sia in termini giudaici che in relazione a personaggi della storia greca che Giustino Martire cita espressamente nella sua apologia del cristianesimo. Se i racconti evangelici sono veri, se ne ricava una ipotesi che ha una sua logica nella continuità con quanto spiego nei mie libri sull’Antico Testamento. Come dico sempre, non so se questo sia vero ma ha quanto meno una sua logica coerenza.

Nel suo ultimo libro, Antico e Nuovo Testamento Libri senza Dio (UnoEditori), Lei afferma che Gesù è un predicatore ebreo messianista antiromano, condannato a morte dai Romani per motivi politici, ma che tuttavia non muore sulla croce:come spiega i vari racconti dei Vangeli canonici che parlano di “morte” e di “resurrezione” di Cristo?

Come ho detto sopra, la figura cristica è stata inventata e questo è avvenuto ad iniziare da Paolo di Tarso che aveva l’obiettivo di rendere quel predicatore giudeo messianista accettabile all’interno della società greco-romana del tempo. Per fare questo era indispensabile che quel Gesù avesse le caratteristiche tipiche di personaggi ritenuti “divini” nella cultura ellenistica e quindi gli sono state assegnati attributi propri di figure molto conosciute. Lo stesso Giustino Martire, Dottore della Chiesa, chiede all’imperatore Antonino Pio perché mai fosse necessario perseguitare i cristiani visto che la loro figura di riferimento era in sostanza totalmente assimilabile a quelle di Dioniso, Ermete, Eracle, Asclepio ecc… Quante sono infatti le “divinità” che prima di Gesù sono nate da una vergine, sono morte e risorte? Nel libro “La Bibbia non parla di Dio” (Mondadori) ho dedicato decine di pagine ad un esame parallelo tra Bibbia e testi greci proprio per evidenziare che tra gli Elohim anticotestamentari e i theoi greci si registrano corrispondenze straordinarie sotto ogni punto di vista: dalla anatomia alla fisiologia, dagli atteggiamenti alle esigenze di ordine fisico, fino alla tecnologia utilizzata. Non c’è nulla di nuovo o di originale in quei racconti. Non dimentichiamo che i Vangeli sono stati scritti dopo le lettere di Paolo e quindi ne sono stati fortemente influenzati: Paolo ha inventato e gli altri autori (che non sappiamo chi fossero) hanno ripreso e rielaborato le sue idee. Nel libro “Resurrezione e Reincarnazione” (Unoeditori) ho spiegato come Paolo sia stato costretto a elaborare la dottrina della resurrezione della carne (a partire da quella del Cristo) per tentare di  dare risposte a domande che i suoi seguaci gli facevano in relazione all’inaccettabile ritardo nel compimento della promessa dell’immediato ritorno di Gesù: ritorno non ancora avvenuto dopo 2000 anni, come rilava anche il teologo Sergio Quinzio nel suo interessantissimo lavoro “La sconfitta di Dio” (Adelphi).

Mauro Biglino
Mauro Biglino

Se Gesù Cristo non è Dio, quale ruolo occupa la figura di Maria, da sempre considerata dalla Chiesa la Madre di Dio e l’unico essere umano nato senza la macchia del peccato?

Come ipotizzo nel libro sulla base di testi del tempo, Maria è una ragazza che sarebbe stata scelta per dare la vita a uno dei tanti “impianti” che gli Elohim hanno fatto nel corso dei secoli all’interno di quella stirpe: la Bibbia ne ricorda parecchi e ogni volta sono avvenuti proprio a seguito della “visita” che qualcuno di loro ha effettuato su una donna. Nel libro riporto addirittura le testimonianze circa i dubbi che Giuseppe aveva sulla possibilità che Maria fosse stata ingannata da uno che si era fatto passare per ciò che non era. Facciamo sempre finta che… e la storia assume un suo significato, senza la necessità di introdurre categorie come quella del mistero della fede o del mistero di Dio. Forse è tutto più semplice: è sufficiente non coprire ciò che appare dai testi. Come è emerso chiaramente – in modo incontrovertibile e indiscutibile –  nell’incontro pubblico che ho avuto a Milano il 6 marzo con teologi cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei, il peccato originale non esiste: non è presente nella Bibbia e risulta essere frutto, senza fondamento, del pensiero di Paolo di Tarso poi portato a compimento dottrinale da Agostino. Se il peccato originale non esiste il dogma mariano della Immacolata Concezione, proclamato da Pio IX nel 1854, è privo di qualunque sostanza e giustificazione. Quel dogma in realtà dogmatizza il “nulla” o il “ falso”. Che dire poi del fatto che nel 1858 la presunta madonna di Lourdes si presenta – guarda caso – come la Immacolata Concezione, avallando così il nulla? Chi era realmente “aquero” (“quella là”, come la chiamava la giovane Bernadette nel suo dialetto pirenaico)? Che cosa le hanno fatto dire?

Lei sostiene che Satana nell’Antico Testamento non esiste, dal momento che il termine “Satan” indica un nome funzionale, nello specifico indica la funzione del “pubblico accusatore”: chi è allora quel personaggio che tenta Cristo nel deserto, come è narrato nel Vangelo?

Nella logica del racconto la figura evangelica del satana si inserisce pienamente con le funzioni attribuite e ben descritte in tutto l’Antico Testamento: non il capo dei demoni (inesistenti) bensì un ruolo che viene assunto ‘pro tempore’ talvolta anche su richiesta diretta di Yahweh: satan indica il compito dell’avversario che può essere un tentatore o un pubblico accusatore. Se  Gesù aveva una missione da compiere per conto di un gruppo di Elohim, questo satan (avversario) si pone nella continuità dei continui scontri tra di “loro”, lotte e contrasti di cui tutto l’Antico testamento è ricco di testimonianze. Questo individuo propone a Gesù di passare dalla sua parte in cambio di potere e ricchezza e Gesù gli risponde con una frase che viene sempre resa con “Vade retro satana”. In realtà alcuni codici (Cc, D,L) riportano una dicitura greca più completa, dalla quale si potrebbe ricavare che lui possa avere risposto qualcosa del tipo: “Vieni tu dietro di me”. Sarebbe come dire che, alla proposta di cambiare schiera di appartenenza, lui avrebbe reagito formulando una controproposta; purtroppo le contraddizioni e le numerose varianti esistenti tra i vari codici evangelici non consentono di essere certi.

In che modo possiamo interpretare tutti gli episodi descritti nel Nuovo Testamento che la tradizione ecclesiastica etichetta col nome di “miracoli”?

I  miracoli intesi come interventi del soprannaturale che stravolgono l’ordine naturale delle cose non esistono. Esistono invece dei fatti ritenuti straordinari in quanto avvenuti fuori dal novero delle conoscenze del momento. A titolo di esempio, nel libro ho esaminato con un medico specialista (neurochirurgo) uno degli eventi considerati miracolosi e in quel caso emerge con chiarezza che non solo non si è trattato di un miracolo, ma che Gesù in quella occasione non ha fatto assolutamente nulla, se non stare ad osservare la successione naturale degli eventi che lui conosceva bene. In sostanza, tutti i cosiddetti eventi miracolosi andrebbero analizzati con molta attenzione e, come avverrebbe per i cosiddetti miracoli di Lourdes, il progredire delle acquisizioni in campo medico porterebbe alla progressiva scomparsa di quel tipo di definizione: già oggi, alla luce delle attuali conoscenze, almeno il 30% dei circa 60 miracoli di Lourdes non sarebbe più dichiarato evento miracoloso prodotto da un intervento del soprannaturale. Diciamo che almeno ogni 25-30 anni gli eventi definiti miracolosi alla luce delle conoscenze del momento (e che tali rimangono per sempre) andrebbero in realtà rivisti alla luce delle sempre nuove acquisizioni scientifiche. Ma forse è chiedere troppo.

Grazie a lei e ai lettori dell’interesse per il mio lavoro.

Mauro Biglino

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