Microchip sottopelle per tutti i dipendenti, l’esperimento negli USA



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Un’azienda USA offre ai dipendenti l’installazione di un microchip sottopelle. Sostituisce chiavi, password e codici di accesso vari. Dovrebbe semplificare alcune azioni svolte quotidianamente fra le mura dell’azienda. Un’iniziativa che fa discutere

Andare al lavoro e non preoccuparsi del minimo indispensabile. Non ci sarà bisogno di tirare fuori il badge per registrare l’arrivo. O le chiavi per aprire l’ufficio. Il Pc sarà pronto per lavorare con un tocco del pollice. Potete dimenticare anche nome utente e password. Fa tutto il microchip.

L’ultima trovata di un’azienda americana fa discutere. Propone ai propri dipendenti di installare un piccolissimo chip sottopelle, fra pollice e indice. Tutto ciò semplifica alcune azioni svolte quotidianamente fra le mura dell’azienda. Il badge per entrare in ufficio, la chiavetta per la macchina del caffè e la password del computer. Ma non solo. Questo chicco di riso (è la grandezza del chip) è in grado di contenere tante altre utili informazioni. Quelle sanitarie, ad esempio. O anche mediche, come le intolleranze alimentari o le allergie da comunicare al servizio mensa.

L’azienda statunitense Three Square Market (32M) ovviamente si fa carico del costo (300 dollari).

Fredric Kaijser, l’amministratore delegato, ha dato subito il buon esempio. Non ha esitato a farsi impiantare il dispositivo. Crede fermamente in questo progetto. Secondo Kaijser l’iniziativa è destinata ad essere ripetuta sempre più spesso in futuro.

Certo la prospettiva di farsi installare dall’azienda un microchip sotto pelle, così ad istinto, non crediamo piaccia a nessuno. Si immaginano subito situazioni un po’ da fantascienza. Viste e riviste in film o libri del genere. La stessa problematica della privacy non sembra del tutto sotto controllo.

C’è da dire però che il chip utilizza la tecnologia RFID, la stessa impiegata nelle carte di credito e nelle etichette anti-taccheggio. Il sistema infatti è a prova di hacker. Non contiene nessun modulo GPS che possa permettere di tracciare movimenti e posizioni dei portatori. I chip non sono collegati a Internet e utilizzano una tecnologia che accetta connessioni solo a brevissima distanza. Per poterli violare occorrerebbe essere quasi a contatto con il portatore e con speciali apparecchi in grado di leggerne il contenuto.

Insomma, se proprio ci tenete alla vostra privacy, sappiate che è molto più facile “craccare” il vostro smartphone.

A proposito tutti gli impiegati che aderiscono al progetto sono invitati al “Chip party” che si tiene il 1° agosto nella sede dell’azienda!

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