Da Montano Antilia a Laurito lungo i sentieri del Cilento rivoluzionario

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Da Montano Antilia a Laurito, lungo i sentieri del Cilento rivoluzionario, gli Outdoorini perdono oggi gli scenari della vetta per godersi con calma quelli del bosco d’autunno, come folletti tra la nebbia verso il rifugio “segreto”

“Sentimmo nelle carni il ferro rovente delle rappresaglie, ma nel nostro cuore non entrò mai la delusione e la viltà; furono disperse le nostre sostanze ma non stendemmo la mano alla vergogna”.

Era il giugno del 1828, quando la coscienza rivoluzionaria dei Cilentani diede voce alle aspirazioni di libertà dei cittadini, dopo anni di soprusi da parte della tirannia borbonica del regno delle due Sicilie, dando inizio ai moti rivoluzionari del Cilento.

Montano Antilia e Laurito, Camerota, Pisciotta, torre Orsaia, Celle di Bulgheria ed altri ancora, con un contingente di 700 uomini avrebbero dovuto riversare a Vallo della Lucania per poi marciare, uniti alle legioni di Avellino e Benevento, su Napoli, capitale del regno.

Il territorio del Cilento con la sua natura montuosa e la mancanza di vie comode, oggi come un tempo, si prestava ad essere il punto di partenza per un atto di forza, atto che si rivelò ben presto un supplizio e il fallimento della rivolta per la libertà.

Bellicosi e testardi, ora come allora, dotati di temperamento e dignità, i popoli del Cilento hanno fatto della loro condizione topografica lo specchio del loro spirito.

Ed oggi, dal centro storico del borgo di Montano Antilia da cui partiamo, alle pendici dell’omonimo monte, ripercorriamo lo stesso scenario di quei moti, attraversando i vicoli oggi silenziosi, ma già pregni dell’odore del ragù.

Capeggiati dalla nostra guida che prende il posto del canonico De Luca, uno dei promotori della rivolta del tempo, diventiamo una numerosissima banda di “insorti allegri”, senza armi e con poche munizioni, pronti alla sommossa verso il monte Antilia.
Una lunga marcia che prevede un percorso ad anello con 450 m di dislivello e che punta all’assalto finale al rifugio segreto di Laurito.

Ma prima della rivoluzione ci facciamo “benedire” nella piccola cappella della scala santa, costruita sul modello della scala santa di Roma ed unica nel sud Italia, che sembra conceda, a chi faccia come noi i suoi 28 scalini, le stesse indulgenze.
E noi Outdoorini ne abbiamo bisogno, almeno per i peccati di gola che siamo in procinto di commettere.

“Viandante che passi davanti a questo tempio, sosta e dici le tue preghiere per ricordare il sacrificio divino”, l’Incisione sulla pietra sullo stipite dell’entrata ci fa sentire pellegrini oltre che rivoluzionari. Siamo ad ogni escursione avventurieri dello spirito oltre che dei luoghi.

Foglie che cadono, colori che si accendono. Percorriamo le pendici boscose del monte Antilia tra cinquanta sfumature di giallo, di rosso e di arancio coperti da un mantello di nebbia.
La nebbia, opaca e fascinosa, si tiene sospesa nell’aria all’altezza dei tronchi, vela a tratti i colori e crea scorci in bianco e nero. Mantello biancastro che copre noi viandanti del bosco, ci avvolge nel cammino sul terreno umido e a tratti bagnato. Ci inquieta e ci confonde questa nebbia, eppure ci piace, ci ammalia, perché un po’ nasconde le cose e ci imbroglia i pensieri.

Parte la fantasia: siamo folletti in fila indiana verso la casa di Hansel e Gretel, ora fate del bosco, ora lupi affamati che seguono le tracce del fusillo.

Non arriveremo mai sulla cima, né riusciremo a vedere i panorami tra i più belli del Cilento, quelli per cui si pensa in ogni escursione, erroneamente, che soli valgano la fatica.
La “leonessa addormentata” che segna da qui i contorni del monte Bulgheria, il Golfo di Palinuro e il Golfo di Policastro, e nei giorni più belli a sud il Cristo di Maratea e tutta la costa calabra con il profilo delle isole Eolie.

Ci perdiamo oggi questi scenari per recuperarne altri che sono insoliti e quasi rari.

Siamo in un paesaggio onirico, un luogo brumoso, tra faggi, versi di cinghiali nascosti, ruzzoloni e tappeti di foglie.

Deviamo la vetta e proseguiamo verso l’area pic nic di Piano Ceraso. Una breve pausa ci attende dove calmiamo i nostri spiriti affamati e tumultuosi con illusorie frittate.
Siamo ora a 1254 m di altezza e un altro piccolo sforzo in salita ci porta lungo il percorso delle Neviere, i vecchi frigoriferi  naturali dei nostri nonni.

Luoghi sotterranei profondi circa 7 metri costruiti in pietra e malta, conservavano al loro interno blocchi di neve ammassata che veniva raccolta in aperta montagna durante l’inverno e poi utilizzata durante l’estate, trasportata a zolle sulla testa delle donne.
Perchè si sa, il mondo si regge ovunque sulla testa delle donne.

“Dalle valli giungevano schioppettate micidiali e gli echi delle campane suonanti a festa per la vittoria delle truppe di governo: L’ora delle grandi risoluzioni era giunta.”

E la risoluzione giunge al rifugio di Laurito, dopo una discesa a scapezzacollo tra le insidie nascoste del bosco, per chi si assicura la top ten dei posti a sedere. Camino acceso, casetta in legno, dolce suono di pentola e profumo di cibo.

Tra dimostrazioni di giubilo e benedizioni col vino, dappertutto si leva sollecito il grido di liberazione. Fusillo, fagioli, cotica e caciocavallo, c’è l’assalto al piatto contro l’offensiva nemica.

Con un’azione tattica di attacco improvviso qualcuno cerca di conquistare il bottino altrui. Siamo in tanti, siamo troppi e non bisogna mai abbassare la guardia.

Rumorosi, esultanti, sempre ingordi e mai contenuti. Non si è mai visto tanto impeto negli Outdoorini come quando si sta a tavola. Piacere e ilarità, nei banchetti dell’Outdoor si torna bambini e si diventa guerrieri.

Ed ogni giornata con al centro un banchetto inscena una storia che merita di essere raccontata.

 

“La rivoluzione non è un qualcosa legato all’ideologia, né una moda di una decade. È un processo perpetuo insito nello spirito umano.”
(Abbie Hoffman)