Monte Bulgheria, “guglia” rocciosa verso il mare



monte bulgheria

A ZONzo percorre la fenomenologia storica del monte Bulgheria, presenza imperante e leggendaria che circoscrive il mare di Palinuro

Per raccontare il monte Bulgheria non basta partire dai fatti storici, ma possiamo anche sperimentare una certa sensibilità nei confronti dei documenti scelti, per due diverse ragioni: raccontare qualcosa di attendibile, stuzzicare la curiosità del lettore.

Non sempre le fonti, quelle che permettono di scrivere il vero, incuriosiscono chi legge, perché a volte manca l’anima, la mano umana che riscalda ogni parola che si compone.

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Si può partire così dalla fonte, saperla “reinventare”, scegliere un linguaggio più soggettivo, per trasformare una semplice informazione in una storia.

Questa volta, nel nostro viaggio di A ZONzo nel Cilento, incontriamo la guida al monte Bulgheria redatta da Arnaldo D’Alessio, uomo illustre per la memoria storico-artistica di Camerota e dintorni. Perché, il Cilento, esiste a metà, quasi non esiste, se non ci sono persone, vere, che lo raccontano e lo testimoniano.

Storia 

Il Bulgheria, restando nel campo delle ipotesi, si fa risalire dalla popolazione bulgara, di origine mongola ed emigrata dall’Asia all’Europa nel III secolo, quando, per cercare terre con maggiori potenzialità e capacità di sostentamento, lontani dalle restrizioni dettate dai romani, approdano sul monte. Arrivati nel Cilento, si fermano in una zona rocciosa, ma ben esposta, produttiva e immersa in un’atmosfera di serenità. “Bulgheria”, riferito al monte in cui prendono confidenza queste popolazioni, definisce quella parte che si differenzia dalle altre per la qualità e la produttività.

Caratteristiche 

1225 metri di altezza, il più alto dopo il monte Gelbison, sovrasta il Golfo di Policastro e cuce lo scenario di Palinuro. Il monte Bulgheria infatti, fa parte di quei monti che, da Pistillo a Sant’Antonio, vanno a chiudere il Comune di Camerota. Raggiungibile da San Giovanni a Piro, da Licusati e da Celle di Bulgheria.

Leggenda

Un monte grande e imponente, custodito da giganti e ciclopi, sia buoni che cattivi, perché era la terra più bella del mondo ambita da tutti, dove animali e vegetazione erano al servizio dell’uomo. Questa mitologia rappresenta il profondo legame delle popolazioni straniere con il territorio, creando una tradizione che ancora oggi ha i suoi sostenitori, per allontanare altre genti interessate al benessere trovato su quel monte Bulgheria.

Un’altra leggenda, singolare, rimanda alla lavanda. In un terreno roccioso e arido, fiorisce la lavanda, donando un’atmosfera magica al monte Bulgheria. Si narra che la lavanda sul monte sia stato una sorta di “errore” del Creatore, quando nella distribuzione delle piante, perde i semi di lavanda passando sul monte Bulgheria, i quali cadono solo su uno dei suoi “fianchi”. Disperato, l’Angelo del Creatore, piange la perdita di quei semi in una terra così “dura” rispetto alla morbidezza dei fiorellini viola; non furono però perduti, perché la volontà del Signore conferì il germoglio alle sfortunate piantine di lavanda.

Si crede, così, che ogni anno, quei semi rifioriscono perché legate a un errore miracoloso. 

Tutte queste leggende sul monte Bulgheria, potrebbero dunque nascondere, esprimendolo attraverso una forma satura di significati religiosi, un legame molto forte con quel territorio da parte di chi l’ha scoperto e poi “civilizzato”, che meravigliati e confortati da quella rocciosa altura che sovrasta il mare, la custodivano con gelosia.

Curiosità

La vita sul monte Bulgheria non è finita con i bulgari, ma ci sono diverse zone verdi, dove il pascolo fa compagnia al raccolto di erbe aromatiche. Piccole valli, una vita semplice e immersa nella natura, nei silenzi di un monte che ha conquistato i popoli stranieri, e che oggi, rimanda sempre ad atmosfere bucoliche.

“A sera, quando il sole tramonta ed incendia l’orizzonte in un tripudio di colori, torna la quiete e tutta la montagna s’appresta a vivere la notte; s’ode allora, ingigantito dal silenzio, il canto dei grilli innamorati, il passo furtivo e guardingo degli animali notturni in cerca di cibo, il premere delle ali degli insetti. È il momento magico in cui ci si sente più vicini a Dio, gli occhi si velano di commozione”: così Arnaldo D’Alessio riporta la sua immagine del monte Bulgheria, diventando una fonte nuova, che ha assorbito le altre per sintetizzare ed impreziosirle.

Foto tratte da http://www.golfotrek.it/

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