Unione Europea, italiani sempre più euroscettici



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L’Italia è sempre più diffidente nei confronti dell’Unione Europea e delle sue politiche sociali ed economiche

 Bruxelles non può smentire neanche i propri dati statistici sull’Unione Europea.

L’Eurobarometro del Parlamento europeo afferma che solo il 44% degli italiani sarebbe interessato a ciò che accade a Bruxelles, a differenza della media continentale pari al 54%. Del resto, solo 4 italiani su 10 ritengono che l’ingresso nell’Unione Europea sia stato un fatto positivo. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che non vi sia l’interesse a formare una cultura della cittadinanza europea, bensì un programma economico liberista incentrato sulle privatizzazioni, non su un solido benessere collettivo. Da ciò si evince per quale motivo solo 1 italiano su 5 ritenga che l’ingresso nell’Unione Europea abbia favorito la crescita economica del Paese.

unione europeaUn altro dato in controtendenza e in linea con il pensiero europeista è la volontà degli italiani ad attendere una maggiore autorità decisionale in materia di immigrazione, probabilmente dovuto a un forte coinvolgimento dell’Italia nella questione profughi, rispetto ad altri stati dell’euro-zona (68% della popolazione). Nemmeno l’interesse per le discussioni del parlamento europeo sembra essere tra i più vivi: più della metà degli italiani si dichiara non informato su quanto accade  a Bruxelles, nutrendo inoltre una profonda diffidenza nei confronti degli euro-deputati, ritenuti esponenti politici ostili, poichè contrari agli interessi del proprio Paese.

Dati, quelli italiani, non così diversi rispetto a quelli di altri stati dell’europa meridionale, guarda caso i più colpiti dalle manovre burocratiche della BCE e dell’FMI. Si tratta di statistiche, quelle consensuali, indice di un indispensabile ripensamento delle politiche economiche dell’Unione Europea. Del resto, gran parte della popolazione continentale afferma che l’unico modo per poter sentirsi maggiormente cittadini d’Europa non sarebbe il feticismo della moneta unica, bensì la creazione di un welfare comune, incentrato sulla fornitura dei beni primari e una più equa garanzia dei diritti sociali e lavorativi. 

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