Ylenia Carrisi, dopo 20 anni una possibile svolta sulla scomparsa



Ylenia Carrisi

I campioni di Dna della famiglia Carrisi potrebbero coincidere con il Dna di un cadavere ritrovato a Holt. Dopo 20 anni, l’epilogo di una torbida vicenda che riguarda Ylenia Carrisi

A 24 anni, un viaggio “on the road” è una straordinaria esperienza emotiva, per misurarsi con l’ignoto, per mettersi alla prova, per diventare “grandi”

Probabilmente queste furono i motivi per cui Ylenia Carrisi, primogenita di Al Bano Carrisi e Romina Power, nel 1994, partì: dal Sud America si diresse a New Orleans, città della Louisiana, dove quel sogno si spense.

Iscritta al corso di letteratura, presso il King’s College di Londra, dopo varie esperienze televisive ed una breve incursione al cinema, con il film del 1983 “Champagne in Paradiso”, cominciò a nutrire il bisogno di partire per un lungo viaggio, in totale solitudine, con solo uno zainetto e un diario.

Il 1°Gennaio 1994 fu l’ultima volta in cui Ylenia ebbe contatti con la famiglia, dopodichè non si ebbero più sue notizie.

La poli

Omicidio Ylenia Carrisi
Dopo 20 anni, una svolta nel caso Carrisi

zia locale cominciò ad avviare le indagini solo il 6 Gennaio, e la prima ipotesi fu quella dell’omicidio. Il primo ad essere sospettato fu un musicista locale, Alexander Masakela, con cui la donna aveva intrattenuto una breve relazione; più volte denunciato per stupro, nulla provò un suo coinvolgimento nella vicenda.

Seguirono poi la pista del suicidio, e dell’allontanamento volontario, entrambe scartate dagli inquirenti.

Nel 1995, Keith Hunter Jesperson, autista canadese, fu arrestato, con l’accusa di pluriomicidio: in totale, uccise 8 persone, tra cui la sua fidanzata dell’epoca, Julie Ann Winningham. Come ammesso dallo stesso Jesperson, due anni prima, in una stazione di servizio a confine tra California e Florida, aveva conosciuto una ragazza, una certa Suzanne, le aveva concesso un passaggio,per poi assassinarla.  Emerse dalle indagini la somiglianza tra il volto del cadavere ritrovato e quello di Ylenia Carrisi. Inoltre, Suzanne era il nome con cui era solita farsi chiamare durante la traversata.

Negli anni, dichiarazioni, presunti killer, oscure vicende hanno avvolto tale mistero, fino a quando, nel 2013, Albano Carrisi ha presentato un’istanza di dichiarazione di morte presunta al tribunale di Brindisi, avvalorata il 1 dicembre 2014. Una ventina di giorni fa, in seguito alla perizia effettuata dallo sceriffo della contea di Palm Beach e alle pressioni dell’Iterpool, il Nucleo investigativo di Brindisi ha prelevato campioni di Dna di Albano, Cristel, Romina e Yari, i tre fratelli di Ylenia, inviati negli Stati Uniti, e confrontati con il Dna di un cadavere ritrovato a Holt, in Florida.

Una possibilità, ulteriore, per porre fine al dolore, e alla vana speranza.

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