Morto Vittorio Taviani, esempio di un cinema sociale di profonda matrice letteraria

Vittorio Taviiani

Aveva 84 Vittorio Taviani, morto questa mattina dopo una lunga malattia. Lui ed il fratello Paolo hanno dato vita ad un cinema dalla profonda matrice letteraria, da “Kaos” (da Pirandello) all’ultimo “Una questione privata” (da Fenoglio)

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Le agenzie di stampa hanno appreso la notizia dalla figlia Giovanna: il regista Vittorio Taviani è morto questa mattina, all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia. I

l suo corpo sarà cremato in forma strettamente privata e dunque non sono previsti né funerali, né l’apertura della camera ardente.

Da “San Miniato ’44” ai primi riconoscimenti internazionali

Vittorio Taviani era nato il 20 Settembre 1929 a San Miniato (Pisa).

Figlio di un avvocato fervente antifascista, Vittorio aveva abbandonato gli studi di Legge nel 1954, quando insieme al fratello Paolo ed al partigiano Vittorio Orsini aveva cominciato a firmare con la macchina da presa, i primi documentari di un’Italia che cambiava velocemente nel turbinio degli Anni ’60. In questo solco si inserisce il documentario a tinte neorealistiche e rosselliniane, “San Miniato ’44”, scritto insieme a Cesare Zavattini.

L’esordio al cinema dei fratelli Taviani risale al 1962 con “Un uomo da bruciare”: nel film, Premio della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia, Gian Maria Volontè è Salvatore Carnevale, un bracciante siciliano molto attivo nel sindacato, ucciso nel 1955.

Il primo grande riconoscimento al cinema di Vittorio Taviani arriva, però, nel 1977, con la Palma D’Oro alla biografia di Gavino Ledda “Padre Padrone”. Nel 1982 i fratelli Taviani fanno loro il Gran Premio della Giuria nel Festival d’oltralpe, con l’incisivo “La notte di San Lorenzo”, reso ancora più crudo e poetico dalle musiche di Nicola Piovani.

Cinema e Letteratura

Più volte il cinema dei Taviani si è ibridato con la letteratura, a partire dal 1984 quando, in Kaos, Vittorio e Paolo adattano per il grande schermo quattro novelle di Luigi Pirandello.

E’ del ’96, invece, “Le affinità elettive” (da Goethe) e del 2007 “La masseria delle allodole” dalla scrittrice armena Antonia Arslan.

Nel 2014 i fratelli Taviani riadattano il Decamerone in Meraviglioso Boccaccio e, nel 2017 portano sullo schermo l’immaginario di Beppe Fenoglio nel film “Una Questione Privata”. A più riprese, i due registi hanno definito quest’ultima fatica come la “chiusura di un cerchio”: certamente nessuno, dopo di loro, sarà più in grado di raccontare l’antifascismo in maniera così potente e pregnante.

A proposito del cinema dei Taviani che incontra altri medium, vale la pena segnalare “Cesare deve Morire” (Orso d’Oro a Berlino nel 2012), un docu-dramma che segue l’allestimento del Giulio Cesare di Shakespeare ad opera dei detenuti del carcere di Rebibbia, coordinati dal regista Fabio Cavalli.

 

 

 

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