giorgio napolitano

Questa mattina Giorgio Napolitano ha rassegnato le dimissioni da Presidente della Repubblica italiana

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Giorgio Napolitano, storico esponente del Partito Comunista Italiano e due volte nominato Presidente della Repubblica (unico caso in Italia), questa mattina ha dato le dimissioni dal suo incarico.

Dopo nove anni da Presidente della Repubblica ritorna a casa Napolitano salutando tutti e lasciando per 15 giorni il Paese in mano al Presidente del Senato Piero Grasso. 15 giorni perché in data 29 gennaio il Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha convocato il Parlamento in seduta comune per eleggere il successore di Napolitano. Era il 2006, più precisamente il 15 maggio, quando per 533 voti su 990 votanti Napolitano venne proclamato Presidente grazie all’astensionismo dei berlusconiani.

Il popolo italiano aveva anche deciso chi era il nuovo Presidente del Consiglio, Romano Prodi che venne chiamato il 16 maggio da Napolitano per firmare il mandato. Un mandato traballante che durerà poco; infatti, il governo cade nel 2008 e il 13 e 14 aprile trionfa il Pdl con a capo Silvio Berlusconi che s’insedierà il 7 maggio.

Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano

L’undicesimo Presidente della Repubblica italiana dopo aver firmato leggi e decreti s’imbatte in un’altra caduta: cade il IV Governo Berlusconi, al suo posto viene nominato il 16 novembre 2011 da Napolitano stesso Mario Monti. Visto come il salvatore dello “Spread” e della crisi economica, Monti riceve la fiducia dai maggiori partiti presenti in aula senza elezioni.

Arriva il mese di aprile del 2013, Napolitano è a fine mandato e ha assicurato la sua uscita di scena, non ha intenzione di restare al Colle. Succede qualcosa. Quel qualcosa sono i 6 scrutini avvenuti per eleggere il nuovo presidente. I primi giorni sono di assestamento con il Movimento 5 Stelle che, dopo aver fatto decidere ai cittadini su Internet (le cosiddette Quirinarie), schiera Stefano Rodotà con l’appoggio di Sel. Il Pd e il Pdl con Fratelli d’Italia e Lega Nord optano però per Franco Marini. Sembra tutto fatto per Marini, anche se la sinistra vuole Rodotà, ma non si raggiunge l’accordo.

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Il 20 aprile Mario Monti, Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi e altri delegati delle regioni sono convocati dal Presidente della Repubblica per trovare una soluzione all’incresciosa mossa politica che non ha consegnato ancora il capo di Stato. Qui si propone la rielezione di Napolitano che diventa, con 738 voti, il primo presidente a svolgere 2 mandati. Come primo atto ordina al segretario del PD di formare un governo che includesse anche il M5s, ma i grillini non cedono all’accordo di Bersani e viaggiano in tutt’altra direzione. Allora il neo Capo dello Stato nomina, senza elezioni, nell’aprile del 2013 Enrico Letta. Letta, ex democristiano, che piace anche a Berlusconi, riesce così a formare un altro governo “misto”. Il governo Letta dura poco, anche perché i delusi sono soprattutto quelli di aria PD con ascendenza renziana.

Il 13 aprile viene condannato anche Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale e il tutto condiziona Letta che rassegna le dimissioni a febbraio 2014. Sale in cattedra l’aspirante e poi vincente segretario del PD Matteo Renzi che ha dà ridire sulla vecchia politica, ma nello stesso mese firma sempre da Napolitano la nomina a Presidente del Consiglio, sempre senza elezioni. Infatti, Matteo Renzi questa mattina ha ringraziato, con un Hashtag su Twitter: #GraziePresidente.

Giorgio Napolitano lascia quindi il posto di presidente con qualche anno d’anticipo e con un mistero ancora da risolvere essendo un “testimone chiave” di quella famosa Trattativa Stato-Mafia.

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