Netflix sbaraglia la concorrenza nella “guerra” fra le pay tv

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Netflix sbaraglia la concorrenza di Mediaset e Sky. L’affaire Vivendi e la riorganizzazione di Murdoch, però, non sono gli unici motivi dell’ascesa del colosso streaming

Negli ultimi anni il mondo della televisione e dello streaming è totalmente cambiato, facendo emergere tanto nuove piattaforme quanto nuove offerte legate al mondo del web.

La recente “guerra” fra le diverse tv a pagamento ha premiato il gruppo che più di altri è riuscito a soddisfare le richieste, economiche e “stilistiche”, dei clienti: Netflix.

La piattaforma web, erede di blockbuster, è riusciate a conciliare la qualità del prodotto offerto, attraverso diversi contributi originali, con il costo irrisorio, 13 euro circa l’abbonamento più costoso.

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L’ascesa di Netlfix è douta, però, a due differenti aspetti che coinvolgono le dirette concorrenti, Mediaset e Sky, che, tra “crisi” aziendali e riorganizzazione interna, hanno permesso al nuovo colosso americano di moltiplicare i propri numeri, raggiungendo 19 milioni di clienti nel 2016, 93,8 milioni di iscritti a fine dicembre per un totale di 8,3 miliardi di ricavi e 188 milioni di utili.

Il primo, e non del tutto principale, aspetto riguarda sia l’annosa questione Mediaset-Vivendi che il nuovo piano di riorganizzazione attuato da Murdoch.

I due scossoni societari, uniti ai soliti problemi di “tenuta” delle  organizzazioni, hanno permesso tanto l’emergere della nuovo soggetto, data l’incertezza sul futuro delle pay per view, quanto l’emergere di una “clientela” differente che, a gran voce, richiedeva contenuti di altro genere.

Questo ultimo punto è strettamente legato alla vera problematica che coinvolge Netflix e le televisioni a pagamento.

Partendo, infatti, dai bassi costi per il servizio, con una differenza notevole fra i tre competitors, Netflix ha deciso di puntare non tanto sullo scontato calcio, dove Sky e Mediaset hanno costruito le loro fortune, quanto su innovazione, dovuta al mezzo più utilizzato negli ultimi 5 anni (lo streaming internet), e l’ alta qualità di contenuti, con film ereditati, appunto, da blockbuster e produzione proprie.

A ciò si aggiunge anche l’altra arma vincente, rappresentata dalle serie tv: a differenza di altri, Netflix è artefice di “sceneggiati” appassionanti e ben diretti che, al contrario delle classiche soap proposte di solito, attirano un pubblico sempre più vasto da creare una vera e propria “adorazione” di quanto prodotto.

Breaking Bad, Better Call Saul, The OA, Strangers Things, sono solo alcuni dei titoli che, sbaragliando la concorrenza, hanno permesso di far emergere la piattaforma streaming e,contemporaneamente, creare una nuova meta per i maggiori attori del mondo (Bryan Cranston su tutti ma anche il nostro Pierfrancesco Favino, Kevin Spacey e Winona Ryder).

In tutto ciò, a rimanere totalmente fuori dagli schemi è la “solita” Rai che, aggrappandosi ai noti, passati, schemi, spera di avere sempre un “posticino” in cui proporre l’ordinaria Tv di sempre unita ad una qualità, di anno in anno, di gran lunga più bassa.