Olocausto, il progetto choc di Shahak Shapira diventa virale



Shahak Shapira

“Basta selfie sui luoghi della Shoah”. Queste immagini, secondo l’artista israeliano Shahak Shapira, dimostrano quanto facilmente si possano dimenticare le tragedie del passato

E’ chiaro che la nostra passerà alla storia come l’era della comunicazione virale, dello sharing incontrollabile  e del presenzialismo social. Innumerevoli fotografie per costruire identità fittizie a misura di comunità virtuali, valanghe di scatti diffusi fra milioni di dispositivi digitali: ecco la nuova frontiera della modernità. 

Ma quali potrebbero essere le conseguenze se questo rito della modernità, dei selfie catturati ovunque e subito diffusi, invadesse il perimetro della memoria tragica? Shahak Shapira, scrittore satirico israeliano, berlinese d’adozione, turbato dai comportamenti irrispettosi dei turisti in visita al Memoriale dell’Olocausto di Berlino, risponde a questo quesito con un progetto fotografico dal forte impatto emotivo e diffusosi in maniera virale sulla rete che, è risaputo, non concede il diritto all’oblio e il privilegio della sparizione.

Yolocaust, dedotto dalla crasi tra uno degli hashtag più utilizzati dai giovani, “YOLO” (acronimo “You Only Live Once”, “si vive una volta sola”) e la parola Olocausto, è il sito dove Shapira ha pubblicato una serie di scatti prelevati dai principali social, quali Instagram, Facebook, Tinder e Grindr. Dal suo lancio, a cui l’artista lavorava da un anno, il sito è stato visitato da centinaia di migliaia di utenti.

Un giocoliere, una coppia di fidanzati che sorride, una ragazza che fa yoga, due amici che saltano fra i cubi, con tanto di didascalie, hashtag, commenti, d’un tratto sono catapultati indietro nel tempo, sui luoghi dove l’atrocità dell’uomo ha scritto la storia. Sui cumuli di corpi scheletrici, cadaveri, volti di prigionieri, ossa e fosse comuni, appena settant’anni dopo, scivola la superficialità delle generazioni future.

«Queste immagini dimostrano quanto facilmente si possano dimenticare le tragedie del passato», ha spiegato Shapira. Il progetto educativo-morale,  esorta alla riflessione e al rispetto di certi luoghi sacri, al rispetto della custodia, della permanenza dell’exemplum. L’autore ha specificato che le foto sono state utilizzate senza il consenso degli utenti. Pertanto chiunque si sentisse offeso o pentito, potrà richiederne la rimozione.

 

 

Leggi anche



Articolo precedenteChristo non lavorerà per Trump
Prossimo articoloItalicum: analisi e possibili scenari dopo la sentenza della Consulta
Avatar
Classe 1993, Laureata con lode in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Salerno, discutendo una tesi dal titolo "Aspetti dello sperimentalismo ovidiano: ars amatoria e remedia amoris". Attualmente impegnata nel corso di laurea magistrale in Filologia moderna. «M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole», afferma Paul Valery e allo stesso modo, appassionata di lettura e di scrittura, credo fermamente nell'importanza e nella capacità persuasiva delle parole. Scrivere, per me, significa condividere: partecipare insieme, offrire del proprio ad altri, un'esperienza che affratella e, se vissuta da più punti di vista, più ricca, fertile di discernimento, di emozione comunicante, tutto ciò che la collaborazione con il team di Zerottonove, sono sicura, mi donerà. Propositiva, caparbia, sono attratta dalla possibilità di arricchire sempre più il mio bagaglio culturale, abbracciando qualsiasi esperienza che, nei limiti del possibile, si presenti, mai rinunciando a priori, perché ogni esperienza potrebbe essere un'occasione di svolta.