“OpenSpace” di Nadia Toffa, esperimento riuscito… a metà

nadia toffa

Dopo le quattro puntate previste, è in forte dubbio il proseguimento della trasmissione. Gli ascolti bassi non convincono, Nadia Toffa delude le aspettative

Si è concluso domenica 1° novembre il ciclo di quattro puntate del primo social talk della televisione italiana, “OpenSpace”, a cura della redazione de “Le Iene”, in onda su Italia 1 alle 21.25 dall’11 ottobre. Dopo le polemiche della seconda puntata sulla questione dei vaccini (la conduttrice Nadia Toffa è stata subissata di critiche per non aver lasciato parlare abbastanza, durante il dibattito, il prof. Montanari), i capricci di una modella e le incursioni di Matteo Salvini e Rocco Siffredi nella terza, nell’ultima puntata (durata tantissimo, ben 3 ore e 20 minuti), che si è conclusa all’una e trenta di notte, si sono succeduti diversi ospiti affrontando molti temi d’attualità, come quello delle spose bambine, narrando la vicenda della ragazza veneta ma siriana di origini, Amani El Nasif, costretta con l’inganno a volare in Siria per convolare a nozze con un suo cugino di primo grado e autrice del libro-testimonianza “Siria mon amour”; un altro libro autobiografico, “Amori della zia”, ha aperto la chiacchierata con Mara Venier, dove la “Signora della domenica” ha ripercorso in tono confidenziale la sua carriera.

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Nadia Toffa negli studi di “OpenSpace”

Cambiando rotta, si è discusso di mafia e professionisti dell’antimafia con Santi Palazzolo, il coraggioso pasticcere siciliano che rischia di perdere il suo locale dopo aver denunciato la richiesta di una tangente di 100mila euro ricevuta da Roberto Helg (l’ex presidente della Camera di Commercio di Palermo); nella discussione è intervenuto un altro “eroe” locale, Pino Maniaci (editore dell’emittente televisiva Telejato), noto per le sue campagne contro Cosa nostra e vittima di minacce e attentati mafiosi. A ciò si aggiunge la storia incredibile di Enzo Palmesano, giornalista d’inchiesta del Corriere di Caserta, licenziato per ordine di Vincenzo Lubrano, un boss della camorra; quest’episodio sarebbe passato inosservato se non l’avesse denunciato Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra” che da anni cerca di fare luce sulle attività illegali della criminalità organizzata, che ha risposto a qualche domanda in un collegamento video.

Marco Pannella e Platinette, invece, hanno parlato di longevità, mentre l’argomento dedicato alle diete alternative, alle nuove tendenze a tavola, all’alimentazione e alla salute ha visto protagonisti Joe Bastianich, il fruttariano scalzo Luis Alberto Naupay, il respirariano Nicolas Pilartz, due ragazze appartenenti al gruppo dei freeganiani (si impegnano a raccattare gli scarti dei supermercati risparmiando sulla spesa), il biologo nutrizionista Armando D’Orta e il rugbista vegano Mirco Bergamasco, il quale ha preparato un dolce con le mele al giudice di MasterChef, cercando di edulcorare i suoi giudizi spaventevoli.

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Nadia Toffa e Joe Bastianich

Ma sostanzialmente manca al programma la vera ciliegina sulla torta: la diretta. Tirando le somme, quattro puntate sono effettivamente poche per dare un giudizio netto e definitivo, ma sono già evidenti alcune lacune che non hanno permesso di superare pienamente la prova; in parte ne è responsabile la presentatrice, la “iena” Nadia Toffa, che ha accantonato momentaneamente il suo giornalismo spigoloso e anziché inchiodare l’interlocutore con domande scomode (proprio come prometteva questo spazio aperto), ha accolto gli ospiti con sguardi decisamente accomodanti. La sua conduzione variabile ricorda vagamente quella della d’Urso, mentre la sua irruenza ha permesso di interrompere spesso gli ospiti con l’ossessione di passare alle domande successive proprio nel momento in cui questi chiarivano una questione, ricordando in questo aspetto il lato peggiore di Maurizio Costanzo. Un esperimento riuscito a metà dunque, ascrivibile anche alla quasi totale assenza di imparzialità da parte della giornalista bresciana, che in più di un’occasione si è mostrata palesemente di parte condividendo l’opinione di qualcuno a sfavore di qualcun altro.

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Nadia Toffa e Mara Venier

La durata eccessivamente lunga, gli inviati un po’ impacciati, un montaggio a dir poco amatoriale, le interviste più importanti relegate in orari assurdi che fanno da contraltare al troppo tempo dedicato agli argomenti meno interessanti, sono altre pecche che hanno contribuito al calo vistoso degli ascolti, molto bassi rispetto alla prima puntata, dove la stessa Toffa si era mostrata all’altezza del compito assegnatole. Gli ascolti, mai superiori al 6% di share, hanno deluso Mediaset, che si aspettava un maggior successo. La formula ha funzionato bene con le giovani tra i 14 e i 34 anni, che hanno raggiunto oltre il 10% di share, mentre il pubblico più anziano, maschi e femmine sopra i 55 anni, è rimasto al di sotto del 2%.

Dunque, nel programma c’è qualcosa da limare, ma oliando tutti questi meccanismi, con un  giusto ingranaggio, l’idea, già di per sé buona, può risultare ancor più valida con i miglioramenti e gli accorgimenti del caso. La puntata si è chiusa con l’invito in trasmissione al ministro Alfano, che si aggiunge a quello rivolto a Sgarbi, ma voci di corridoio confermano che non ci sarà una nuova edizione; noi ci auguriamo il contrario per dare un’altra possibilità ad un programma giovane, fresco, senza precedenti e improntato sull’attualità, che nonostante gli ascolti poco soddisfacenti e qualche carenza, raggiunge comunque la sufficienza.

Per rivedere la quarta e ultima puntata di “OpenSpace” clicca qui.