Parole divertenti inventate degli italo-americani

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Dieci parole che i migranti italiani hanno inventato negli anni 50 e che sono ancora in uso. Secondo voi, cosa significa “giobba”, “orioppo”, o “sciuscià”?

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Quasi tutti abbiamo, o meglio, quasi tutti vorremmo: un parente in America, il lontano “zio” che può ospitarci ogni volta che ci viene voglia di una grande mela, di un grande hamburger o semplicemente di un grande continente. Lo zio che migrò insieme ad altri italiani negli anni 50 e 60, insieme a quelli che partivano con quattro cose in una borsa logora, si imbarcavano su una nave strapiena senza essere nemmeno sicuri riguardo la propria meta e soprattutto senza conoscere “l’americano“, le sue abitudini, il suo linguaggio, le parole giuste per trovare un lavoro o un po’ di cibo. Ma gli italiani sono famosi per il loro spirito di adattamento e soprattutto sono conosciuti in tutto il mondo per la loro creatività. Tante erano le nuove parole americane e molte sono entrate nella vita quotidiana di tutti,  filtrate dall’ottica italiana e mescolate con i dialetti regionali
Ecco alcuni esempi tratti da un articolo di Babbel Magazine a cura di  Giulia Depentor  molto simpatico di vocaboli italo-americani che sono entrati nell’uso comune e che vengono ancora utilizzati dai figli e dai nipoti di quei vecchi viaggiatori. Le illustrazioni sono invece a cura di Ray Pham.

 

  • Sciuscià

    Tutti conosciamo il film di Vittorio De Sica e tutti abbiamo bene in mente l’immagine del ragazzino dagli occhi tristi che lustra le scarpe per le strade di Roma. Ma siamo sicuri di conoscere bene l’origine di questo termine? “Sciuscià” altro non è che l’italianizzazione di“shoe shine”, il nome inglese del lustrascarpe

parole italo-americane

  • Orrioppo

    Questo strano vocabolo, che all’apparenza sembra il nome di un formaggio stagionato, è in realtà una storpiatura dell’esortazione “Hurry Up!””Sbrigati!” Immaginate la nonna alla finestra intenta a richiamare il nipote per l’ora di pranzo.

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  • Vascinga mascina/vachiuma climaLe “fortunate” casalinghe americane avevano in casa la lavatrice e l’aspirapolvere, la vacuum cleaner: aspirapolvere, e la washing machine: lavatrice. La casalinga italo-americana puliva casa con la “vachiuma clina” e si occupava del bucato grazie alla “vascinga mascina”.

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  • Bisinisse/giobba/bosso

    “Che cosa faccio a New York? Ho iniziato con una giobba e un bosso ma adesso ho il miobisinisse”.
    Vediamo se indovinate di che cosa sta parlando il nostro amico.
    No, niente a che vedere con la botanica: l’italo-americano in questione sta raccontando ai suoi parenti rimasti nel Belpaese che mentre al suo arrivo aveva un lavoro (giobbajob) con un capo (bossoboss), ora ha fatto strada ed è riuscito ad aprirsi la propria attività, il bisinisseappunto (da business).

CM_ItalianoAmericano_Bisinisse

  • Goomba

    Provate a dirla tante volte: goomba, gumba, gumbà… CUMPÀ! Ecco il primo esempio di “inglesizzazione” di una parola dialettale italiana. I Goomba sono dei personaggi immaginari comparsi nei videogiochi di Mario, per gli italiani era l’amico di bevute.

CM_ItalianoAmericano_Goomba

  • Broccolini

    Anche se gli italiani sono famosi nel mondo per la loro cucina, in questo caso il cibo non c’entra.
    Il bersaglio di questa storpiatura “culinaria” non è altro che uno dei più famosi quartieri di New York City… Brooklyn! Ci fa molto ridere l’idea della casalinga italiana che sente parlare di questa zona al di là del ponte e, arbitrariamente, decide di chiamarla come uno degli ortaggi che usa tutti i giorni per far da mangiare.

parole ItalianoAmericano_Broccolini

  • Toni

    Se, da un lato, ci sono parole che derivano dalla storpiatura dell’inglese (e viceversa), ce ne sono altre la cui origine è davvero curiosa e travagliata. Questa, in particolare, rappresenta un’eccezione rispetto a tutte le altre perché non è nata a Little Italy, bensì tra i vicoli di Firenze.
    Si dice infatti che i soldati americani di stanza nel capoluogo fiorentino durante la seconda guerra mondiale, avessero l’abitudine di cucire all’interno delle proprie tute da ginnastica (all’epoca un’assoluta novità per gli italiani) un’etichetta con la dicitura “To N.Y.” (“a New York”), per essere sicuri che arrivassero a destinazione.
    Adesso capite perché, in Toscana, le tute da ginnastica vengono chiamate “toni”?CM_ItalianoAmericano_Toni

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Palma Bottahttp://zon.it
Classe 1989, laureata in lettere moderne con una tesi sulla nuova comunicazione con l'#. Appassionata e curiosa. Convinta sostenitrice dei new media e delle donne, soprattutto della forza che quest'ultime regalano, in altre parole: femminista simpatica. Curatrice e amministratore del blog Tè in Metropolitana. Con molto entusiasmo entra a far parte della famiglia Zon dal settembre 2014.

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Updated on 5 August 2021 - 03:12 03:12