Pd tra la corsa alla segreteria e l’amara realtà



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Pd, l’Assemblea Nazionale chiarisce ancor di più la situazione del partito. Forte distacco dalla realtà e lotta tra correnti rappresentano le caratteristiche maggiori dell’organizzazione

Che il Pd fosse in affanno lo si era capito da diverso tempo.

Che non fosse per nulla consapevole di andare a sbattere contro un muro, lo si è scoperto solamente in questi giorni.

Con la chiusura dell’Assemblea Nazionale e l’ufficializzazione delle candidatura per la segreteria (ben 7), si è concretamente materializzato il piano di autoimplosione del maggiore partito di centro-sinistra.

Il dato, sin troppo noto prima della amara debacle del 4 marzo, è stato reso ancora più visibile durante la discussione in Assemblea Nazionale dove – fra uno scontro di visioni ed uno di correnti – è andato in scena l’atto finale del Pd.

Questa constatazione – forte ma intuibile dai fatti intercorsi – è dovuta tanto al divario insostenibile tra dirigenza nazionale e periferia quanto all’eterna lotta interna ai dem.

Il primo punto è stato fin troppo sottolineato nella giornata di ieri dal candidato alla segreteria Dario Corallo – fortemente critico nei confronti dell’attuale partito –  e da Katia Tarasconi, consigliera regionale dell’Emilia Romagna, nei loro interventi durante il consesso allargato democratico.

Entrambe le voci hanno messo in risalto sia l’eccessiva lontananza interna ed esterna – cioè tra il partito e la società civile, tanto richiamata dopo le Elezioni Politiche, e dentro il partito stesso – che quell’ormai classico modus operandi che ha portato il Pd a divenire un partito di notabili.

L’ultima parte si ricollega proprio con il secondo punto al vaglio della considerazione, che investe totalmente l’essere partito dei democratici.

La tanto sbandierata democrazia interna (da cui il nomer dell’organizzazione) si è tramutata per l’ennesima volta in una lotta fra aree che rischia di far collassare i democratici da qui a qualche mese.

Infatti, data la gestione correntizia del partito, si potrebbero creare sempre le condizioni per una scissione e, allo stesso tempo, i presupposti per un ulteriore allontanamento della base da quella che ormai da anni è una lotta intestina alla dirigenza nazionale.

In tutto ciò, infine, ruota l’incognita Renzi.

L’atteggiamento assunto dall’ex segretario – che non ha partecipato all’Assemblea – ne preannuncia una futura mossa in tempi brevissimi, magari a ridosso delle Europee.

Difatti, sembra quasi che il prossimo passo dell’ex leader Pd sia quello di presentare un suo nuovo movimento alleato con Macron alla prossima tornata elettorale.

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