Pd, un approccio sbagliato verso l’ennesimo rinnovamento



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Pd, il nuovo corso dopo la debacle alle amministrative. Zingaretti e Calenda i primi a proporsi come Segretario

Dopo l’ulteriore debacle delle ultime amministrative – in cui sono state perse buona parte delle roccaforti (soprattutto toscane) – il Pd si trova di fronte ad un nuovo bivio.

L’incertezza totale sulla gestione del partito e le tante conferme elettorale di questa, hanno portato infatti ad aprire verso una fase congressuale.

In vista dell’Assemblea del 7 luglio, ad aprire il valzer delle candidature interne sono il Presidente della Regione Lazio Nicola Zinagaretti e l’ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

La linea illustrata dai due, però, rivela al suo interno delle criticità che potrebbero mettere ulteriormente in discussione un’organizzazione come il Pd.

Per quanto riguarda Zingaretti, è evidente che l’operazione messa in atto dai diversi big di partito – Gentiloni, Franceschini e Orlando su tutti – mostra come ci sia un piano di cambiamento ma che lo stesso investa esclusivamente la gestione del potere interno.

Praticamente, pur provvedendo alla sostituzione dell’attuale classe dirigente – compiendo così il tanto acclamato rinnovamento – , non si cambierebbe la sostanza in cui troverebbero ancora spazio coloro che hanno dettato, in un modo o nell’altro, l’agenda politica dell’ultimo decennio.

Guardando, invece, all’idea di Calenda – quella del Fronte Repubblicano che riunisca vari gruppi in maniera trasversale – si può dire che l’idea non solo rischierebbe di veder diminuire l’appeal del gruppo ma anche di creare ulteriori distorsioni – e negli anni ce ne sono state diverse – dell’idea stessa di partito e di centro-sinistra.

A differenza del programma (o presunto tale) proposto da Zingaretti, quello dell’ex Ministro mira esclusivamente all’ennesima cosa nel campo democratico senza una specifica prospettiva (escludendo le idee che ricordano Scelta Civica, come evidenziato anche dall’ex Ministro Orlando).

In tutta questa situazione, infine, è da valutare anche l’atteggiamento dell’area facente riferimento all’ex Segretario Renzi.

Con un fuggi fuggi  generale, rilevato nel tempo e mai del tutto visibile al primo impatto, si è rimodulata la forza del neo Senatore all’interno del partito ma – come mostrato nell’ultimo periodo – un suo appoggio all’uno o all’altro potrebbe far saltare, ancora una volta, il banco all’interno del Pd.

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