Piazza Fontana, 46 anni fa la strage



46 anni fa, la strage di Piazza Fontana

Piazza Fontana – Dopo 46 anni, ancora nessuna verità e nessun colpevole, per quella che è stata definita la “madre delle stragi”

12 dicembre 1969. Alle ore 16.37, alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, a Milano, ubicata in Piazza Fontana, scoppiò un ordigno, di 7 chili di tritolo. In successione, a Roma, alle 16.55, esplose una bomba presso via Veneto, una terza all’entrata del Museo Centrale del Risorgimento e una quarta in prossimità dell’Altare della Patria. In 53 minuti, la Capitale Politica e la Capitale Finanziaria d’Italia, furono duramente ferite, per un totale di 17 morti e 101 feriti.

46 anni fa, la strage di Piazza FontanaUn fatto storico, politico, sociale italiano che segnò la fine e l’inizio. La fine della  stagione “calda”, quella della contestazione operaia e studentesca, quella dei movimenti extraparlamentari organizzati, quella della lotta di classe e del sindacalismo conflittuale, di un’ apice intellettuale raramente vissuto, quella della massima estensione del welfare state, e della migliore negoziazione tra Capitalismo e forze Sociali. La “madre di tutte le stragi” segnò l’inizio della stagione del terrore, quella che gli storici definiscono “di piombo”, quella dello stragismo e delle morti, quella che i due storici francesi, Marc Lazar e Marie-Anne Matard Bonucci hanno definito “una guerra civile a bassa intensità”.

Tre i filoni d’indagini. 

La pista anarchica fu assegnata alla procura di Roma, la quale ricercò possibili colpevoli presso il circolo romano “22 marzo”, affiliato al collettivo “Bakunin”, il più attivo della città, e i fermati furono due: Pietro Valpreda, il fondatore, e Mario Merlino, un infiltrato, uomo legato ad Avanguardia Nazionale e al Movimento Sociale Italiano.  Assolti per insufficienza di prove.

La pista nera fu affidata alla procura di Milano, che focalizzò l’attenzione sul gruppo di estrema destra padovano Ordine Nuovo, coordinato da Franco Giorgio Freda, e collegato alla cellula romana di Avanguardia Nazionale, di nera connotazione. Furono incriminati Freda, Giovanni Ventura, e Guido Giannettini, condannati all’ergastolo, ed infine assolti. Fu un indagine dura e intricata, segnata dalla distruzione di prove, documenti, la morte di 12 testi, e l’intervento diretto di rappresentanti dell’esecutivo-Rumor, Andreotti, e Restivo-nell’ambito delle indagini.

La pista della “strage di Stato”, cui l’istruttoria fu trasferita a Catanzaro, per incompetenze territoriali di Milano, e per motivi di ordine pubblico, coinvolse uomini dei Servizi Segreti, e i giudici ipotizzarono, nel giudizio di primo grado, l’esistenza di un’organizzazione ramificata, che connetteva il gruppo Ordine Nuovo ed esponenti del SID e dei Servizi Segreti, in vista di finalità sovversive e reazionarie. 

L’ultima istruttoria fu seguita, a partire dal 1987, dal giudice Guido Salvini, il quale, confermò il collegamento sistematico tra gruppi evesivi di estrema destra, Servizi Segreti deviati nazionali ed intenazionali, ed una rete transfrontaliera organizzata. La Cassazione nel 2005 si pronuncia per l’assoluzione di tutti gli imputati, ad eccezione di Carlo Digilio, esperto di armi, e affiliato ad Ordine Nuovo.

Ad oggi, non abbiamo certezze, nonostante sia possibile dedurre, a posteriori, un’ipotesi.

Nel 1969, l’Italia era un paese in fermento, politico, economico, e sociale. La Sinistra Parlamentare usciva dal territorio dell’opposizione, e cominciava a pareggiare le percentuali elettorali. La Sinistra Extraparlamentare, con tutta la sua stratificazione intellettuale, egemonizzava la stagione della contestazione al capitalismo, al liberismo, alla società dei consumi, all’industrializzazione forzata. La comunità internazionale occidentale spiegava le migliori forze politiche, economiche, militari e tecnologiche nella lotta all’anticomunismo sovietico. Il nemico, dalla metà degli anni 60, cominciava ad organizzarsi al di qua della Cortina di Ferro?

Ovviamente, una personale ed opinabile ipotesi.

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