Quando un horror diventa cult



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La notte dei morti viventi, Romero rivoluziona l’horror con un film che ha fatto scuola

La notte dei morti viventi è un film del 1969, un cult del genere horror girato, si dice, nei fine settimana di riposo della troupe. Il regista, George A. Romero era alle prime armi e ciò si vede dalla regia ancora incerta, e il cast era composto per lo più da attori dilettanti e/o sconosciuti.

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Il film, sebbene appartenga a un genere ben definito quale l’horror, ha quasi i tratti della fantascienza. L’evento scatenante della storia, infatti, consiste in una pioggia radioattiva provocata dalla distruzione di una navicella spaziale di ritorno da Venere. La pioggia riporta in vita i morti dalle tombe i quali rivivono nel cervello più che altro, mentre il corpo resta quello in decomposizione. Sono alla ricerca di carne umana e mangiano i vivi trasformandoli a loro volta in zombie. La storia, infatti, si apre con Barbara e suo fratello Johnny che stanno pregando davanti a una tomba, quando vengono, appunto, aggrediti da un morto vivente. La ragazza riesce a scappare e rifugiarsi in una casa in cui vi trova un commesso viaggiatore di colore, una coppia di fidanzati e una famiglia, marito e moglie con figlia, rifugiati in cantina. Il gruppo tenta per tutta la notte di difendersi dagli attacchi degli zombie fino a quando non resta vivo solo il ragazzo di colore, il vero leader del gruppo. Quest’ultimo capisce ben presto come difendersi, gli zombie, infatti, muoiono con una pallottola puntata alla fronte o con il fuoco che li spaventa.

Quando sembra tutto finito, però, lo sceriffo che dovrebbe salvare il ragazzo, lo scambia per un morto vivente e gli spara alla fronte.

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Anche per le caratteristiche fotografiche il film ha un’atmosfera angosciosa dovuta al bianco e nero molto netto, crudo e freddo che accentua l’aspetto pauroso della storia.

Vi si notano diversi particolari e situazioni che col passare del tempo sono diventati dei veri cliché del genere horror: il cimitero, la cantina, un gruppo di persone chiuse in uno spazio ristretto.

Negli anni seguenti queste situazioni sarebbero state riprese più volte anche sotto forma di parodia.

Il film risulta interessante anche da un punto di vista sociologico, in effetti notiamo come la casa nella quale si svolge l’avventura diventi luogo di divisione fra i membri del gruppo, quando per definizione la casa dovrebbe essere un luogo di unione e fratellanza.

Nel corso del film vediamo, infatti, che ciascuno dei personaggi agisce per egoismo e cercando di salvarsi a discapito degli altri. Proprio la famiglia, che in questo caso dovrebbe pensare a restare unita si autodistrugge dall’interno. La bambina, morsa da uno zombie, mangia voracemente la madre. Questa immagine può essere prese a modello per la metafora dello sgretolamento del nucleo familiare. Non dimentichiamo che il film uscì alla fine degli anni Sessanta, nel pieno delle contestazioni giovanili.

Alcuni critici hanno visto poi la trama come una sorta di metafora del razzismo in America o della guerra in Vietnam con gli zombie che rappresentano il nemico.

In seguito sono stati realizzati diversi film sequel, Zombi (1978), Il giorno degli zombi (1985), La terra dei morti viventi (2005), Diary of Dead – Le cronache dei morti viventi (2007), Survival of Dead – L’isola dei sopravvissuti (2009).

La stessa serie The walking dead è ispirata a questo film che rivoluzionò il modo di fare l’horror. Fino a quel momento, per esempio, gli zombie avevano a che fare di solito con riti voodoo e stregoni, come accade nel film L’isola degli zombies.

Una cosa è certa dopo questo film il genere horror ha subito un drastico cambiamento e si è visto aprire la strada verso una serie di modelli validi ancora oggi e che molti amanti dell’horror apprezzano.

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