Quando un padre, la recensione del film con Gerard Butler



Quando un padre
Quando un padre

Mark Williams esordisce alla regia con Quando un padre, pellicola dai toni melodrammatici, con un Gerard Butler in stato di grazia

Nelle sale italiane è uscito, giovedì 8 giugno, Quando un padre, pellicola firmata da Mark Williams, che fa il suo personalissimo esordio sul grande schermo con un lavoro solo apparentemente ordinario e convenzionale per il pubblico a stelle e strisce e non solo.

La pellicola, che vede come protagonista uno stellare Gerard Butler, segue le vicende di Dane Jensen, cacciatore di teste e selezionatore di personale, il quale lavora tutti i giorni fino a tardi per assicurare alla moglie e ai tre figli il tenore di vita che desiderano.

In realtà, moglie e figli desidererebbero soprattutto averlo di più accanto a loro. Ma la situazione si fa drammatica quando Ryan, il maggiore, si ammala di leucemia: a questo punto Dane dovrà scegliere a chi e a cosa dare la priorità.

Quando un padre

L’analisi del film

L’opera prima di Williams parte in sordina, poi, pian piano recupera e, pur non potendo contare su dialoghi particolarmente originali, riesce ad arrivare al cuore di ciò che intende rappresentare.

Gerard Butler, come detto, è perfetto nei panni di un narcisista senza sconti, uno che quando la moglie gli dice che lo ama risponde a gran voce: “Come si fa a non amarmi?”

Dane Jansen vuole vincere, sempre e comunque, a qualunque costo, contro tutto e tutti.

Egli è il simbolo di una società americana ancorata esclusivamente all’importanza della realizzazione e del successo personale, che si dimentica dei valori, quelli veri, sulla base dei quali sarebbe opportuno costruire un’esistenza degna di essere definita tale.

Il film è tutto su di lui, eppure, il ruolo del figlio Ryan appare assolutamente decisivo.

Il giovane è uno strumento, una sorta di vittima sacrificale. 

Il destino che lo attende serve a mettere Dane con le spalle al muro, rendersi conto di quanto tempo abbia perso lontano da casa, lontano dai suoi affetti, lontano dal vero ed unico mondo in favore del quale avrebbe ragionevolmente dovuto sacrificare la sua vita.

 

 

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