Regeni, un nuovo inizio per una svolta decisiva

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Caso Regeni: i genitori dopo il colloquio con il Presidente Mattarella, rilasciano un’intervista al quotidiano La Repubblica“Un nuovo inizio”

“Siamo convinti che, in queste nuove condizioni, possano essere fatti dei decisivi passi in avanti per raggiungere la verità. Sapere che il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il suo sostituto, Sergio Colaiocco, potranno andare al Cairo per incidere direttamente nella conduzione dell’inchiesta, è fondamentale. Perché abbiamo un’immensa fiducia nella procura della capitale”.

Parole pregne di fiducia nei confronti di un apparato istituzionale che ha da poco mosso i primi passi. Parole di pregne di speranza di un uomo e di una donna il cui giovane figlio, di appena 28 anni, è stato barbaremente torturato per quasi 5 giorni e ucciso. Parole pregne di coraggio, di chi non si  è arreso neanche dinanzi ad un’omertà assordante.

Paola e Claudio Regeni, al quotidiano La Repubblica, hanno raccontato del loro incontro “non formale”con Mattarella, il quale è riuscito a rassicurare la famiglia e mostrare la vicinanza non solo della classe politica, dell’intera Italia.

“Ci ha fatto sentire che la ricerca della verità sulla morte di Giulio non è la vicenda privata di una famiglia. Ma l’obiettivo di una comunità che si chiama Italia. Perché la posta in gioco non è il nostro dolore ma la dignità di questo paese”

Una prima approssimazione tra due soggetti privati alla costante ricerca della verità e soggetti pubblici, formalmente garanti di un’equa giustizia. Un evento non casuale, vista anche la negoziazione tra l’Italia e l’Egitto, dopo un mese di totale chiusura e nessun elemento fornito alle autorità italiane e la risoluzione, firmata all’unanimità dai parlamentari europei, al fine di condannare con forza le torture e l’assassinio e a chiedere al Cairo “tutti i documenti e le informazioni necessarie”.

Nella giornata di ieri è trapelata la notizia circa l’invito da parte del procuratore generale della Repubblica D’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, dei due magistrati romani Giuseppe Pignatone e Sergio Colaiocco di recarsi Al Cairo e avviare indagini congiunte. Il prossimo lunedì è prevista la strasferta.

Molti gli elementi da chiarire: il motivo dell’arresto, lo stato detentivo e la tortura inflitta al giovane, la causa della morte, il ruolo della polizia egiziana, sott’accusa da tutta la comunità internazionale, che già prima del 3 febbraio, giorno del ritrovamento del corpo di Regeni, sorvegliava il dottorando e l’attività di ricerca svolta.

Un percorso da ricostruire a discapito delle versioni discordanti fornite dagli egiziani, un’istruttoria che dovrà chiarire un caso che nasconde punti oscuri, in un Egitto post primavera araba, dove la repressione di ogni forma di libertà civile sembra essere diventata una costante.