Movimento 5 Stelle
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Rottura tra i moderati del Movimento 5 Stelle e i governisti di Rousseau. Distanze e scissioni, rivendicazioni e rotture: la crisi continua

La costituzione del nuovo governo Draghi e l’entrata in maggioranza del Movimento 5 Stelle non sembrano aver calmato le acque, già alquanto agitate, interne al gruppo pentastellato. Identità politica poco chiara e rimescolamento delle gerarchie. Questi sono i motivi della faida tra l’ala più moderata del Movimento e l’ala più radicale di Davide Casaleggio e la squadra Rousseau continua. Il cambiamento rappresentato dal nuovo esecutivo sembra riflettersi e acuire le distanze tra il già logoro rapporto Rousseau-5 Stelle.

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Rousseau rivendica

Due, i principali punti di disaccordo: da un lato i fondi e dall’altro i dati. L’associazione Rousseau gestisce, infatti, una grande fetta di donazioni, ma anche un numero infinito di dati e contatti degli iscritti, ad esclusivo uso e utilizzo di Davide Casaleggio. Per quanto riguarda i fondi, Casaleggio è stato chiaro, chiedendo che, entro il 22 Aprile, vengano versati all’associazione 450 mila €. Si tratterebbe di quote non ancora versate dai parlamentari, corrispondenti a 300 euro mensili per ciascun deputato.

La risposta di Crimi

La richiesta è stata però, da subito, ridimensionata dal portavoce del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi. In occasione di un’intervento all’assemblea dei deputati, ha definito “infondate” le pretese di Davide Casaleggio, smentendo la possibilità dei versamenti a partire dal mese di aprile.

Secondo i nostri legali non ci sono inadempienze da parte del Movimento. Le pretese economiche di Rousseau sono infondate sia nella quantificazione sia nella identificazione del M5S come soggetto obbligato.” afferma Crimi.

Il portavoce pentastellato ha però sottolineato la necessità di “chiudere i conti” una volta per tutte. Dunque: “tutti dovranno completare le rendicontazioni nelle modalità già utilizzate e senza alcuna deroga“, almeno fino al 31 Marzo, onde evitare che “da un punto di vista di immagine, nessuno potrà contestare che qualcuno sia stato inadempiente rispetto agli impegni presi.”

D’altro canto però, l’alternativa potrebbe prevedere uno slittamento di denaro da un conto all’altro, soluzione non proprio condivisa da tutti. Il nuovo sistema contempla, infatti, la cessione da parte di ciascun deputato di 2.500 euro. Di questi, 1.000 € sono da versare su un nuovo conto corrente del Movimento 5 Stelle.

Problema di dati

La seconda scottante questione riguarderebbe, invece, la banca dati dei propri iscritti, attualmente ad uso esclusivo dell’associazione di Davide Casaleggio. Nonostante la dirigenza del Movimento affermi che l’elenco, di circa 198 mila nomi, sia secondo statuto di proprietà del Movimento stesso, quest’ultimo ne sarebbe finora rimasto escluso. Casaleggio proprio non ne vuole sapere di condividere la lista misteriosa, con nomi, contatti, numeri di telefono e indirizzi email, tesoro esclusivo della piattaforma.

E se di condivisione non se ne parla, avanza l’ipotesi di una scissione definitiva, con Davide Casaleggio portavoce di un nuovo movimento autonomo. Nel frattempo, i 5 Stelle già pensano a una nuova e più radiosa fase, con Giuseppe Conte alla guida. Peccato che l’ex premier non sia però, iscritto al Movimento 5 Stelle, dettaglio non da poco per il ruolo già da tempo cucitogli addosso. Il problema diventa doppio se si considera lo Statuto, che prevede non un capo, ma un direttorio, come tanto desiderato dai suoi membri fino a qualche mese fa. Dunque, ufficialmente Conte potrebbe diventare il nuovo capo politico del Movimento solo se e quando lo Statuto dovesse essere sottoposto a modifica.

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