Sanremo 2021, Achille Lauro

Sanremo 2021 e l’arte di Achille Lauro sul palco dell’Ariston: non esibizionismo ma messaggi all’umanità ferita

Sanremo 2021 si è appena concluso e si ho un debole per Achille Lauro e la sua arte, che dopo lo scorso anno ha conquistato non solo me, ma innumerevoli spettatori. Per tre anni di fila, infatti, ci ha regalato esibizioni che se, una parte del pubblico dell’Ariston probabilmente non era pronta a vedere, una bella fetta di spettatori ha invece davvero apprezzato. E non sono stati gli unici. Lo stesso Amadeus, direttore artistico del Festival di Sanremo per il 2020 e il 2021, lo ha voluto entrambe le volte: la prima come big in gara, la seconda come ospite fisso.

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In occasione, quindi, della 71° edizione della nota kermesse musicale Lauro ha deciso, serata dopo serata, di fare un viaggio per generi musicali perché, come lui stesso ha affermato, la musica fin dall’alba dei tempi accompagna il cambiamento ed era doveroso raccontare proprio il cambiamento in un anno particolare come questo. Senza contare che il nostro panorama musicale, da circa 15 anni, sta subendo una vera e propria trasformazione, culminata con la vittoria di una band rock: i Maneskin. Vittoria inaspettata quanto importante, perché così come Lauro, anche i Maneskin negli anni si sono schierati a favore del cambiamento, della libertà di espressione e della fine delle etichette.

Arte o Esibizione?

Se c’è chi grida all’esibizionismo forse non ha ancora capito che quello che abbiamo visto grazie a lui è una forma d’arte con tanto di messaggio. Lo ha fatto con le sue canzoni? E allora? Inoltre, non vedo che male c’è nell’ispirarsi e nell’omaggiare i grandi della musica così come fa lui: perché diciamocelo, lo stesso Achille, non ha mai detto di essere un genio della musica o che sia tutto frutto della sua mente. Semplicemente, grazie ad alcuni modelli d’ispirazione e a tanto lavoro da parte sua e del suo team, ha portato all’Ariston una forma d’arte che può piacere o no, ma chiamarlo esibizionista (o anche peggio) penso sia davvero fuori luogo. E’ pur sempre libertà di espressione la sua e come tale va rispettata: sia se lo fa sui social si a se lo fa su un palco così visibile.

L’anno precedente aveva portato a Sanremo l’interpretazione del San Francesco di Giotto, di Ziggy Stardust, della Divina Marchesa Luisa Casati Stampa e di Elisabetta I Tudor, lasciando il pubblico senza parole soprattutto alla prima apparizione, quando nessuno si aspettava una cosa del genere. Ma ora, ripercorriamo sera dopo sera il progetto artistico con cui Achille Lauro è salito quest’anno sul palco e che cosa ha voluto raccontare, nonché il messaggio che è emerso dopo ogni performance. Durante le cinque serate ha infatti portato in scena una vera e propria spoliazione: dalla sfarzosità del primo quadro all’essenzialità dell’ultimo.

Prima Sera: Solo Noi

Per il primo quadro, poche ore prima della performance a Sanremo 2021, è apparsa una poesia: introduzione di quello che avremmo visto di li a poco.

“Distante
Scostante
Aliena
Trafitta
Io so come ti senti
Sono qui
Ferito dai tuoi errori
Trafitto dai tuoi preconcetti
Aiutami
Perché ne ho bisogno
Come si ha bisogno Dell’amore di una madre
Il puro bisogno di essere amati
Non dimenticare chi eri
Corpi nudi che si stringono
Desideri
Quando all’assenza di un padre
Alla passione di Cristo
Alla febbre dell’oro
Quando davanti all’insensibile, arido, asciutto e impassibile me

Tu sopravvivevi
Perché ti bastava un abbraccio
Promettimi che non ti dimenticherai
Perché tu sei questo
Ed io sarò lì
Per guardarti abbracciare di nuovo
Per guardarti amare ancora”

Appena i riflettori si sono accesi su di lui abbiamo visto l’incarnazione del Glam Rock: piume rosa, glitter argentati, capelli turchini e lacrime di sangue a rigargli il volto da metà esibizione. Sulle note del suo ultimo singolo “Solo Noi” Achille ha portato a Sanremo 2021 la storia di questo genere musicale, ricordando il protagonista del film “Velvet Goldmine del 1998, la cui storia si ispira velatamente alla vita di David Bowie. Segue l’esibizione una bellissima poesia e il suo messaggio è chiaro: è l’essenza del glam rock, un personaggio patinato e teatrale che in fondo è un artista che si spoglia delle etichette, che è sessualmente tutto e genericamente niente, ma che sotto quei lustrini ha il coraggio di essere se stesso.

Sono il Glam rock.
Sono un volto coperto dal trucco.
La lacrima che lo rovina.
Il velo di mistero sulla vita.
Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico.
Sessualmente tutto.
Genericamente niente.
Esagerazione, teatralità, disinibizione.
Lusso e decadenza.
Peccato e peccatore,
Grazia e benedizione.
Un brano che diventa nudità.
Sono gli artisti che si spogliano,
E lasciano che chiunque
Possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche.
Esistere è essere.
Essere è diritto di ognuno.
Dio benedica chi è
”.

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Seconda Sera: Bam bam Twist con Claudio Santamaria e Francesca Barra

Secondo quadro: abbandonati piume e lustrini, Achille Lauro sale sul palco di Sanremo 2021 con un tailleur grigio e una treccia lunga e rossa. Rappresenta il Rock’n Roll sulle note della sua “Bam bam Twist”, accompagnato da Claudio Santamaria e Francesca Barra, che ci regalano, essendo marito e moglie, il primo bacio del Festival. Il vestito e la treccia chilometrica sono un chiaro riferimento e omaggio a Mina e alla cover dell’album Rane Supreme.

Portandolo sul palco ha voluto rappresentare, aiutato sempre dalle parole delle poesie, la trasgressione di quegli anni, nonché la sessualità ma in maniera non volgare, abbattendo in qualche modo il muro del perbenismo familiare. Mina è, infatti, una vera anima rock: simbolo di una generazione nuova, alla ricerca di nuovi valori e simboli, che ha saputo sulla fine degli anni ’60 diventare promotrice e provocatrice in una società fin troppo borghese e annichilita dal dopo guerra.

Sono il Rock ‘N Roll.
Trasgressione che entra nelle case di mezza America.
Esplicito invito a lasciarsi andare.
Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza.
Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito.
È tempo di gioco.
Demonio, divinità,
Jukebox tappezzati di chiodi.
Unione rituale con gli altri
In un solo corpo danzante.
Carne che chiede carne.
Uragano nei desideri sessuali,
Scossa nel perbenismo familiare,
Promessa di piacere.
Il sacro vincolo del godimento.
Godere è un obbligo.
Dio benedica chi gode
“.

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Terza Sera: Penelope con Emma Marrone e Monica Guerritore

Altro giro, altra corsa: per la terza serata di Sanremo 2021 uno dei quadri più suggestivi e artistici, dedicato al mondo dello spettacolo grazie alla partecipazione dell’attrice Monica Guerritore. In scena questa volta volta il Pop, ma l’omaggio è ad uno dei personaggi più raccontanti dell’epica: la moglie fedele di Ulisse, Penelope. Il quadro si apre con un palco nero e un bellissimo monologo della Guerritore (“Non ho più voce con cui parlare, non riesco a farmi capire nel vostro mondo fatto di corpi, di lingue, di dita. Non c’è nessuno che mi ascolta dall’altra parte del fiume, e se qualcuno dovesse raccogliere il mio bisbiglio, lo confonderà con le ebrezze che soffiano tra i giunchi secchi, con il volo dei pipistrelli al crepuscolo, con un brutto sogno“).

La nota attrice incarna Penelope che a sua volta diventa il simbolo degli incompresi: coloro che vengono scambiati per qualcosa che no sono perché chiusi nella prigione dei pregiudizi. Lo stesso pop, il più compreso di tutti in realtà non lo è. Subito dopo il monologo entra in scena con estrema delicatezza Achille Lauro. Questa volta con un corpo statuario argenteo, con tunica metallica e capelli raccolti: è una statua greca che piano piano prende vita e inizia a cantare sulle note della sua “Penelope” al fianco di Emma Marrone.

Il Dio Benedica gli incompresi è un messaggio di speranza, affinché tutti siano forti e con una volontà d’animo superiore a chi li ingabbia. E non come Penelope che invece è diventata un modello a cui ispirarsi, dopo aver accettato il suo ruolo di donna fedele. Ma in realtà nessuno di noi sa davvero com’era la famosa moglie di Ulisse perché c’è stata tramandata in un modo che si è pietrificato nel tempo, proprio come una statua.

Sono il Pop.
Presente, passato.
Tutti, Nessuno.
Universale, censurato.
Condannato ad una lettura disattenta,
Superficiale.
Imprigionato in una storia scritta da qualcun altro.
Una persona costruita sopra la tua persona.
Divento banale, mi riducono ad un’idea.
Antonomasia di quelli come me.
Rinchiudere una persona in un disegno.
Ma io ero molto di più.
Il pregiudizio è una prigione.
Il giudizio è la condanna.
Dio benedica gli incompresi.

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Quarta Sera: Medley Me ne frego/Rolls Royce con Boss Doms e Fiorello

Libertà e sregolatezza sul palco dell’Ariston per la quarta serata di Sanremo 2021. Achille Lauro rappresenta il Punk Rock ed entra dalla nota scalinata con un abito bianco e la bandiera dell’Italia in spalla simboleggiando “La libertà che giuda il popolo” di Eugene Delacroix. Il popolo da guidare con questo quadro siamo noi Italiani. Verso dove? Verso un mondo libero da ogni etichetta, in cui ognuno può essere ciò che vuole, senza il peso del “si è sempre fato così” (come cita nella poesia di accompagnamento). Un invito quindi a fregarsene delle regole di incasellamento della società e ad essere più fluidi e meno omologati.

Per raccontare questa storia ha avuto due accompagnatori: il suo storico bassista Boss Doms e Fiorello. Con il primo ha aperto le danze: lo ha raggiunto a metà scala con tanto di velo bianco e marcia nunziale e dopo un bacio, si sono lasciati andare al ritmo di “Me ne frego”, con cui erano saliti su quel palco lo scorno anno. Poco dopo accanto a loro anche Rosario Fiorello, con un lungo abito nero e corona di spine: insieme hanno cantato “Rolls Royce”, altro simbolo di questa sua lotta contro il conformismo.

“Sono il Punk Rock.
Icona della scorrettezza.
Purezza dell’anticonformismo.
Politicamente inadeguato.
Cultura giovanile.
San Francesco che si spoglia dai beni,
Elisabetta Tudor che muore per il popolo.
Giovanna D’Arco che va al rogo.
Prometeo che ruba il fuoco agli dèi.
Sono un bambino con la cresta,
Un uomo con le calze a rete,
Una donna che si lava dal perbenismo e si sporca di libertà.
Sono l’estetica del rifiuto,
Il rifiuto dell’appartenenza ad ogni ideologia.
Sono Morgana che tua madre disapprova.
Contro l’omologazione del ‘si è sempre fatto così’.
Sono Marilù.
Dio benedica chi se ne frega”.

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Quinta Sera: C’est la Vie

Ultima sera, ultimo pezzo della storia. Palco vuoto e “C’est la vie” in sottofondo: inizia a ballare il solista Giacomo Castellana, del teatro alla Scala di Roma. Poco dopo appare nella sua eleganza Lauro, con tailleur color ciclamino e una rosa che spunta da sotto la giacca. Questa volta nessun effetto speciale, nessun accompagnatore o band, solo lui e la sua voce. La sorpresa arriva solo sul finale, quando sulle ultime note della canzone, Achille ha cominciato a togliersi la giacca e a mostrare il suo corpo trafitto da un rosa, con tanto di sangue finto scorrergli addosso.

Di sottofondo, a toccare le nostre corde più profonde, una serie di insulti registrati e a lui rivolti in questi anni di carriera. Nella rappresentazione ha quindi voluto mostrare in un certo qual modo l’emblema del suo personaggio da sempre diviso tra odio e venerazione. La dedica però l’ha fatta a tutti gli esseri umani, perché siamo tutti uguali e sulla stessa barca: possiamo essere trafitti dal mille rose, ma alla fine dobbiamo trovare la forza di rialzarsi sempre, di farsi scivolare addosso gli insulti. Perché le parole possono ferire, l’importante è munirsi di un un buon impermeabile.

“È giunto il nostro momento.
La nostra stessa fine in questa strana fiaba.
La più grande storia raccontata mai.
Maschere dissimili recitano per il compimento della stessa grande opera.
Tragedia e commedia.
Essenza ed esistenza.
Intesa e incomprensione.
Elementi di un’orchestra troppo grande per essere compresa da comuni mortali.
È giunto il nostro momento.
Colpevoli, innocenti.
Attori, uditori.
Santi, peccatori.
Tutti insieme sulla stessa strada di stelle
Di fronte alle porte del Paradiso.
Tutti con la stessa carne debole.
La stessa rosa che ci trafigge il petto.
Insieme, inginocchiati davanti al sipario della vita.
E così sia.
Dio benedica Solo Noi: Esseri umani”
.

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