Il Secolo senza qualità



il secolo senza qualità

L’oriente e l’occidente hanno ucciso e rinchiuso i loro uomini migliori: Martin Luther King, John Lennon, Pier Paolo Pasolini, Ken Saro Wiwa, li hanno uccisi e rinchiusi perché non indicassero una via, e adesso ci stupiamo perché viviamo in un secolo senza qualità

Probabilmente il mondo non ci è mai sembrato un posto tanto inospitale e insicuro.

Un tempo esistevano le Guerre Mondiali, in cui, per motivi economici, mascherati da motivi ideologici, i ragazzi di tutto il mondo venivano costretti ad indossare una divisa e a raggiungere il fronte del conflitto; fuori da quel fronte la vita si svolgeva quasi immutata.

Nel secolo neonato, invece, non ci sono più Guerre Mondiali, ma un Mondo in Guerra.

Non ci sono più divise, gerarchie e fronti di conflitto, e ognuno sceglie da che parte stare.

I motivi economici sono rimasti, solo che adesso sono mascherati da questione religiosa.

L’occidente raccoglie, purtroppo, l’odio che ha seminato, e siccome ancora ne semina, ancora ne raccoglierà.

Facile propaganda trovano adesso i partiti nazionalistici, i Salvini, le Marie Le Pen, la loro brama di chiudere le frontiere, la persecuzione dell’Islam, in tutte le sue forme. Sarà più facile dargli ascolto, rincarare l’odio, ma saranno parole e misure inutili.

Il nemico, perché di nemico si tratta, non arriva da fuori, non parla una lingua incomprensibile, non indossa una divisa, né brandisce una bandiera, non lo vedremo arrivare, perché egli è già dentro, e non saremo capaci di riconoscerlo.

Il nemico è il nostro vicino, l’ex compagno di scuola, il ragazzo tanto a modo che tutte le mattine incontravamo in metropolitana.

Un giorno imbraccia un fucile semi automatico e finisce che non ci riconosce più, non ci guarda più come a un suo simile.

Non è impazzito, ma ci sembrerà davvero che lo sia perché avrà smesso di volere ciò che noi vogliamo: una macchina, un futuro, o molto più semplicemente vivere.

Ci guardiamo intorno e ci chiediamo che fare? Cosa dobbiamo fare?

L’oriente e l’occidente hanno ucciso e rinchiuso i loro uomini migliori:Martin Luther King, John Lennon, Pier Paolo Pasolini, Ken Saro Wiwa, li hanno uccisi e rinchiusi perché non indicassero una via, e adesso ci stupiamo perché viviamo in un secolo senza qualità.

L’attentato di Parigi è stato terribile, si contano oggi, più di un centinaio di morti.

E spaventoso ci appare maggiormente perché è avvenuto in Francia, un luogo vicino, mentre molto più lontane ci appaiono Beirut, Tikrit, Damasco, dove dal 30 settembre, incessantemente, sui mercati, le strade, e non solo sugli obiettivi così detti sensibili, piovono bombe incessantemente. 129.000 gli sfollati solo ad Aleppo.

Guardiamo le immagini dal medio oriente e pensiamo che ci dispiace, ma certo è la guerra, e certamente dal medio oriente guarderanno a Parigi e penseranno la stessa cosa.

Non mettiamoci ad urlare solo quando sentiamo il rumore dello schiaffo, cerchiamo sempre di capire le ragioni di chi ce lo ha dato e come evitare che quel gesto si ripeta.

Marguerite Duras scrisse: “Difficile non è raggiungere qualcosa, ma liberarsi dalla condizione in cui si è…” Forse è per questo che le guerre al mondo non finiranno mai, perché difficile non è raggiungere uno stato di pace, ma farlo durare, liberandosi del tutto della caduca condizione di essere umani.

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