Divulgare selfie porno di minori non è più reato



selfie porno

La Cassazione si esprime sulle foto hard di una ragazzina abruzzese. I giovani avevano diffuso i selfie porno di una giovane adolescente

Divulgare selfie porno di una minorenne non è più un reato. A sancirlo è stata la Terza sezione penale della Cassazione che ha confermato il verdetto del Tribunale per i Minorenni dell’Abruzzo con cui era stato dichiarato il non doversi procedere “perché il fatto non sussiste” nei confronti di dieci giovani accusati di aver ceduto ad altri fotografie pornografiche.

selfie pornoIl Tribunale abruzzese, infatti, aveva sottolineato che la fattispecie di reato loro contestata, e cioè l’articolo 600-ter, comma 4 del codice penale, «sanziona sì la cessione di materiale pedopornografico», ma «a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato».

Che è esattamente quanto non è accaduto nel caso esaminato, là dove, riporta la sentenza della Suprema Corte depositata ieri, «le immagini erano state riprese in autoscatto direttamente dalla minore, di propria iniziativa e senza l’intervento di alcuno, e dalla stessa volontariamente cedute ad altri (e, da questi, ad altri ancora), sì che la giovane non poteva ritenersi “utilizzata” da terzi soggetti».

In sostanza, secondo la sentenza 11919 sostiene come la ‘ratio’ che punisce chi diffonde immagini pedoporno è che tale soggetto sia “altro e diverso rispetto al minore da lui (prima sfruttato, oggi) utilizzato, indipendentemente dal fine, di lucro o meno, che lo anima e dall’eventuale consenso, del tutto irrilevante, che il minore stesso possa aver prestato all’altrui produzione del materiale o realizzazione degli spettacoli pornografici”. I principi di “alterità e diversità” quindi “non potranno ravvisarsi qualora il materiale medesimo sia realizzato dallo stesso minore, in modo autonomo, consapevole, non indotto o costretto”.

Leggi anche