Shrek 2: la bellezza è negli occhi di chi guarda



Appena 3 anni dopo l’immenso successo di Shrek, la DreamWorks Animation Studios inaugura quella che diverrà vera e propria abitudine della casa d’animazione: la voglia di fare sequel. Nel 2004 esce Shrek 2, secondo capitolo della saga dell’orcone verde

Quando una casa di produzione cinematografica è in difficoltà, spesso si ricorre alla riproposizione di personaggi ed elementi che hanno portato la stessa casa sulla strada del successo. È lecito chiedersi se si tratti di scelte forzate o pellicole ben riuscite. Nel caso di Shrek 2 di Andrew Adamson, il risultato si è rivelato più che positivo.

L’antifiaba e l’antieroe, tutto al di fuori degli stereotipi 

Se di Shrek avevamo apprezzato tanto l’atmosfera scherzosa e satirica, con Shrek 2 il tutto viene ripreso, esasperato ed affilato. La trama riprende le vicende dove le avevamo lasciate nel primo capitolo: Fiona e Shrek in viaggio di nozze. Al loro ritorno però dovranno fare i conti col passato di Fiona: il Regno di Molto Molto Lontano e soprattutto i genitori della principessa, desiderano rivedere i due sposini.

Non mancheranno nuovi personaggi, come i due villain della pellicola, ma quando parliamo di cattivi in Shrek trattiamo parallelamente personaggi ridicoli, che ripropongono stereotipi in chiave satirica: la Fata Madrina è un’eccentrica egoista, mentre suo figlio Azzurro è un cavaliere eccessivamente effeminato e narcisista.

Intrattenimento, Easter Egg con la pala ed inaspettato romanticismo

In Shrek 2 possiamo certamente dire che non manca nulla. Questo rende il film gradevole e fruibile da tutti, grandi e piccini. Se da un lato non mancheranno le gag musicali e di lotta, dall’altro potremo meravigliarci del sentimentalismo che ad un certo punto detta legge all’interno della pellicola, rendendo il film anche, ed inaspettatamente, piuttosto romantico. Il tutto è contornato da una moltitudine di riferimenti ad altri film, da leccarsi i baffi.

Già nei primi minuti del film assistiamo al momento in cui viene forgiato l’anello di Fiona: scena chiaramente ispirata alla celebre saga de Il Signore degli Anelli. Lo stesso si può dire del bacio a testa in giù tra Shrek e Fiona che riprende il primo capitolo di una saga Marvel, ovvero Spider-Man. Inoltre, nessun personaggio del primo capitolo viene abbandonato, rendendo fluido e sinergico l’intero meccanismo. In più, come se non bastasse, oltre a nuovi antagonisti verrà aggiunta un’ulteriore spalla comica: il gatto con gli stivali, personaggio che diverrà ben presto uno dei più amati nel mondo animato.

Alla fine, una morale quasi scontata ma narrata con originalità, colpi di scena e sottofondi ricchi d’adrenalina. Shrek e Fiona si accettano l’un l’altra per come realmente sono, a prescindere dall’aspetto fisico. Sembra quasi che il film ci dica che se amiamo una persona, dovremmo ricordarci che prima o poi quella persona invecchierà, dunque sarebbe saggio non fossilizzarsi sull’aspetto esteriore.

La sfida nella sfida, DreamWorks VS Disney

Se la DreamWorks SKG è nata come casa di produzione cinematografica d’animazione alternativa, il motivo è ben palese anche se andiamo ad analizzare la storyline delle pellicole. Nel 2005 il premio Oscar per il miglior film d’animazione non andrà a Shrek 2, bensì a Gli Incredibili (Pixar). Solo 3 anni dopo la vittoria di Shrek alla prima edizione degli Academy Award for Best Animated Feature a discapito di Monsters & Co. proprio ai danni della Disney Pixar. Questo rappresenta solo uno dei tanti duelli che la DreamWorks, per via della sua ostinata concorrenza, si è imposta da sola.

Concludendo, Shrek 2 è una pellicola di enorme qualità ed in perfetta linea con il primo capitolo della saga. Per certi versi riesce persino a superare la comicità del primo, arricchendo il piatto con riferimenti ad altri film.

Shrek 2 ripropone un concetto più volte affrontato dai film d’animazione: la bellezza è negli occhi di chi guarda. Bisogna osservare il mondo per come è realmente, ed accettare anche gli aspetti negativi di ciò per cui combattiamo.

 

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