Spike Lee, i 60 anni del più celebre regista afromericano

Spike Lee

Da “4 Little Girls” a “Fa’ la cosa giusta”, passando da “Malcom X” a “La 25° ora”. Spike Lee, il noto regista afroamericano, spegne le sessanta candeline

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“Se diventassi cieco e non potessi stare dietro la macchina da presa, continuerei comunque a scrivere, a raccontare le mie storie.”

Dietro la cinepresa

Se potessimo definire Spike Lee dovremmo utilizzare questa frase. Un creativo, un uomo alla continua ricerca della denuncia, filo conduttore di tantissime sue pellicole. Shelton Jackson Lee, detto “Spike”, nasce ad Atlanta nel 1957. Figlio di un musicista jazz e di un’insegnante, il giovane Shelton sognava di diventare un giocatore di baseball, ma l’insufficiente predisposizione fisica gli faranno cambiare idea. Il teatro, la letteratura inglese e, soprattutto l’autobiografia di Malcom X, saranno per lui muse ispiratrici.

Dopo la laurea in comunicazioni di massa con una specializzazione in radio, televisione e stampa, inizieranno i primi lavori dietro una cinepresa con Last Hustle in Brooklyn e She Wore Black Shoes, di cui Lee si pente di aver prodotto tanto da dichiarare di aver distrutto ogni pellicola in suo possesso.

Dopo aver collaborato con la Columbia Pictures per diventare regista, Lee dirige il corto (di circa 20 minuti) “The Answers” che aspramente critica “la nascita di una nazione”  per i suoi contenuti razzisti.  Da quel momento iniziò la sua carriera costellata da spunti critici sulla società del tempo: temi politici e sociali, quali il razzismo, le relazioni interrazziali, la violenza e le droghe. Esempio lampante è il suo primo successo di critica e di pubblico “Fa’ la cosa giusta” interamente ambientato nei quartieri popolari e che causò numerose polemiche perché veniva ritenuto un invito alla ribellione dei giovani afroamericani nei ghetti.

I grandi successi

Nel 1992 Lee riuscì a coronare uno dei sogni della sua vita: dirigere un film sulla vita di Malcom X, suo eroe personale. Pur di raccontare la storia di uno dei più grandi eroi della comunità afroamericana Spike Lee si convertì all’Islam e si avvalse dei finanziamenti di Michael Jordan e Michael Jackson a causa di gravi controversie economiche con la Warner. Il film fu aspramente criticato e non riscosse il successo sperato.

Nel 2002, diresse La 25ª ora, che narra delle ultime ore di libertà di uno spacciatore, interpretato da Edward Norton, Rosario Dawson e Philip Seymour Hoffman. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di David Benioff, che scrisse anche la sceneggiatura, tuttavia Lee aggiunse nel film dei chiari riferimenti alla strage dell’11 settembre 2001. La 25ª ora, infatti, fu il primo film a mostrare Ground Zero, la zona della strage. Il film fu presentato in concorso al Festival di Berlino. La critica si divise nuovamente sul film, ma la maggior parte lo considerò una delle migliori opere, se non la migliore, del regista.

Nel 2008 Spike Lee diresse “Miracolo a Sant’Anna“, che narra dell’apporto di alcuni soldati afroamericani durante la Seconda guerra mondiale. Tratto da un romanzo di James McBride, è stato girato quasi interamente in Italia, e si ispira ai fatti realmente accaduti a Sant’Anna di Stazzema nel 1944, quando le SS compirono una strage, uccidendo 560 persone, in maggior parte donne e bambini.

Il film è stato accusato dall’Anpi di revisionismo poiché, la strage fu un atto premeditato e non una rappresaglia, come asserisce il film. Spike Lee si è difeso dichiarando: «La nostra storia prende solo spunto dai fatti realmente accaduti. McBride, per scrivere la storia, si è avvalso di alcuni consulenti storici, ma ha scritto un romanzo che contiene anche molti elementi di fantasia».

Il 14 novembre 2015 riceve il premio Oscar alla carriera per il contributo che ha dato al mondo dello spettacolo durante la sua carriera.

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