Tradizioni Natalizie: tra storia e ricordi in cucina



tradizioni natalizie

Parleremo qui di qualcuna tra le maggiori tradizioni natalizie, ammiccando particolarmente a quelle del territorio campano

 La tradizione è la parte più ancestrale dell’essere umano, più profonda dello stesso inconscio: è l’inizio della storia personale di ognuno.

Le tradizioni non sarebbero niente se non fossero parte del nostro vissuto: siamo parte di un tutto che ha radici in una storia millenaria che ci ha preceduto e ogni tradizione è parte di ciò che siamo, più di quanto vorremo o potremo mai ammettere e comprendere.
Tutti, in un modo o nell’altro, vedendo nelle vetrine delle pasticcerie o sulle tavole festose o in tanti maliziosi programmi di cucina, ricordiamo qualche peculiarità dei nostri natali, le donne – e ora sempre più anche gli uomini – di casa a replicare la vita delle Tradizioni Natalizie che hanno ricevuto e tramandano come essenza del proprio trascorso e dunque bagaglio imprescindibile del nostro presente.

Il primo dolce di questa sintetica folata di ricordi è il Mostacciolo che per gli integralisti della tradizione deve essere duro. A questo riguardo mi piace citare un comico napoletano che, facendo cabaret, raccontava la tipica scena natalizia del fine pasto napoletano, il momento sontuoso dei dolci più tipici. Tra questi, primeggiano i granitici mostaccioli e il comico suscitava l’ilarità del pubblico evocando l’immagine della vecchia suocera sdentata che, asserragliando l’integrità del roccioso dolce col suo unico dente, li definiva molli. Sembra che la consistenza sia l’unica cosa in comune tra il mustazzolo Siciliano e il  mustacciuolo  Napoletano.

Può essere duro o morbido – ma anche qui per i tradizionalisti deve essere rigorosamente duro – anche il Torrone è un dolce dono che troviamo in diverse tradizioni natalizie, forse scaturito da un’influenza araba o forse eredità romana, come lascia supporre una ricetta di Apicio nel suo De re coquinaria (L’arte culinaria).

Tradizioni natalizie
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Il Torrone, che in Irpinia diventa Cupeto, è un impasto di miele, albumi e frutta secca – tendenzialmente mandorle o nocciole – “incartato” da due strati di ostie bianche.

Non solo bianco con albume, zucchero e miele: con la parola torrone si può intendere anche il croccante, dolcissime lastre di frutta secca caramellata.

Con tutte le varianti del caso, il Torrone troneggia non solo in Campania, ma persino nelle realtà insulari di Sicilia e Sardegna unisce, almeno a tavola, Lombardi e Calabresi.
A Cremona è tradizionale appuntamento una festa del torrone.

Gli struffoli sono tanto radicati nella cultura e tradizione campana che The Jackal ha dedicato loro un’immagine.

Se parliamo di Tradizioni Natalizie, poi, gli struffoli non possono mancare; e se a Napoli questi primeggiano tra gli altri dolci del Natale, non significa che qui abbiano avuto la loro origine: in Grecia abbiamo i loukoumades che parecchio somigliano ai loro cugini napoletani (si pensa che siano stati i greci importarli nella nostra terra) e in Spagna le piñonate ne ricordano forme e sapori; in Italia, gli struffoli diventano strufoli a Palermo, cicerchiata in Abruzzo, Marche e Molise. L’impasto dello struffolo è comune ai dolci dell’area mediterranea: tocchetti di pasta di uova e farina fritti in abbondante olio.

Tradizioni natalizie - scauratielli
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Oltre gli struffoli, tipici della cucina povera cilentana sono anche gli scauratielli – beato chi li conosce! – semplice pasta scottata da una veloce frittura che conferisce un’accennata croccantezza alla superficie, mantenendo l’interno morbido e “vuoto”. Ancora calde, queste zeppole umili sono tuffate in abbondante miele e vanno mangiate calde, perché senza i particolari accorgimenti delle nonne più avvedute, il miele tenderà ad ammorbidirle eccessivamente. Fichi secchi, da soli o con cioccolato o con noci, sono un altro must della tradizione cilentana. Altro tesoro che di questa tradizione possiamo ricordare sono i castagnacci (‘mbottitelle o Pastorelle), a Salerno detti Calzoncelli, paste fritte simili a ravioli, ripiene di crema alla castagna e solitamente cosparsi di miele.

E il panettone? Di origine milanese, forse era un prodotto già esistente nel ‘200, quale pane arricchito di miele e altre golosità che ancora lo caratterizzano. La leggenda più bella però, ne intreccia l’esistenza ad una storia d’amore: secondo questa storia, sul finire del ‘400, narra di un giovanotto figlio di un noto condottiero che si innamorò di una popolana. Si finse pasticciere, come il padre di lei, Toni, e in queste vesti creò un pane ricco di ogni ben di Dio – insomma: il panettone come lo conosciamo.
Il lieto fine è anche dolce: Pan del Ton ebbe presto il successo e la fama di cui oggi ancora gode, mentre il giovane riuscì a spuntarla sul padre, ottenendo il permesso di sposare la figlia di Toni.

L’origine del Pandoro è meno certa: forse la risposta veronese al concorrente milanese, forse un’idea  asburgica. Quel che è certo è il pandoro di Verona fu commerciato dal noto marchio Melegatti il 14 ottobre 1884Lnascita ufficiale e commerciale del pandoro di Verona ha però una data precisa: martedì14 ottobre 1884, quando Domenico Melegatti ne brevettò la ricetta quale dolce natalizio. Anzi, proprio il pandoro Melegatti è stato al centro dell’ironia e l’umorismo degli internauti, scatenati dalla scelta del produttore di commercializzare il noto Pandoro con uno sponsor d’eccezione: Valerio Scanu.

L’articolo non esaurisce, ovviamente, le tradizioni natalizie ma vuole solo strappare un sorriso, suscitando qualche flashback. Molte sono le ricchezze che nel tempo abbiamo perdute e sicuramente – ciò molto rattrista – perderemo tanto altro e se non ci sarà un parallelo arricchimento di nuovi contenuti, potremo dirci davvero impoveriti e forse lesi della nostra identità di persona perché persona non è chi si relaziona solo con quanti gli sono intorno, ma chi si relaziona anche col suo passato e con la storia del proprio contesto.

Lasciamo le conclusioni a The Jackal, che ci raccontano anche quest’anno il Natale secondo il loro punto di vista: ironico, leggero e soprattutto realista.

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