Tramonto in kayak: all’inseguimento del sole sopra Palinuro



kayak palinuro
Immagine da Pixabay

A bordo dei nostri kayaks sfiliamo velocemente sul mare del Cilento, dalla spiaggia del Mingardo fino al porto di Palinuro, per non perderci il bacio tra il sole e l’orizzonte. Siamo oggi Outdoorini romantici in un’escursione al crepuscolo della sera

In ogni nostra escursione la bellezza della natura si dà nelle sue infinite forme e accade attraverso il “momento” in cui queste forme si svelano: ora sotto la luce del giorno, ora sotto il chiarore della notte. Per entrambi è l’epifania dell’alba e del tramonto che scandisce i tempi delle nostre giornate, provocando in noi quella sensazione di benessere legata all’inizio dell’avventura o alla fine delle sue fatiche.
In un mondo che corre veloce, l’alzarsi del sole e il suo calare, oltre a dare una luce nuova a ciò che circonda, ci ricordano che esiste un tempo che va oltre i nostri tempi e che esige una pausa da parte nostra per essere ammirato, compreso, goduto.

E così che allora decidiamo di viverci l’alba sul Cervati o nel deserto, e il tramonto dal sentiero degli Dei o dal monte Vesole, in attesa dell’inizio e della fine della giornata. Oggi abbiamo scelto il mare per godere lo spettacolo che la natura ci concede in ogni crepuscolo, in attesa del bagno sotto la volta notturna.

Partiamo dalla spiaggia in cui il fiume Mingardo segna il confine tra Palinuro e Marina di Camerota, dove c’è un fondale sabbioso per affondare i piedi e la pineta alle spalle per la pennica dopo la pagaiata. Quasi quasi restiamo qui. Ma dobbiamo andare incontro al sole che cala e non avremo soste oggi, se non quella solenne davanti al tramonto.

Con l’aria più fresca e nell’acqua più calda del pomeriggio, pagaiamo sotto le rocce calcaree che scendono a strapiombo sul mare, dove le acque hanno scavato grotte e gole profonde. Il primo a salutarci è l’isolotto del coniglio, quello accovacciato che si riconosce da lontano, sulla cui “testa” vi è un fitto bosco.

Poi le cinque punte dove Capo Palinuro custodisce gelosamente diverse grotte marine. Noi ci fermiamo ovviamente in ogni anfratto, gestendo al meglio la nostra piccola imbarcazione: Cala Fetente selvaggia e maledetta con il suo odore pungente di zolfo, cala delle Alghe e cala delle Ossa, dove immaginiamo quei resti di ossa calcinate nella roccia essere dei pirati vittime degli antichi naufragi.

Un tuffo veloce e ci rimettiamo in cammino. Abbiamo un appuntamento con il tramonto sopra Palinuro: vogliamo godere l’infinita beatitudine dell’ultimo raggio di sole.  Ci fermiamo l’uno vicino all’altro con alle spalle le rocce rosso fuoco che fanno da specchio allo spettacolo davanti a noi. Non si parla più. Restiamo tutti rapiti nella contemplazione di un momento che si ripete ogni giorno, ma non è mai lo stesso.

Il ritmo che ci ha accompagnato fino a qui rallenta all’improvviso e lascia spazio a un’emozione di pienezza mista a nostalgia. La frenesia si placa e si fa spazio la quiete, dentro e fuori di noi. È l’ouverture che precede la fine del giorno. Accogliamo questo spettacolo con reverente solennità.

La contemplazione ci ha ridestato e rigenerati: siamo pronti al bagno di notte sotto il cielo stellato, un goccio di birra e le luci del porto.

Mi piacciono i tramonti pieni di luce, quelli che irrompono da qualche angolo nascosto del cielo e incrinano l’asse terrestre tanto sono spettacolari.
Quelli che ti ricordano perché sei vivo.
(Fabrizio Caramagna)

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