Inside the music: gli U2 e la loro “domenica di sangue” irlandese

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Inside the Music è l’unica rubrica che vi farà scoprire notizie e curiosità legate alla genesi, alla composizione, ed al successo di alcuni dei brani più famosi presenti nel panorama musicale mondiale. Oggi è il caso di “Sunday bloody Sunday” a firma degli U2

“Sunday bloody sunday……Sunday bloody sunday…”

Ed il settimo giorno si riposò. Così recita la Bibbia in riferimento alla domenica che da sempre rappresenta il tradizionale momento settimanale di non lavoro per diverse comunità religiose, e che quindi può essere trascorso leggendo un libro, guardando un film……oppure manifestando in piazza. 

Dal punto di vista storico se si considera quest’ultima opzione,  e se si sceglie come giorno proprio la domenica, ci si può ritrovare catapultati nella città irlandese di Derry (Londonderry per i nativi), dove il 30 gennaio 1972 un semplice corteo pacifista per i diritti civili  si  trasformò in un vero e proprio lago di sangue. A fare da sfondo all’intera vicenda c’erano l’Irlanda degli anni ’70 e la sua precaria situazione politica interna,  basata su un aspro conflitto  che vedeva contrapposti i cosiddetti unionists, protestanti della classe media e forti sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito,  ai nationalists che costituivano la maggioranza cattolica dell’isola ed erano i portavoce di un movimento di riunificazione ed indipendenza della stessa.

La centralità dei protestanti nelle attività economiche e decisionali dell’isola finì col mettere pian piano alle corde le ideologie dei cattolici contribuendo a creare un clima di forte tensione ed agitazione in cui, soprattutto  durante il decennio sopracitato,  scontri di piazza, azioni di guerriglia locale e tentativi di sabotaggio erano all’ordine del giorno. Oltre l’alimentazione continua della situazione di disagio,  l’effetto principale di questa serie di processi era soprattutto  la totale negazione dei diritti civili e procedurali, per un fenomeno più ampio che veniva comunemente inasprito anche da diverse manovre del governo volte a favorire l’incarcerazione di possibili sospetti in molti casi anche in assenza di processo. 

Da questo punto di vista il  risvolto della medaglia non poteva che essere rappresentato da decine di altre riunioni e manifestazioni, durante le quali associazioni organizzate o semplici cittadini scendevano in piazza per cercare di far sentire la propria voce e porre un freno allo “scempio quotidiano” che investiva l’Irlanda dell’epoca. E proprio una di queste aggregazioni fu la protagonista del fine settimana datato 30 gennaio 1972….. solo che in quel caso non tutto filò liscio. 

Il corteo pacifista organizzato dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association), infatti, fu accusato di non essere autorizzato e per questo motivo entrò in contatto con i militari del 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico che, per cause ancora ignote, aprirono il fuoco sui manifestanti commettendo una vera e propria strage in cui tredici persone, di cui sei minorenni, furono colpite a morte mentre una quattordicesima morì alcuni mesi più tardi a causa delle ferite riportate.

Eccola la “bloody sunday” del ’72. Quindici minuti di follia capaci di lasciare un segno indelebile nella storia irlandese recente, tanto da guadagnarsi l’attenzione immediata di Paul Mc Cartney e John Lennon che già alcuni mesi dopo i fatti, cercarono di raccontarne gli avvenimenti nei brani “Give Ireland Back to the Irish” e “Sunday Bloody Sunday”, anche se il quadro migliore doveva ancora essere dipinto.

La versione degli U2

“Si chiama Sunday Bloody Sunday, parla di noi, dell’Irlanda. Ma se non piacerà a voi, non la suoneremo mai più.”

Sono queste le parole scelte da un giovanissimo Bono Vox, e proferite durante un concerto a Belfast del 1982, per fare da incipit alla presentazione ufficiale della vera “Sunday bloody sunday”, quella composta da un gruppo di ragazzi irlandesi per raccontare la storia di altrettanti irlandesi. Inutile dire che all’esecuzione live seguì una vera e propria ovazione da parte del pubblico, tale da far guadagnare al pezzo il primo posto nella tracklist dell’album War(datato 1983), oltre ad una miriade di dischi di platino….ed il tutto senza parlare apertamente di protesta.

Scritta dallo stesso frontman degli U2, che all’epoca dei fatti narrati aveva appena 11 anni, infatti, dell’ambiente militare il brano presenta solo l’andamento ritmico regolato da una marcia ripetitiva, quasi incalzante e dettata dal suono di una batteria registrata nel sottoscala antistante lo studio di registrazione. Su di essa si muove un testo che, a dispetto di quanto si crede, pur lanciando forti segnali di rifiuto alla violenza non è classificabile nella categoria delle “rebel song” di tradizione irlandese, ma è piuttosto inquadrabile come la reazione incredula e scandalizzata di un giovane di fronte all’odio che divide chi dovrebbe essere naturalmente unito.

Questo aspetto è molto evidente in più punti delle liriche, che oscillano tra il flebile cantato delle strofe e l’esplosione dell’inciso del ritornello che a sua volta sfocia nell’interrogativo: “How long, how long must we sing this song?” quando il ritmo della batteria sopracitata si fa speranza per una marcia che sia di pace e non di guerra.

Di seguito è possibile vedere una delle più recenti versioni live del brano:

 

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