Strage di Parigi, Valeria Solesin è morta agonizzante tra le braccia del fidanzato

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Il racconto di Andrea Ravagnani, compagno di Valeria Solesin, consente di ricostruire le ultime ore di vita della ricercatrice veneziana, unica vittima italiana della strage di Parigi

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Una tempesta di proiettili, poi il silenzio, di nuovo pioggia di proiettili seguita dalle urla dei presenti in preda al panico. Questo lo scenario terrificante che ha interrotto il concerto degli Eagles of Death Metal al Bataclan, a Parigi lo scorso 13 novembre.

Valeria Solesin, vittima italiana della strage di Parigi, è stata colpita da un unico proiettile che le è costato la vita. La giovane ragazza, tuttavia, non è morta sul colpo. La testimonianza del fidanzato e degli amici, fornita ai carabinieri di Venezia, ha consentito di ricostruire le ultime ore di vita della ricercatrice veneziana.

«Per due ore mi sono finto morto e sono stato abbracciato a Valeria. I terroristi dell’Isis passavano tra i feriti del teatro Bataclan per dare il colpo di grazia alle vittime». Queste le parole di Andrea, rimasto accanto alla fidanzata nel tentativo disperato di salvare, oltre che se stesso, anche lei.

«È stato un tempo interminabile» ha dichiarato agli inquirenti.

Pare infatti che Valeria sia stata colpita durante la prima raffica di proiettili esplosa dai kalashnikov dei terroristi; l’assassino sparava dal palco del teatro, puntando la platea. Il proiettile ha centrato la parte sinistra del volto di Valeria, poi ha colpito la spalla perforando il polmone sinistro e attraversandole la schiena, come ricostruisce il quotidiano La Nuova.

Valeria non è morta sul colpo, ma è rimasta agonizzante per alcuni minuti, “un quarto d’ora forse”, ha aggiunto Andrea. Soltanto un paio d’ore più tardi è avvenuto il blitz delle teste di cuoio. Un racconto difficile, ma lucido quello fornito dal compagno di Valeria e dai suoi amici che appena rientrati in Italia avevano diffuso la notizia della sua morte.

L’esame autoptico, eseguito ieri pomeriggio nell’ospedale all’Angelo di Mestre,  ha stabilito che il decesso è avvenuto per dissanguamento.

Intanto a Venezia la salma della vittima è stata trasportata nella camera ardente che rimarrà aperta fino a domani sera. La città si stringe attorno al dolore della famiglia Solesin che ha dato prova di impareggiabile riservatezza e sobrietà.

Solo pochi giorni fa il fratello aveva dichiarato: “Non è rabbia. E non deve essere paura: Valeria non ci perdonerebbe mai se fossimo spaventati e dunque ora restassimo fermi. Nel suo nome, la nostra sfida deve essere quella di non smettere mai di provarci, per riuscire a cambiare le cose“. 

Un esempio inusuale di umanità e coraggio.

Riflettere, resistere, e non generalizzare. 

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Germana Giardullohttps://zon.it
Giornalista pubblicista, collaboro dal 2015 con le testate zon.it e zerottonove.it in qualità di responsabile di redazione. Ho conseguito la laurea magistrale in filosofia politica discutendo una tesi dal titolo "identità ebraica, male totalitario e giudizio nel pensiero politico di Hannah Arendt", con votazione 110 e lode. Sono attratta dal mondo della comunicazione, dai suoi diversi linguaggi e dalle nuove tecnologie d'informazione. Interessata alla politica, l'attualità e al cinema in generale. Nello specifico il cinema d'autore degli anni cinquanta, sessanta e settanta.

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Updated on 23 July 2021 - 19:49 19:49