Video shock a Le Iene: può la crisi economica violentare le donne?

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Nella puntata di mercoledì de Le Iene, ancora un video shock che racconta di molestie ai danni di ragazze in cerca di un posto di lavoro come bariste. Possono la crisi economica ed il capitalismo incidere ancora una volta la pelle delle donne?

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Le Iene, il noto programma di Italia Uno, nella puntata di mercoledì sera ha mandato in onda un servizio video shock in cui il gestore di un bar, in cerca espressamente di bariste, svolgeva dei colloqui di lavoro decisamente fuori dal normale.

Persino la complice assoldata dalla redazione de Le Iene è rimasta scossa ed allibita da ciò di cui l’uomo era stato capace: inizialmente tranquillo, ha cominciato a fare richieste di abilità che andavano molto oltre il preparare cappuccini e caffè. Non c’è voluto molto prima che, dalle richieste di carezze e baci, passasse a quelle decisamente più pesanti, come partecipare alla sua masturbazione.

Messo con le spalle al muro nel video shock dalla Iena Roberta Rei, però, il gestore ha reagito con l’innocenza di un bambino, sostenendo di non aver fatto nulla di male, che lui le ragazze non le toccava, e che anzi quella era per lui una prova di fiducia. Esattamente, di cosa la malcapitata avrebbe dovuto fidarsi? Del fatto che avrebbe ottenuto il lavoro se avesse ceduto alle sue molestie?

Considerazioni

In un paese in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto dei livelli inenarrabili, ed annovera anche un’elevata percentuale di donne, il Capitalismo non può che andare a braccetto con la violenza imperante di molti uomini che, approfittando della necessità, usano ed abusano delle donne con atti di subordinazione, ricatti e violenza.  ttenere il massimo vantaggio con il minimo sforzo e sessismo sembra impensabile, eppure si tratta di un regime che non esita ad annullare la sua forza lavoro, a sfruttare senza garanzie. Nel caso di specie l’intento di umiliare e sottomettere è purtroppo intimamente connesso al bisogno, e la controparte femminile appare da sempre, per retaggio culturale, più svantaggiata rispetto a quella maschile.

Il rapporto fra Capitalismo, che vuole ottenere il massimo vantaggio con il minimo sforzo e sessismo sembra impensabile, eppure si tratta di un regime che non esita ad annullare la sua forza lavoro, a sfruttare senza garanzie. Nel caso di specie l’intento di umiliare e sottomettere è purtroppo intimamente connesso al bisogno, e la controparte femminile appare da sempre, per retaggio culturale, più svantaggiata rispetto a quella maschile.

Se è l’uomo ad ottenere il lavoro è per i suoi meriti, se invece è una donna a cercarlo deve necessariamente passare nel letto di qualcuno, e se non lo fa e raggiunge posizioni di potere tutti sospettano il contrario. Il sesso diventa quindi un pedaggio da pagare per ottenere un lavoro che, invece di dare dignità, la sottrae.

Per quanto una donna possa lavorare alacremente varrà sempre la metà degli altri colleghi e, a parità di merito, ad un datore converrà sempre più disfarsene perché ci sono troppi oneri da sostenere per lei, troppi diritti che vanno ad inficiare sulla produttività e sui guadagni, vedasi maternità ed allattamento.

Fuga dei cervelli

La donna così viene violentata due volte: sia fisicamente, rendendosi testimone dell’atto in sé, che nell’intento di essere svilita delle sue doti intellettuali e delle sue capacità professionali. Non bisogna sorprendersi, quindi, se i giovani scelgono di sfuggire ad una realtà che non offre altro che questo e, soprattutto alle donne, la prospettiva di far carriera aprendo le gambe, invece che chiudendo contratti.

 

 

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