Voucher: il ritorno in grande stile del gioco delle tre carte

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Voucher e lavoro in Italia rappresentano, ormai, un connubio indissolubile. Il ritorno dei buoni lavoro dopo l’abrogazione di facciata

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Da sempre gli italiani sono stati identificati come popolo di santi, poeti e navigatori.

Da qualche tempo a questa parte, però, un’altra caratteristica è entrata di diritto nell’animo italico e, nel confronto con un’oscura realtà, è riuscita a prevalare su tutte le altre: la furbizia.

Questa nuova peculiarità, spesso e volentieri ammirata più del merito o della competenza, si è riproposta negli ultimi giorni attraverso la spinosa questione voucher.

I tanto discussi buoni del lavoro, abrogati in fretta e furia per evitare un’altra forte debacle referendaria dopo il 4 dicembre, sono tornati più in forma di prima e con la classica formula del gioco delle tre carte.

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In pratica, nonostante il vanto di tutti nell’aver abrogato uno dei maggiori mezzi di instabilità della vita degli italiani, i nuovi voucher saranno reintrodotti, dalla stessa maggioranza che li aveva approvati con il Jobs Act e poi criticati ed abrogati, tramite un emendamento all’interno della manovra finanziaria.

La mossa, non tanto a sorpresa da parte del PD, è riuscita in un sol colpo a sfaldare ulteriormente la maggioranza di governo, come dimostrato dalle rimostranze di Mdp (ancora in maggioranza senza una specifica motivazione), ma soprattutto a far emergere la misera considerazione che si ha, da circa due anni, del lavoro e della dignità dell’individuo.

Un primo elemento che desta stupore è dettato dall’introduzione dell’emendamento all’interno di un importante documento per l’intera tenuta del Governo: la manovra finanziaria.

Il testo, richiesto dall’Ue e prodotto dal nostro Paese quale garanzia di “buono stato di salute economica”, ha lo specifico compito di indirizzare la politica interna verso le raccomandazioni europee e, allo stesso tempo, dettare le linee guida per il Paese.

Inserendo una postilla sui voucher in questo documento significa, in parole povere, mettere in atto un vero e proprio piano di coercizione che, in caso di voto contrario, metterebbe alla sbarra tutti coloro che hanno rifiutato di conformarsi ai dettami dell’Unione.

A questa sorta di “tutto o niente”, si associa anche la nulla considerazione della persona come tale e come lavoratore.

In sostanza, la reintroduzione dei buoni lavoro (la cui applicazione non è stata del tutto specificata ma prevede il loro utilizzo anche nelle micro-imprese, locuzione tutta da scoprire nel tempo), rappresenta uno schiaffo morale e materiale verso chi è nel mondo del lavoro chi cerca di entrarci.

L’aver “raggirato” il referendum proposto dalla CGIL, attraverso il bluff dell’abrogazione fittizia, continuare a parlarne come se non fosse successo nulla con la loro prima introduzione e continuare a speculare sulla vita della gente attraverso forme “inumane” di collaborazione lavorativa, rientrano tutte in questa categoria che, ai tempi della tanto decantata Riforma del Lavoro, ha reso la vita impossibile ad ogni singolo individuo.

Fino a quando non si proverà sulla propria pelle una delle tante esperienze di instabilità, non si riuscirà mai a capire cosa si prova a vivere senza un reale obiettivo e si tenterà in ogni modo di avvantaggiare sempre queste nuove forme di “relazioni lavorative” che danneggiano solo ed esclusivamente chi le subisce.

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