Witsel spiega il suo addio alla Cina: “Ospedali da incubo”



Witsel
Foto: You Tube Borussia Dortmund

Witsel ha spiegato in un’intervista i motivi che lo hanno spinto a lasciare la Cina e 18 milioni annui: “Gli ospedali cinesi non sono all’altezza”

Witsel ha spiegato, in un’intervista per Dazn, i motivi che lo hanno portato a salutare la Cine e 18 milioni annui. Un ‘esperienza che il centrocampista non valuta positiva, soprattutto per un episodio familiare delicato.

Mia figlia aveva una dolorosissima malattia all’intestino. Negli ospedali internazionali presenti in città non avevano gli apparecchi per curarla. Dovevo quindi decidere se portarla in un ospedale cinese oppure se andare fino a Pechino che però era a 2 ore di macchina. La situazione era delicata: avevamo poco tempo a disposizione perché la malattia poteva diventare pericolosa.

Siamo quindi andati in uno degli ospedali cinesi, ma la situazione era surreale: abbiamo preso un numeretto all’entrata e abbiamo aspettato, come se fossimo in fila al supermercato. Abbiamo aspettato circa 3 ore. Dopo quell’esperienza ho detto a mia moglie che finiti i Mondiali del 2018 saremmo tornati in Europa. I soldi sono importanti, ma non danno la felicità“.

Il calciatore è ritornato anche sulla trattativa con la Juventus che lo ha visto protagonista gli ultimi giorni di mercato nel 2016: “Nel 2016 avevo il contratto in scadenza con lo Zenit e volevo trasferirmi a Torino. Avevo superato le visite mediche, mancava solo la firma sul contratto. Aspettai tutto il giorno nella sede della Juventus ma, a un certo punto, lo Zenit mi disse di rientrare in Russia.

Un anno fa, quando decisi di rientrare dalla Cina, avevo diverse offerte, potevo andare a Parigi o a Manchester, ma avrei dovuto aspettare. Per il Dortmund invece ero la prima scelta. Col senno del poi ho fatto bene a venire qui“.

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