6 Aprile 2018 - 13:53

ZONa Cinema: Eraserhead, l’incubo ad occhi aperti di David Lynch

Eraserhead

Zon.it ci parlerà del folgorante inizio di carriera di un regista, David Lynch, che ha fatto dell’ermetismo stilistico e del surrealismo i suoi punti di forza. Ecco a voi Eraserhead

Nel 1971, David Lynch aveva solamente 25 anni. All’epoca era un artista a tutto tondo, ma d’un tratto ci fu un amore folgorante per la macchina da presa. Iniziano così i suoi lavori per il suo primo lungometraggio. Il titolo è già tutto un programma: Eraserhead – La Mente Che Cancella.

Dopo varie vicissitudini e travagliate riprese, Eraserhead prende finalmente vita nel 1977. Altro protagonista della pellicola è l’amico e collega Frederick Helmes, che assiste come una vera e propria spalla i lavori di Lynch.

Così, abbiamo il primo vero episodio di “horror lynchiano”, un film che (come la maggior parte delle pellicole del regista) è difficile da decifrare. Un film tutto da interpretare, basandosi su sensazioni e giudizio critico. Siamo, del resto, all’alba del surrealismo del regista, che ancora gioca su elementi horror e non si stacca del tutto dalla forma ordinaria. Insomma, siamo di fronte ad un Lynch ancora acerbo.

Orrore e surrealismo

Eraserhead è un vero e proprio incubo ad occhi aperti. David Lynch realizza uno spettacolo che pone al centro di sé stesso un senso di disagio e di claustrofobia mai così intenso. Ogni elemento viene esasperato, portato al limite.

La trama narra di Henry Spencer, interpretato da quel volto iconico e allucinato di Jack Nance. Recatosi a casa dei genitori della ragazza per una cena, Henry scoprirà di essere divenuto padre di un abominio, una sorta di feto-spermatozoo dalle sembianze umanoidi. E da qui comincia l’orrore.

Lynch ha il merito di portarci nella mente del protagonista, nei suoi pensieri e nelle sue emozioni, in tutto quello che prova e che per via del suo carattere non riesce ad esternare. Ne nasce un dramma asfissiante, dove ogni certezza lascia spazio alla disperazione, una realtà in cui l’incubo prende forma e l’uomo si arrende ad esso. Lo stesso Henry mostra una fragilità psicologica impressionante, che lo porta a fuggire dalle proprie responsabilità.

Stranissima la colonna sonora, inquietante come al solito, ma calata perfettamente nell’ambiente cinematografico. La scelta del bianco e nero è azzeccata, assume il ruolo di enfatizzare la presenza delle ombre e del buio e di rendere l’incubo ancora più vivo nella mente dello spettatore.

Curiosità alienanti

Del film esiste una seconda versione chiamata Labyrinth Man, chiara allusione alla seconda pellicola di Lynch, vale a dire The Elephant Man. Fra gli estimatori illustri della pellicola vi è anche il signor Stanley Kubrick, che lo proiettava continuamente durante la lavorazione di Shining per trasmettere inquietudine agli attori.

Tantissime ed illustri, poi, le citazioni esterne. E non vi è solo Kubrick. Da Charles Bukowski a Danny Boyle, tante menti artistiche hanno fatto ricorso a questa pellicola per trovare ispirazione per i loro lavori. Segno che Eraserhead ha lasciato un’impronta indelebile dal punto di vista culturale.

Il sogno che fa paura

Eraserhead, quindi, diventa quella incubatrice in cui Lynch racchiude tutte le sue angosce ed i suoi sogni reconditi. Nelle sale il film si dimostrò forte, in salute, imponendosi come uno dei migliori prodotti underground nel giro di poco tempo.

Al suo successo contribuirono sicuramente il suo ambiente puramente surrealista, accompagnato da un minimalismo stilistico che rende alla pellicola un impatto eccezionale. Non in secondo piano, poi, il titolo, che gioca un ruolo fondamentale, visionario ed inquietante allo stesso tempo.

Cercare di spiegare i contenuti della pellicola, razionalizzando quello che si è visto durante la visione, rovinerebbe il fascino intrinseco dell’opera. Semplicemente, si tratta di un’opera destinata a far conoscere al mondo intero un regista dalle capacità incredibili, unico nel suo genere.

VOTO: 4
Eraserhead si rivela ancora oggi un punto di forza del cinema underground. Il film imprime una tale bellezza artistica, dovuta ai suoi tratti inquietanti e alle suggestioni lynchiane, ancora un po’ troppo acerbe. Ci troviamo di fronte al film che dà l’inizio alla carriera di Lynch come grande regista, e che lo lancia sulla scena cinematografica mondiale.