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Jovanotti, dalla provincia Toscana al tetto del mondo: il “ragazzo fortunato” per eccellenza compie 50 anni e ha intenzione di continuare la sua vita sempre in vacanza

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Potrebbe essere il ragazzo della porta accanto di tutti noi, il figlio dei vicini che va in giro con i capelli lunghi coperti dal cappellino alla rovescia e che alle feste vedi imbracciare la chitarra per animare la serata; potrebbe essere il simpaticone della comitiva, quello che con le ragazze ha successo perché sa sempre cosa dire per sdrammatizzare, per scherzare o per farti riflettere; potrebbe essere il tipo che ti invita a ballare perché tra la gente si trova a suo agio e non ha paura di apparire ridicolo, oppure quello che ti porta in vacanza a Riccione perché “con la moto si va bene anche là”. Jovanotti potrebbe essere un mix di tutto quello appena detto, e forse in realtà lo è o forse è anche di più.

In effetti, pensandoci bene, di giri ne ha fatti molti quel giovane ragazzo partito da Cortona, in provincia d’Arezzo, che grazie alla sua determinazione è arrivato a riempire diversi stadi in tutta Italia con il recente tour del 2015. Ora al giro di boa dei cinquant’anni, come accade a tutti, probabilmente si ritroverà a sfogliare l’album dei ricordi rimuginando su quanto detto o fatto in tutto questo tempo, e noi non possiamo far altro che associarci a lui. Perché Jovanotti è anche un po’ tutti noijovanotti

Nato Lorenzo Cherubini il 27 settembre del 1966, raggiunge una discreta popolarità in età adolescenziale lavorando come disk-jockey in diverse discoteche romane (“io sono jovanotti e faccio il Dj” canterà molti anni dopo) con un nome d’arte fresco, immediato e derivante da un semplice errore grammaticale di un tipografo che invece di stampare Joe Vanotti, appellativo scelto dall’artista agli albori della sua carriera, su di una locandina promozionale lo convertì casualmente in un più semplice Jovanotti.

Dai dancefloor del “Veleno” di Roma, passando per il “Lanternone” di Palinuro, la svolta arriva in seguito alla chiamata di Claudio Cecchetto, fondatore e curatore di Radio deejay, che dopo averlo notato su suggerimento della moglie, decise di affidargli un programma nella nascente Deejay television.

Ma Lorenzo era più adatto al canto o quantomeno per l’intrattenimento perché, come affermato dallo stesso Cecchetto nella sua autobiografia, “era un matto. Saltava su una gamba, rideva,scherzava, si divertiva e piaceva senza doversi sforzare a farlo. Ti prendeva fin da subito ed in più era rap.” 

Proprio questo genere è quello in cui si catapulterà il giovane Lorenzo col suo primo album, “Jovanotti for president”, creando un’ immagine sbarazzina e spensierata in contrapposizione alla  staticità e mielosità del panorama musicale dell’epoca lasciando un segno indelebile. Pensateci: siamo agli inizi degli anni ’90 e tra i vari Ramazzotti e Baglioni che cantano di amori finiti e disagi adolescenziali arriva un ragazzo vestito alla bene e meglio che fa casino, salta, rappa e balla sulle note di “Gimme five, allright!”. Qualcosa di mai visto prima, e per questo fu un successone permanente e non una semplice meteora.

Tra lo scetticismo misto alla curiosità iniziale, Jovanotti arriva a Sanremo con “Vasco”, brano ampiamente frainteso, e nonostante la sconfitta nella competizione canora inizia a mettere in fila un successo dopo l’altro, tanti pezzi e tanti album in progressione, tutti diversi gli uni dagli altri in una escalation di sperimentazioni e tentativi, che dimostrano come dietro la spensieratezza e l’attitudine puramente casinista ci sia la voglia di raccontare, di fare e migliorarsi. In pochissimo tempo Lorenzo diventa l’idolo del mondo giovanile creando veri e propri tormentoni senza tempo come “Ragazzo fortunato”, “Ciao mamma”, “L’ombelico del mondo” o “Penso positivo”, brani che a un certo punto devi amare per forza perchè ti entrano dentro e ti fanno muovere anche quando non vuoi e perché in fondo è innegabile che chiunque, se potesse, “starebbe sempre in vacanza e se fosse capace scriverebbe il cielo in una stanza.”

Genio, sregolatezza, e agitazione sono temi costanti del mondo Jovanotti tali da accompagnarlo fino ad oggi in una modificazione continua che si evince addirittura ancora adesso, quando all’alba dei 50 anni, il cantante si è lanciato nelle sonorità disco-elettroniche dell’ultimo album, “Lorenzo 2015 cc.”, mentre chiunque altro probabilmente avrebbe iniziato a tirare il freno. Un modus operandi che dimostra ancora una volta la grandezza di questo artista capace di essere sempre all’avanguardia rispetto ai suoi tempi sovvertendo schemi, mode e scelte stilistiche. Lo ha fatto negli anni ’90 passando dal rap di “Gimme Five”, al rock tipo Steppenwolf de “La mia Moto”, lo ha rifatto nei 2000 alternando il pop di “Mi fido di te” con i ritmi tribali di “Safari”, e continua a farlo ancora adesso quando invece di imbracciare la chitarra ed intonare i soliti accordi tira fuori un disco a metà strada tra dancefloor d’avanguardia e cantautorato-romantico.

Parafrasando una sua canzone si potrebbe dire che in tutti questi anni “di dieci cose fatte, te ne è riuscita mezza” ma, caro Lorenzo, t’è riuscita alla grande. Tanti auguri.

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