Accadde Oggi: tanti auguri a Takeshi Kitano, il “beat” del cinema “giappo”



Takeshi Kitano

Il maestro Takeshi Kitano compie oggi 72 anni. Alle sue spalle, c’è una carriera poliedrica, fatta di successi e di grandi colpi cinematografici

Un altro anniversario si è compiuto. E questa volta ha tinte orientali. Infatti, il 18 Gennaio di ben 72 anni fa nacque il maestro Takeshi Kitano. Tutti quanti lo conoscono per il suo programma famosissimo Takeshi’s Castle, ma non tutti sanno che è un artista poliedrico.

Infatti, Takeshi Kitano è anche un regista, sceneggiatore, attore, montatore, scrittore, pittore, giapponese, nonché presentatore e autore televisivo. Addirittura, è uno dei più grandi registi asiatici viventi. La qualità, il suo stile inconfondibile per gli appassionati di cinema, la radicalità e la forza innovativa del suo cinema gli hanno consentito di costruirsi una lunga filmografia e un’ottima reputazione nel suo Paese.

Ma anche all’estero gode di una stima indiscussa, ed è sicuramente, dopo Akira Kurosawa, il regista giapponese più famoso a livello internazionale. Negli anni Settanta forma un duo comico col suo vecchio amico Kiyoshi Kaneko. I due si ribattezzano così “Beat Kiyoshi” e “Beat Takeshi”, soprannome che il regista mantiene fino al giorno d’oggi. I due “Beat” recitano sketch basati su giochi di parole e scambi velocissimi di battute, un genere tradizionale che si definisce manzai.

Nel 1976 approdano in televisione. Ma lui si consolida come attore nel 1983 con Furyo, successo internazionale di Nagisa Oshima, dove lavora al fianco di David Bowie e Ryuichi Sakamoto. Questo è solo l’inizio di una carriera stellare.

Infatti, nel 1989, Kitano è il protagonista del poliziesco Violent Cop, che gira con audacia e astuzia. Di lì in poi si alterna tra noir romantici (Sonatine) e delicate storie d’amore (Il Silenzio Sul Mare). Il successo arriva a Venezia con il film Hana-Bi – Fiori Di Fuoco, film irico e intenso, percorso da improvvisi scoppi di inaudita violenza. Viene presentato a Venezia dove ottiene il Leone d’Oro, cementando definitivamente la robusta reputazione internazionale.

Gli anni d’oro

Nel 1999 è dietro la macchina da presa con il commovente L’Estate Di Kikujiro. Oshima lo vuole come attore nel morboso Tabù – Gohatto. Nel 2000, Takeshi Kitano recita la parte di un sadico professore nel cult fantascientifico Battle Royale e si lascia persuadere a girare un film negli USA. Si tratta di Brother, al fianco di Omar Epps.

Sfortunatamente, dopo l’insuccesso della pellicola, decide di lasciare gli USA e di non ritentare mai più l’ascesa alla conquista di Hollywood. Takeshi Kitano, però, non demorde e ritorna a far parlare di sé in campo europeo con il magnifico Dolls, dedicato agli amori infelici.

Nel 2003, poi, ritorna sui passi dei primi film con Zatoichi, parodia di una famosa serie di arti marziali dedicata a uno spadaccino cieco che Kitano interpreta con i capelli improbabilmente ossigenati.

Da qui, la sua carriera esplode in campo orientale, ma si ridimensiona in quello europeo. Le sue ultime pellicole Takeshis (2005), Kantoku Banzai (2007) e Achille E La Tartaruga (2008) non escono nei cinema.

Nel 2010 Kitano torna a immergersi nel mondo della Yakuza con Outrage. Due anni più tardi, esce anche il sequel Outrage Beyond. In generale, però, il successo che lo ha contraddistinto negli anni ’90 non ritornerà mai.

In contemporanea, si apre l’era televisiva. Infatti, apre il programma Takeshi’s Castle, che riapre nel 2005, dopo un breve periodo nei ’90. Qui il regista gioca con il grottesco e la commedia, proponendo un gioco dove i concorrenti sono sottoposti a varie prove di resistenza.

Il ritorno al cinema

Ma la sua carriera cinematografica non è mica conclusa. Takeshi Kitano si rimette in gioco, più deciso che mai a far rivalere la sua arte. Ed è qui che, probabilmente, riconosce nuovamente il successo atteso sui grandi schermi.

Nel 2017, infatti, Rupert Sanders lo recluta nel cast di Ghost In The Shell. Il film è un riadattamento cinematografico dell’omonimo manga di Masamune Shirow. Insieme a lui, nel cast, vi sono la mitica Scarlett Johansson, Michael Pitt e la sempreverde Juliette Binoche.

La sua partecipazione concorre a far riabilitare la sua immagine e a far conoscere, anche ai novizi occidentali, la sua arte e il suo modo di fare cinema. Perché la settima arte non è una questione solamente occidentale. Anche l’Oriente ha fatto (e tutt’ora riesce a fare) ancora la sua parte.

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