Di Amore e altri demoni nel Simposio di Platone

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Amore è un Dio nobile, bello e nobile che innalza chi si lascia possedere. Onnipotente, infonde, a chi ama, virtù di cui sarebbe altrimenti privo. Nel Simposio di Platone sarà Socrate a scardinare questa idea

[ads1]Che idea avete di Amore? Il Simposio di Platone ci stupisce in tutti i sensi.

Innanzitutto è un sorprendente capolavoro di innovazione, per come è costruito e per le prospettive usate; approcciandosi ad un simile classico c’è l’idea di leggere un testo ingessato in chissà quali virtuosismi e quali piattezze filosofiche: nulla di più sbagliato.

Come in un gioco di specchi, Platone arriva al nucleo del racconto partendo da un sentito dire passando per un raccontato: due amici si incontrano ed uno domanda all’altro qualche notizia circa una cena avvenuta qualche tempo prima.
Il racconto di questa cena sarà raccontato partendo da un altro racconto.

Il gusto di una simile richiesta dà molto l’idea del gossip a cui tanto siamo abituati: c’è anche un sottile e breve gioco di malintesi («Si vede bene – rispondo io – che quel tizio non ti ha raccontato niente di preciso, se credi che la riunione che ti interessa sia avvenuta da poco, e io abbia potuto parteciparvi.») e le ovvie dimenticanze di particolari poco importanti («Aristodemo non si ricordava più esattamente ciò che ciascuno disse e io stesso non ricordo più bene ciò che lui mi raccontò.»).

simposio di platone
Socrate

La figura che spacca l’immaginario è proprio quella di Socrate: se ce lo aspettiamo immobile e marmoreo come una figura di mausoleo, siamo davvero fuori strada.

Diciamo innanzitutto che tutte le virtù che gli attribuiamo saranno esaltate nel testo proprio in occasioni e circostanze che lo rendono, sì, altero ma lo fanno in contesti tanto quotidiani da rasentare l’imbarazzante; il suo carattere spicca, poi, per ironia e le sottili frecciate con cui stuzzica, di volta in volta, i suoi interlocutori è sicuramente teatrale – siamo pur sempre in un dialogo – ma c’è tutto quel gusto sardonico che ritroviamo in tante sitcom brillanti del nostro tempo.
Ed è romantico, senza esserlo.

Lettori cari, spero nella vostra benevolenza perché questa storia vorrei raccontarvi il Simposio di Platone senza ingessature, rischiando di apparire senza riguardo; in fin dei conti, non sarei comunque all’altezza.

Il contesto della cena: si festeggia il padrone di casa, Agatone, che il giorno prima aveva vinto un premio con la sua prima tragedia. Tra gli invitati c’è Socrate che, contrariamente al suo solito era tirato a lucido per l’occasione; mentre andava al banchetto incontra un giovane discepolo, Aristodemo, che invita ad andar con lui. Il giovane s’imbuca subito, pur con qualche remora.

Dopo la cena e le ritualità del caso, ci sarebbe stato da bere allegramente ma uno degli ospiti suggerisce di andarci piano dopo i bagordi degli scorsi festeggiamenti: la maggioranza degli ospiti condivide gli strascichi della notte brava appena trascorsa.
Farà sorridere scoprire che, tra tutti questi beoni, Socrate è il più ferrato.

simposio di platone eros amore
Eros dal Cartoon Pollon

Congedata la flautista – le donne non sono ammesse ai convivi – di comune accordo scelgono un argomento da trattare a turno: lodi a Dio Amore.

Voi cosa direste di Amore?

Che è onnipotente, ingenerato ma creato («Di questa antichità abbiamo una prova: l’Eros non ha né padre né madre, e nessuno, né in poesia né in prosa, glielo ha mai attribuito») e prima di ogni cosa insieme alla Terra: quasi cristiana la posizione di Fedro.
Meraviglioso, che tale rende chi innamora.

Per me, io lo affermo, non c’è più grande bene nella giovinezza che avere un amante virtuoso e, se si ama, trovare eguale amore in chi si ama.
Infatti i sentimenti che devono guidare per tutta la vita gli uomini destinati a vivere nel bene non possono ispirarsi né alla nobiltà della nascita né agli onori né alla ricchezza, né a null’altro: devono ispirarsi ad Eros. Ora, mi chiedo, quali sono questi sentimenti? La vergogna per le cattive azioni, l’attrazione per le azioni belle. Senza questo, nessuna città, nessun individuo potranno far mai nulla di grande e di buono.
Così, io lo dichiaro, un uomo che ama, se sorpreso in flagrante a commettere un’azione malvagia o a subire per vigliaccheria, senza difendersi, una grave offesa, soffrirà certamente se a scoprirlo saranno suo padre o i suoi amici o chiunque altro; ma soffrirà molto di più se a scoprirlo sarà il suo amante.
Ed è lo stesso per l’amato: è davanti al suo amante, noi lo sappiamo bene, che egli sentirà la più grande vergogna, quando sarà sorpreso a fare qualcosa di cui vergognarsi. Se esistesse un mezzo per mettere insieme una città o un esercito fatti solo da amanti e dai loro amici, (…) e se (…) l’uno di fianco all’altro potrebbero vincere, per così dire, il mondo intero, anche se fossero soltanto un piccolo gruppo, perché sarebbero molto uniti tra loro. (…) Esattamente come in Omero il dio viene a ispirare l’ardore per la battaglia a certi eroi, così l’Eros fa questo dono agli innanmorati, ed essi lo accettano da lui.
Meglio ancora: morire per l’altro. Soltanto gli amanti accettano questo, non solo gli uomini, ma anche le donne.

A correggere il tiro è l’intervento che segue, di Pausania, che rettifica spiegando che «non ogni Amore è bello o degno di lode, ma solo quello che spinge a nobilmente amare.»
Fa riferimento ad Amore come di per sé indifferente ma buono o brutto a seconda della cultura e tradizione d’origine.

Purtroppo da noi, in Grecia, la norma non è sempre chiara: in Elide, in Beozia e presso i Lacedemoni, è onesto amare i maschi, nella Ionia e nei paesi barbari invece, proprio perché governati da tiranni, la pederastia è considerata una pratica vergognosa.
Ad Atene, infine, non si sa bene come stiano le cose: a parole sono tutti permissivi, mentre nei fatti mettono i pedagoghi alle costole dei figli per poterli meglio controllare…

simposio di Platone
Affresco – Tomba del Tuffatore.

Molti sapranno che l’omosessualità al pari di pedofilia ed efebofilia era pratica comune in alcuni  territori della Grecia classica e, come oggi, non sempre ed ovunque era interpretata alla stessa maniera: Platone stesso nelle Leggi userà parole che oggi non ammetteremmo in nessun modo: «Il piacere di uomini con uomini e donne con donne è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere (636, c)».
In ogni caso, importante è considerare come molto diverse fossero le implicazioni di questo dato culturale rispetto al nostro: essendo quella greca una cultura molto più diretta (intendi: legata dal dato reale, fenomenico) i rapporti omosessuali, in quanto sterili, non sono mai stati parificati a rango di famiglia, né mai se ne è sentita l’esigenza.

Dopo Pausania, il turno del medico Eurissimaco: in estrema sintesi, il medico vede nelle contrapposizioni un inconciliabile che aspira ad un’armonizzazione.
Al pari di note musicali che non hanno senso senza adeguata armonia, così un’esistenza che trova l’attrito in opposti e discordi ha la sua armonia in Amore.
Una vetta di sublime tra le altre del Simposio di Platone è in quest’immagine di Armonia che unisce due persone altrimenti stonate.

Aristofane attira su di sé l’attenzione con uno starnuto. È il suo turno.
Tutti conosciamo, in un modo o nell’altro, il mito che ci racconta: quello secondo cui ciascuno di noi è come la metà di un unico contrassegno. Perché mi perdoniate, ho cercato qualcuno che ve lo raccontasse più brevemente di me:

http://rosesarered—.tumblr.com/post/71884900829/il-simposio-di-platone

A questo punto Socrate ruba la scena: con tagliente ironia colpisce e spiazza tutti, anche noi che ci siamo innamorati di quest’amore così vicino al nostro poetico.

Nella mia ingenuità pensavo, infatti, che ognuno di noi dovesse limitarsi a dire il vero e non già che fosse obbligato a fare l’apologia dell’Amore, magari raccontando frottole.
(…) Amore non è bello, né delicato, come molti pensano, al contrario, a somiglianza della madre, è duro, scalzo
, vagabondo, uso a dormir nudo e sulla nuda terra, sul pianerottolo delle strade, abituato a trascorrere le notti all’addiaccio e sempre in compagnia della miseria.
Inoltre, come suo padre, è anche insidiatore dei belli e dei nobili, sempre pronto ad escogitare trucchi di ogni tipo, curiosissimo di apprendere, inventare trappole, dedito a filosofare, terribile ciurmatore, stregone, sofista.
(…) in uno stesso giorno sboccia rigoglioso alla vita e muore, poi torna a vivere grazie e mille espedienti (…)

Una simile visione ricorda con delicatezza Dell’Amore e di altri demoni, un piccolo gioiello – non il più bello – di Gabriel G. Marquez in cui il tema ricorrente dell’Amore quale malanno, malattia arriva ad essere addirittura una sorta di possessione che centra l’uomo e la donna nella verità del proprio essere, della propria identità.
Amore è desiderio di ciò che manca, desiderio del bello e poi desiderio di bene che, di bene in bene, accompagna fino al Bene supremo.

Amore non è un Dio: è un Daimon, un essere tra l’umano e il divino.
Così come Marquez nel suo libro, dobbiamo operare una sospensione di giudizio verso la religione in quanto tale – parlare di Daimon nel Simposio di Platone è certo parlare di entità neutra, ben diversa dall’accezione prima semitico-cristiana e poi musulmana – e riconoscere nelle nostre pulsioni una facoltà di scelta tale da poterci determinare per la felicità che, nostro malgrado, coincide col Bene.

Pietro Testa - Alcibiade ubriaco interrompe il Simposio di Platone
Pietro Testa – Alcibiade ubriaco interrompe il Simposio

A questo punto – chissà se ci siete arrivati a questo punto! – la scena è sovvertita da un moto inaspettato.
Platone sa bene che il suo Socrate non è facile da digerire – quasi bestemmia – così con un espediente teatrale fa entrare in scena le ultime pennellate a questo ritratto meraviglioso di Socrate e di Amore; lo fa con una variabile inaspettata: un baldanzoso giovane innamorato del suo maestro che ne parla tanto male da tesserne un elogio di rara pregnanza.

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Updated on 5 August 2021 - 10:13 10:13