Ankara: nei giorni di lutto altri morti



Ankara

Ad Ankara si versano ancora lacrime, ma se muoiono i turchi, giovani o vecchi, non facciamo tanto rumore, che non fanno ancora parte dell’Unione Europea

Oggi è il secondo giorno di lutto per la carneficina, lo scempio, l’attentato kamikaze alla marcia per la pace ad Ankara organizzata dai filo-curdi, tra gli attentati più gravi della storia della Turchia moderna. Il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, ha detto che i morti sono più di 120 e i feriti circa 500. Fonti ufficiali parlano invece di 95 vittime e 508 feriti.

Un attentato che scoppia tra padri e figli, tra studenti sanguinanti e madri senza più lacrime e speranza, perché senza giovani sappiamo che non c’è futuro. Ma se muoiono i turchi, giovani o vecchi, non facciamoci sentire, che non appartengono ancora all’unione europea, son diversi e cattivi, e l’Isis fa paura.

Ad Ankara, sui luoghi della strage, migliaia di persone si sono ritrovate per commemorare le vittime dell’attentato di sabato. Tra le vittime anche un bambino di 12 anni, ammazzato dalla polizia durante gli scontri nella città di Diyarbakir, in Turchia, vicino al confine con la Siria. Il piccolo Helin Şen non c’è più perché camminava tra i pacifisti. La notizia arriva dai media turchi, insieme alle immagini degli agenti che hanno disperso con idranti e gas lacrimogeni i manifestanti. E dalla vicina città di Adana, arriva la notizia di un altro bambino ucciso negli scontri: si tratta del piccolo Tevriz Dora, 5 anni.

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Foto dei funerali delle vittime

Inarrestabili le indagini degli inquirenti che sono riusciti a isolare alcune impronte digitali sui resti di uno dei due ordigni e i responsabili dell’attacco, non ancora rivendicato, sono due i kamikaze. Uno di loro – secondo il giornale turco Haberturk che cita fonti della polizia – era un uomo di 20-25 anni, fratello maggiore dell’attentatore suicida di Suruc, al confine con la Siria, dove il 20 luglio scorso morirono 33 attivisti filo-curdi. Le analogie con Suruc riguarderebbero il tipo di esplosivo utilizzato. E visti i punti che accomunano i due attacchi, fonti della sicurezza turca hanno fatto sapere che l’attentato di Ankara potrebbe essere un’azione di una cellula dell’Isis basata nella provincia sudorientale turca di Adiyaman.

La Turchia precipita di nuovo nell’instabilità a venti giorni dalle elezioni del 1° novembre. Condannando quello che era stato subito definito da fonti del governo come un attacco terroristico, il presidente Recep Tayyep Erdogan ha assicurato che gli autori della strage saranno consegnati alla giustizia: «Qualunque sia l’origine – ha detto Erdogan – è necessario opporsi a tutti i terroristi».

Le esplosioni ad Ankara sono state due, avvenute a tre secondi di distanza l’una dall’altra. I morti non sono ancora finiti.

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