Poli opposti, debutto alla regia di Max Croci, è una commedia romantica che sembra partire con i giusti presupposti, ma con una sceneggiatura dai diversi problemi strutturali

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Poli opposti è una commedia romantica italiana, non “all’italiana”, ma “italiana”. Si, perché c’è differenza. La prima accezione, “italiana”, fa riferimento a un tipo di commedia rosa, fresca, pulita, ironica in cui non sono contemplate la comicità da cinepanettone e le scene di sesso a tutti i costi o le battute scurrili e i luoghi comuni.

In particolare il film di Max Croci, riprende piuttosto una certa commedia rosa americana, garbata e semplice, di quelle immerse in un’atmosfera da favola, nella quale uomini e donne sono un po’ come Barbie e Ken, e in cui il sesso non si vede e viene trattato appunto come nella casa delle bambole di una bambina di sei anni. Praticamente inesistente. Questa aspetto favolistico fa sicuramente piacere in un cinema che da qualche tempo sta proponendo commedie diverse, ben scritte e gradevoli, accanto a film impegnati e importanti che stanno vincendo anche premi importanti all’estero. Dire quindi che Poli opposti è un’altra prova della scarsità del cinema italiano e ritornare alle solite polemiche sarebbe anacronistiche, dato che è evidente che dei passi avanti, sia pure piccoli, sono stati fatti. E allora qual è il problema di questa commedia? Si è detto quali sono i pregi, ma quelli elencati, gli unici che si riscontrano in questo film, bastano a superare i difetti di una storia piacevole e dalle grandi potenzialità, ma che sostanzialmente resta fiacca tutto il tempo, riuscendo a farci sbadigliare un paio di volte?

Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana
Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana

Cominciamo dalla trama, Stefano (Luca Argentero) è un terapista di coppia separato in casa che, dopo aver finalmente lasciato la moglie, si trasferisce sullo stesso pianerottolo di Claudia (Sarah Felberbaum), feroce avvocato divorzista. I due, che si odiano fin da principio, in realtà si conoscono dall’infanzia; lui andava a scuola col fratello di lei (Giampaolo Morelli). Claudia è una madre single, e suo figlio è sicuramente il personaggio più buffo e meglio approfondito della storia. Si tratta di un ragazzino problematico, emarginato a scuola e vittima di bullismo che gira sempre con una polaroid al collo, scattando foto a tutto ciò che lo ispira. Questo tipo di personaggio è uno dei fattori che ci fanno associare il film di debutto di Croci a molte commedie, anche adolescenziali, sofisticate americane.

I protagonisti si presentano da soli, guardando in camera e raccontandosi come se stessero partecipando all’intervista doppia de Le Iene. Questo espediente serve a sottolineare i poli opposti appunto e richiama l’incipit a mo’ di documentario che abbiamo visto in Harry ti presento Sally.

Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana
Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana

Il primo errore riscontrabile nel film è la presenza di troppi spunti tematici, che vengono affrontati frettolosamente e mai approfonditi.

Abbiamo il rapporto madre single/figlio problematico, la difficoltà per una donna rigida come Claudia di credere ancora nell’amore, il fratello scapestrato di lei, al quale va stretta la vita matrimoniale e la paternità e infatti tradisce la moglie. Questi personaggi, superficiali, hanno chiaramente diversi problemi familiari, sociali e personali che però non vengono approfonditi a dovere e ciò fa si che le stesse personalità restino sostanzialmente appiattite sullo sfondo senza un minimo d’introspezione.

Certamente si tratta di una commedia e non le si può chiedere troppa psicologia, ma neppure sono accettabili dei personaggi che hanno la profondità di tanti pupazzi, proprio come Barbie e Ken in una casetta di plastica.
Gli stessi dialoghi sono pieni di battute già sentite e sono consumati troppo velocemente con la tempistica di una sitcom, ma qui, nonostante questo non c’è ritmo.

Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana
Poli opposti, giochiamo a fare la commedia americana

Dov’è, dunque, l’inghippo? Sta nel fatto che questo film è come una fotocopia di tante commedie americane già viste, e proprio perché si tratta di una copia, targata Italia e non di un prodotto made in italy, che è diverso, l’inganno è svelato e non si diverte più nessuno. Non c’è niente di davvero originale, di stimolante, di nuovo. Tutto è già stato detto e visto.

Il problema sta nella scrittura, è strutturale, vi sono delle incoerenze che non permettono ai conflitti di nascere e anche quando questi nascono, non hanno ragione d’essere e sono subito risolti.

Claudia è una iena sul lavoro, ma poi a casa è di una dolcezza estrema, come giustificare allora quest’ambivalenza?

Avrebbe avuto più senso quindi rappresentarla come un avvocato solo, senza compagno e senza figlio. In quel caso l’acidità avrebbe avuto un suo perché. Stefano dal canto suo è troppo perfetto, non sbaglia mai e quindi, nel momento in cui fra i due innamorati si crea la frattura, questa si risolve con poco, perché di fatto non aveva ragione di esistere. Stefano non è donnaiolo, ci sa fare col figlio di Claudia ed è sempre buono e gentile con tutti. Impossibile trovargli un difetto, per tanto un appuntamento mancato, per qualsivoglia motivazione è un espediente debole.
Anche in una commedia, senza conflitto non c’è mordente e senza mordente subentra solo la noia.

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