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Dopo la notizia incoraggiante di un nuovo studio condotto da Astrazeneca sull’efficacia del vaccino, gli USA frenano: “Servono più dati”. L’ultima parola alla FDA

Continua ad imperversare la bufera che ha colpito Astrazeneca. Mentre ieri sembrava essere tutto finito dopo la pubblicazione di uno studio (condotto dalla casa farmaceutica stessa) sull’efficacia del vaccino intorno al 79%, gli USA continuano a mantenere un atteggiamento di riserbo. Il motivo viene addotto alla presunta mancanza di dati e alla presenza, all’interno del rapporto fornito, di dati obsoleti. Le attività regolatorie, quindi, rimandano ulteriormente l’approvazione. Secondo quanto si legge: “ll DSMB (Drug Safety monitoring Board, Comitato di monitoraggio sulla sicurezza dei dati, ndr) ha espresso preoccupazione sul fatto che AstraZeneca possa aver incluso informazioni obsolete in quello studio, che potrebbero aver fornito una visione incompleta dei dati di efficacia“. Inoltre, il NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), ha più volte esortato la casa farmaceutica Astrazeneca a lavorare a stretto contatto con le autorità, al fine di proseguire in una più rapida ed efficace revisione dei dati.

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In ogni caso, precisano entrambi gli enti regolatori, l’ultima parola spetta alla FDA, che effettua controlli tramite membri e comitati esterni, quindi non attraverso un rapporto sull’efficacia fornito dall’azienda stessa. Lo studio in questione, pubblicato ieri, è di fare tre, ovvero quello più avanzato prima della somministrazione di massa. Secondo questo rapporto, il vaccino Astrazeneca, già approvato da EMA, avrebbe un’efficacia pari al 79% per i casi sintomatici di Covid-19 e del 100% per quanto riguarda le forme gravi e mortali della malattia. Inoltre non sono emersi congruenze tra vaccino ed eventi trombo-embolici annessi.

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