Borussia Dortmund
Foto: YouTube Bundesliga

La cultura del talento e la capacità di valorizzarlo. Tutti a scuola Borussia Dortmund: quando non conta l’età per lanciare un fenomeno

Sei troppo giovane, non sei pronto, devi formarti, devi crescere. Una serie di luoghi comuni che bloccano l’ascesa dei talenti. Per fortuna non nella maggior parte dei casi (vedi Donnarumma), ma rispetto all’Italia il Borussia Dortmund fa scuola.

La fiducia del club tedesco verso i giovani incomincia dal settore giovanile, per avere calciatori pronti già dai sedicenni in poi, quando per le regole vigenti puoi essere schierato con i grandi. A 23 anni in Italia sei ancora considerato un giovane, un errore grave. Sicuramente i margini di miglioramento possono essere ancora molti, ma un classe 97′ ha il dovere di giocare. Moukoko è solo la punta dell’iceberg della gestione del Borussia Dortmund, un sedicenne lanciato nella mischia, senza retorica, perché è forte, questo conta.

Beppe Bergomi giocò il Mondiale a 18 anni, questa tradizione si sta un po’ perdendo nel nostro campionato, dando poca fiducia ai giovani per lasciare spazio ad altri calciatori mediocri. Certo le esigenze variano da grande a medio club. Chi deve lottare per vincere non può permettersi di fare esperimenti. Per fortuna la tendenza sta lentamente cambiando grazie alla mentalità di alcuni allenatori.

Ma un diamante non si può certo sprecare. E allora Favre compone il suo Borussia Dortmund con Bellingham, classe 2003 e già in Nazionale Inglese, Reyna 2002, Haaland 2000 e adesso Moukoko 2004. Lo hanno aspettato come fosse una star, cosa che ancora deve dimostrare. L’attesa del suo compleanno come se fosse il rientro da un infortunio di un campione. Il più giovane debuttante nella storia della Bundesliga.

Fregano tutti sul tempo, la paura di fare del male ad un ragazzo. Ma ha scelto questo per la sua vita e deve avere il carisma di affrontarlo. Mihajlovic ha avuto il coraggio di lanciare un giovanissimo Donnarumma e ora abbiamo tra le nostre mani uno dei portieri più forti al mondo. La cultura del talento deve ritornare subito su questa linea, Mancini lo sta facendo e l’Italia sta ottenendo grandi risultati. Adesso tocca agli allenatori di mezza classifica e di bassa categoria seguire la scia del Borussia Dortmund, per il bene dei ragazzi e per il calcio, quello senza pregiudizi e amore del talento.