Alla riscoperta delle Catacombe di San Gennaro



catacombe di san gennaro

Firmato nei giorni scorsi un accordo tra Arcidiocesi e Soprintendenza che prevede fondi per la riqualificazione dell’area storica

È proprio quando lo spirito di gruppo e l’amore per la propria città, e soprattutto per il proprio rione, che si fondono che si “riscoprono” alcune delle bellezze storico – artistiche cittadine fino a qualche anno fa sconosciute ai più. Stiamo parlando delle suggestive “Catacombe di San Gennaro”. L’idea del progetto di riqualificazione è stata ad opera di un gruppo di amici che a partire dai primi anni 2000, rendendosi conto dello stato di abbandono in cui versava il loro quartiere, il Rione Sanità, cominciarono a sentire sempre più l’esigenza di costruire un cammino di autosviluppo affinché questa zona fosse maggiormente riscoperta dal punto di vista culturale ed archeologico.

Iniziarono con le “Catacombe di San Gaudioso” per poi arrivare alla gestione e all’apertura al pubblico di quelle di “San Gennaro” che dà anche il nome alla Fondazione che dal 16 Dicembre 2014 accoglie quelle realtà che nel corso degli anni hanno operato sul territorio con lo scopo di promuovere cultura, crescita e rinascita sociale. Per poter comprendere il rapporto di Napoli con la fede è proprio qui che bisogna recarsi.

Disposte su due livelli, le “Catacombe di San Gennaro” sono caratterizzate da spazi molto ampi, a differenza di quelle romane, grazie alla solidità del tufo. La catacomba inferiore si è sviluppata attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, secondo una struttura a reticolato, dove l’ampiezza degli spazi e la regolarità delle forme sembrano accogliere il visitatore in un luogo senza tempo. La catacomba superiore, invece, ha origine da un antico sepolcro che conserva alcune delle prime pitture cristiane del Sud Italia. La sua espansione è iniziata con la traslazione delle spoglie di San Gennaro, risalente al V secolo. Si ritiene che proprio per la presenza del martire questa sia diventata luogo di pellegrinaggio e destinato alla sua sepoltura.

La tomba di San Gennaro è stata individuata grazie allo studio di un’omelia del IX – X secolo di un passo del “Chronicon dei Vescovi di Napoli” da dove si evince che questa era situata in un cubiculum, identificato in quello al di sotto della basilica dei vescovi.

A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera è l’illuminazione del sito archeologico “Lux in tenebris”. L’impianto di illuminazione è stato realizzato da una cooperativa di giovani dello stesso Rione Sanità, “Officina dei Talenti”, grazie alla tecnologia LED così da preservare il patrimonio pittorico e musivo.

Dal 2009, inoltre, si è scelto in collaborazione con l’associazione “Tutti a scuola” di abbattere le barriere architettoniche presenti nel sito realizzando passerelle e rampe per permettere a tutti di poter visitare il sito.

Nel corso di questi anni, il numero di visitatori è cresciuto sempre più facendo diventare le “Catacombe di San Gennaro”, uno dei principali luoghi storici della città. Da ogni regione d’Italia o grande città europea vengono i tanti turisti in visita, accolti da 23 giovani del rione appartenenti alla cooperativa “La paranza” e che con sapienza, attraverso aneddoti, conducono i presenti alla scoperta del sito e raccontano del progetto di riqualificazione che li ha visti coinvolti anche nel “Cimitero delle Fontanelle” e nelle “Catacombe di San Gaudioso”. Su questi siti sono ancora in corso opere di riqualificazione tant’è che è delle scorse ore la notizia della firma dell’accordo tra l’Arcidiocesi di Napoli e la Sovrintendenza Archeologica di Napoli per la realizzazione di interventi di sviluppo nella collina di Capodimonte e nell’area proprio delle catacombe. I lavori saranno finanziati dal Ministero dei Beni Culturali, che ha stanziato una cifra pari a 4milioni di euro.

Articolo a cura di Giovanni Iodice

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