Giuseppe Conte crisi di governo
Dalla diretta di Conte in Senato

Il Presidente del Consiglio starebbe cercando di provare ad allargare la propria maggioranza e solidificare l’esecutivo

Conte non ha mai aperto davvero la crisi di Governo. La maggioranza ottenuta dal Premier alla Camera, ma soprattutto quella ottenuta al Senato, è bastata per mantenere in vita l’attuale assetto istituzionale. I numeri però, sono troppo risicati per garantire all’attuale esecutivo la stabilità e la concreta operatività. Il dilemma ancora aperto riguarda ciò che potrebbe accadere o non accadere da qui in poi. Come farà il Presidente ha rafforzare la sua maggioranza e cosa accadrà se non riuscirà a farlo?

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Gli obiettivi di Conte

La strada che Conte sembra aver scelto per tentare di proseguire con l’attuale legislatura è quella di rafforzare la maggioranza, considerando i 156 voti ottenuti con la fiducia al Senato solo una base di partenza. Il Premier vorrebbe convincere a sostenere il Governo altri deputati e senatori tra quelli che lunedì e martedì hanno votato la sfiducia o si sono astenuti. L’operazione, per riuscire, potrebbe concretizzarsi nella costituzione di un gruppo, con il quale poter trovare un accordo su un nuovo patto di legislatura. Conte insomma chiede dei patti chiari per un’amicizia lunga, almeno nelle sue ambizioni, per ridurre il rischio che questi nuovi parlamentari possano mettere in bilico di nuovo il Governo.

La nascita di una nuova area moderata

Il Presidente, intervenendo negli ultimi giorni in Parlamento, ha fatto esplicito riferimento alla nascita di un’area moderata di stampo europeista, capace di accogliere socialisti, centristi e popolari. Si tratta però di famiglie politiche che sono poco numerose in Parlamento e che sembrano difficilmente conciliabili. Il Corriere della Sera scrive oggi che “il perno centrale di questa formazione potrebbe essere il Centro democratico di Bruno Tabacci che alla Camera ha già 13 membri.” Conte potrebbe cercare il consenso di singoli parlamentari del Gruppo Misto che decideranno apertamente di sostenerlo. Al contrario, potrebbe cercare l’appoggio nel centrodestra più moderato, dall’UDC a Cambiamo, il partito del presidente della Liguria Giovanni Toti, fino ad arrivare alla stessa Forza Italia.

Gli strumenti per una solida maggioranza

Conte potrebbe far leva su due questioni, per cercare di allargare la maggioranza. Potrebbe sfruttare la delega ai servizi segreti (che ha deciso di lasciare) e i posti di Governo lasciati liberi dalle dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Allo stesso modo, potrebbe anche sfruttare qualche possibile cambiamento nei singoli ministeri, in modo da creare nuovi incarichi da assegnare a chi passerà alla maggioranza. Inoltre, durante i suoi discorsi in Parlamento, Conte ha più volte citato una nuova legge elettorale in senso proporzionale. Alcuni osservatori hanno definito questo passaggio come un gancio politico proprio per quei piccoli partiti a cui il presidente del Consiglio sta chiedendo aiuto, e che alle prossime elezioni verrebbero penalizzati da un sistema maggioritario.

Il monito di Franceschini

Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha precisato in una intervista che se si raggiungessero 161 voti al Senato, la soglia per la maggioranza assoluta, “la sostanza non cambierebbe”. Un Governo è forte se può contare almeno su 170 senatori. In base a questa cifra, Conte dovrebbe dunque raccogliere più o meno quindici senatori, oltre a quelli che hanno votato la fiducia dopo la prima operazione di convincimento in vista del voto dell’altro ieri.

Le richieste dell’opposizione

Dopo il voto di fiducia al Senato, i leader dell’opposizione di centrodestra (Matteo Salvini, Lega; Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia; Antonio Tajani, Forza Italia) hanno chiesto l’intervento di Mattarella, e un colloquio. Saranno ricevuti al Quirinale oggi pomeriggio alle 17. Ieri, dopo essersi confrontati in una riunione, hanno pubblicato una nota in cui parlano di situazione insostenibile e di una minoranza di governo che continua la sfacciata e scandalosa compravendita di parlamentari, e che non si fa scrupoli a imbarcare chi, eletto col centrodestra, ha tradito l’impegno preso con gli elettori”.

Prospettive per un governo credibile

Giuseppe Conte nonostante anche il VAR che ha permesso l’ultima ciampolilliana giocata a favore della maggioranza, è poco stabile al comando di Palazzo Chigi. Nei prossimi giorni dovrà portare avanti passaggi ed iniziative importanti per consentire al Governo di recuperare la solidità perduta dopo l’ammutinamento renziano. Nell’anno della prima presidenza italiana del G20 l’esecutivo si mostra debole e poco credibile sul piano interno e non solo. Adesso comincia la vera sfida di Conte che va molto oltre i semplici numeri per la fiducia. La strada per consolidare l’immagine dell’Italia dopo questi tumultuosi giorni sarà lunga e non priva di sorprese. Mentre l’opposizione sogna utopistiche elezioni, Conte punta a blindare l’esecutivo fino alla fine di questa legislatura. Ma non è detto che ci riuscirà.

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