Tsipras annuncia le dimissioni: è crisi



Il Premier Alexis Tsipras annuncia le sue dimissioni e convoca le nuove elezioni politiche (20 settembre). L’intero Paese rimane avvolto nella crisi di rappresentanza politica

Tsipras si dimette. Il vortice in cui è caduta negli ultimi anni la sventurata nazione greca non sembra avere alcuna fine e l’annuncio di un nuovo terremoto istituzionale giunge, purtroppo, nel momento peggiore.

Sono ormai lontani i tempi in cui le piazze si riempivano per la svolta epocale di Syriza o per il no espresso contro le riforme di austerity proposte dall’Europa e le ultime novità sembrano peggiorare la situazione non solo dal punto di vista economico ma anche da quello politico.

Alexis Tsipras, l’uomo della provvidenza, l’uomo giusto al momento giusto, dopo le “scellerate” scelte post-referendum ha infatti annunciato le proprie dimissioni da Primo Ministro.

L’atto compiuto dal Premier greco, in un certo senso atteso data l’implosione prima del suo partito e poi della maggioranza di governo, arriva dopo il “periodo nero” della nazione a seguito delle decisioni dell’eurogruppo.

Tsipras

Con la scissione di Varoufakis (passato all’opposizione con altri esponenti di Syriza), infatti, la tenuta del governo Tsipras era appesa ad un filo e il Premier, pur di far approvare le riforme necessarie per sbloccare la “tranche” di aiuti europei, non solo ha chiesto più volte aiuto ai gruppi centristi, tradendo di fatto le promesse elettorali di troncare definitivamente con la “vecchia gestione”, ma si è anche reso protagonista di una serie di riforme del tutto impopolari e improponibili.

A subire tutte le conseguenze del caso è, però, il povero popolo greco.

Imbrigliato fra svendita di beni pubblici (clamorosa è la vendita delle isole) e privatizzazioni selvagge (come le cessioni di ben quattordici aereoporti alla tedesca Fraport), i cittadini greci stanno attraversando il periodo peggiore della loro tradizione democratica.

Infatti, oltre alla galoppante crisi economica (che sta letteralmente mettendo in ginocchio l’intero paese), la nazione si appresta ad attraversare un’ulteriore e maggiormente ampia crisi: quella politica.

L’approdo a nuove elezioni caratterizza, ancora una volta, l’andamento greco che a governi altamente instabili e incapaci di attuare le riforme necessarie alla popolazione, sta sperimentando l’azzeramento del potere decisionale a favore di un organismo internazionale superiore in grado di indirizzare le scelte di un paese straniero a proprio favore (o meglio a favore di poche nazioni).

L’eccessivo ricorso allo strumento elettorale, inoltre, da un lato indebolisce la programmazione dei singoli gruppi, qualora ve ne fosse realmente una in grado di ribaltare le “sventura nazionali”, e dall’altro aumenta la disaffezione verso la politica ed il processo elettorale.

Questo ultimo dato, da non sottovalutare in alcun modo, potrebbe condizionare maggiormente le scelte future: qualora la partecipazione elettorale tornasse ai livelli pre-Syriza, ci sarebbe maggiore possibilità di influenza della “troika” nello stabilire il destino della penisola attraverso il continuo richiamo alla “solidarietà nazionale” e ai “governi tecnici”, in nome della stabilità nazionale ed europea, simili a quelli che hanno guidato (ed affossato) la Grecia.

Per quanto riguarda Tsipras, si può dire che il leader di Syriza(che tanto aveva incantato la sinistra nostrana) ha letteralmente sciupato la “ghiotta” occasione di creare un precedente a livello europeo e di ricucire lo strappo fra “governati e governanti” creatosi negli anni.

Ora il Paese dovrà decidere i suoi nuovi rappresentanti, o presunti tali, nelle future elezioni del 20 settembre (stando alle indiscrezioni della tv di stato greca).

Con la consapevolezza di lasciare una nazione abbandonata al proprio destino (e in grado di riprendersi, forse, solamente fra diversi decenni), l’Europa, ormai spudoratamente “filo tedesca”, continua il suo avido cammino verso l’ottimo economico ed il centralismo politico.

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