Effetto Backfire: perché smentire un complottista non basta
In sintesi. L’effetto Backfire è il bias cognitivo per cui una smentita basata su dati oggettivi rafforza una falsa credenza invece di correggerla, soprattutto quando la convinzione riguarda l’identità di una persona. Gli studi di Brendan Nyhan e Jason Reifler (2010) e di Jonas Kaplan (2016) collegano questo effetto a una reazione di difesa del cervello.
I punti chiave
- L’effetto Backfire, detto anche “bias del ritorno di fiamma”, è il bias cognitivo per cui una smentita può rafforzare una falsa credenza, soprattutto se tocca l’identità di chi la sostiene.
- Nel 2016 il team di Jonas Kaplan della University of Southern California ha pubblicato su Scientific Reports uno studio con risonanza magnetica funzionale: le affermazioni identitarie attivano l’amigdala e la corteccia insulare.
- Nel 2010 Brendan Nyhan e Jason Reifler, nello studio “When Corrections Fail”, hanno rilevato che tra le persone più schierate la correzione ha aumentato la percentuale di chi credeva alla notizia falsa.
- Nel 2014 un team guidato da Brendan Nyhan ha pubblicato su Pediatrics uno studio in cui, tra i genitori più ostili ai vaccini, la smentita del legame tra vaccino MPR e autismo ha fatto calare l’intenzione di vaccinare.
- Gli studiosi Thomas Wood ed Ethan Porter sostengono che il Backfire puro non è la norma e che si presenta soprattutto con forte valenza identitaria e percezione di attacco personale.
L’effetto Backfire è il bias cognitivo per cui smentire una falsa credenza con dati oggettivi può rafforzarla invece di correggerla, soprattutto quando la convinzione tocca l’identità di una persona.
Perché una smentita davanti a un parente convinto del falso peggiora la discussione
Lo scenario è comune: un amico o un parente riporta una notizia falsa, già smentita dal fact-checking o dalla ricerca scientifica. Si porta la fonte ufficiale e ci si aspetta un “non lo sapevo, grazie”.
Spesso accade l’opposto. L’altra persona rifiuta la smentita e si arrocca sulla posizione iniziale con più convinzione di prima.
L’effetto Backfire, detto anche “bias del ritorno di fiamma”, è un parente stretto del bias di conferma. Con il bias di conferma si cercano e si ricordano solo le informazioni che danno ragione a ciò che si pensa già.
Il Backfire fa un passo in più: quando la smentita non si può ignorare, la mente la percepisce come un attacco personale. A quel punto recupera ogni argomento a favore della propria tesi, anche il più debole, e cerca cavilli nella fonte sgradita.
Il cervello tratta un attacco alle idee come un attacco fisico
Nel 2016 un team della University of Southern California guidato da Jonas Kaplan ha pubblicato su Scientific Reports uno studio con risonanza magnetica funzionale. Ai partecipanti venivano mostrate affermazioni e poi smentite ricche di dati.
Le scansioni hanno mostrato due reazioni diverse:
- Affermazioni neutre (come “L’Egitto ha una storia di oltre quattromila anni”): si attivavano le aree legate alla memoria di lavoro e alla flessibilità cognitiva, e le persone aggiornavano l’informazione.
- Affermazioni identitarie (politica e valori personali): si attivavano l’amigdala, legata alle emozioni primarie come la paura, e la corteccia insulare.
Il quadro che ne esce è che, davanti a una correzione che tocca le proprie convinzioni profonde, la risposta è quella di fronte a una minaccia: lotta o fuga. La priorità è difendere il proprio “Io”, non trovare la verità.
Gli studi su politica e vaccini: la correzione ha fatto crescere la convinzione sbagliata
Nel 2010 Brendan Nyhan e Jason Reifler hanno pubblicato lo studio “When Corrections Fail”. Hanno fatto leggere a cittadini statunitensi finti articoli con dichiarazioni distorte di politici, su temi come le armi di distruzione di massa in Iraq e le politiche fiscali.
A metà del gruppo è stata data anche una correzione basata su fonti ufficiali. Tra le persone più schierate a favore della notizia falsa, la correzione ha aumentato la percentuale di chi ci credeva.
Nel 2014 un team guidato da Nyhan ha pubblicato su Pediatrics uno studio sulle campagne informative sui vaccini. Ai genitori scettici sono stati mostrati i dati delle autorità sanitarie sull’assenza di un legame tra vaccino MPR e autismo, un mito nato dalla frode scientifica di Andrew Wakefield nel 1998.
Tra i genitori più ostili, la smentita ha fatto calare l’intenzione di vaccinare i figli. Per loro la paura di far del male ai figli era un pilastro dell’identità di genitori protettivi. Accettare i dati voleva dire ammettere di essere stati ingannati.
In più, il grafico di un ente sanitario veniva letto come prova che le istituzioni nascondessero qualcosa. La smentita diventava così la “prova” del complotto.
Quando l’effetto Backfire non scatta e come ridurlo
Studiosi come Thomas Wood ed Ethan Porter hanno ridimensionato la portata del fenomeno. Hanno analizzato decine di migliaia di soggetti su centinaia di temi e hanno concluso che il Backfire puro, cioè la correzione che fa virare la persona nella direzione opposta, non è la norma.
Secondo i due studiosi l’effetto è circoscritto soprattutto a due condizioni:
- Forte valenza identitaria: l’argomento definisce “chi siamo”, come religione, politica, salute o appartenenza a un gruppo.
- Percezione di attacco personale: la smentita suona come un’accusa di stupidità o come un tentativo di delegittimare il gruppo di appartenenza.
Se la correzione riguarda dati neutri, come la distanza tra due città, la grande maggioranza delle persone corregge l’errore senza problemi.
Per ridurre l’effetto Backfire, dunque, conta il clima della conversazione: l’altra persona non deve sentire il bisogno di difendersi. Dall’altra parte, ricorda lo studio, non c’è sempre un malafede, ma spesso un cervello che sta proteggendo se stesso.
Domande frequenti
Cos’è l’effetto Backfire?
L’effetto Backfire è un bias cognitivo per cui smentire una falsa credenza con dati oggettivi la rafforza invece di correggerla. Si verifica soprattutto quando la convinzione tocca l’identità di una persona. È anche chiamato “bias del ritorno di fiamma” ed è un parente stretto del bias di conferma.
Perché smentire un complottista non funziona?
Quando la convinzione è legata all’identità, la mente percepisce la smentita come un attacco personale. A quel punto recupera ogni argomento a favore della propria tesi, anche il più debole, e cerca cavilli nella fonte sgradita. La priorità diventa difendere il proprio “Io”, non trovare la verità.
Cosa succede nel cervello quando si smentisce una convinzione profonda?
Nello studio del 2016 di Jonas Kaplan, le affermazioni identitarie su politica e valori personali hanno attivato l’amigdala e la corteccia insulare. L’amigdala è legata alle emozioni primarie come la paura. La risposta è quella di fronte a una minaccia: lotta o fuga.
L’effetto Backfire succede sempre?
No. Thomas Wood ed Ethan Porter hanno analizzato decine di migliaia di soggetti su centinaia di temi e hanno concluso che il Backfire puro non è la norma. Si presenta soprattutto con forte valenza identitaria e percezione di attacco personale, mentre sui dati neutri la grande maggioranza delle persone corregge l’errore.
Come si riduce l’effetto Backfire in una discussione?
Conta il clima della conversazione: l’altra persona non deve sentire il bisogno di difendersi. Una smentita che suona come un’accusa di stupidità o come un attacco al gruppo di appartenenza attiva la difesa. Spesso dall’altra parte non c’è malafede, ma un cervello che sta proteggendo se stesso.
Fonte: Geopop
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