Favola Leicester, da noi sarebbe possibile?



Leicester
La favola del Leicester, in Italia sarebbe possibile?

Il favoloso Leicester non vincerà la Premier, però siamo quasi a febbraio e intanto la squadra di Ranieri continua a vincere. In barba agli sceicchi, ai plutocrati dalle mani bucate, ai teorici della rosa ampia, questa favolosa realtà di provincia, senza un soldo e con tante idee, continua a funzionare

Il miglior giocatore del Leicester è Jamie Vardy, un ragazzone che più inglese non si può, che solo quattro anni fa lavorava in un’acciaieria, faceva a botte nei pub e segnava raffiche di goal nel campionato dilettantistico. Giocava esterno, allora, abile con entrambi i piedi, che solo Ranieri ha saputo tramutare in un attaccante centrale moderno, prolifico, uno di quelli che se la partita durasse tre giorni, lui continuerebbe, imperterrito, a correre avanti e indietro, senza risparmiarsi.

Che il Leicester sia primo è dovuto anche al fatto che il livello della Premier League si è abbassato negli ultimi anni. Nessuno sa perché. Ci giocano ancora alcuni tra i migliori giocatori sul mercato. Le due di Manchester, il Chelsea e l’Arsenal, hanno rose impressionanti, bilanci e monti ingaggi, che in Italia devi mettere insieme le prime quattro del campionato per pareggiarli, eppure negli ultimi cinque anni, nessuna squadra Inglese è mai andata oltre i quarti di finale di una competizione continentale. Lo stesso Manchester United, che vanta, in panchina, uno dei maggiori strateghi del calcio contemporaneo, ossia Louis Van Gaal, e giocatori del calibro di Bastian Schweinsteiger, solo per fare un nome, non è riuscito a superare nemmeno il girone dei sedicesimi di Champions League, impresa che è riuscita persino alla disastrosa Roma di Rudy Garcia.

Quello che però ci chiediamo è che, al di là di tutto, in Italia, un Leicester, potrebbe davvero essere primo in classifica di questi tempi?
Mi spiego: il nostro è il paese dei sospetti, delle grandi macchinazioni, e certamente spesso si esagera, però, sul serio, alzi la mano chi davvero trova immaginabile l’Empoli primo in classifica a febbraio.
O magari il Chievo Verona.

Nella nostra storia calcistica esiste un solo precedente: stagione 84/85. Quella stagione è rimasta alla storia per due motivi: è stato il primo e unico campionato in cui si sperimentò la formula della designazione arbitrale da parte del computer. Prima e dopo, ancora adesso, gli arbitri vengono assegnati da un designatore, il quale sceglie, a sua discrezione, chi è meglio che arbitri dove; il secondo motivo è che l’unico campionato in cui un computer sceglieva gli arbitri, lo vinse il Verona di Osvaldo Bagnoli.

Forse un caso, forse no. Di certo, dopo, il Verona non ha più vinto uno scudetto e raramente, il tricolore, è stato cucito su una maglia che non avesse “strisce”. Inoltre, dopo il 1985, l’HAl 9000 della designazione arbitrale, è stato buttato giù da una rupe, trasportato, si dice (lo dico io) da una sospetta Fiat Ritmo abarth, bianca e nera.

Scherzi a parte, in Inghilterra non esistono club i cui proprietari monopolizzano quasi tutte le televisioni e i giornali del paese, o sono capitani della più grande e influente industria Nazionale, non è costume chiudere gli arbitri nei bagni tra primo e secondo tempo, o fare una chiacchierata al telefono con il designatore nell’infrasettimanale…

Ma sia chiaro, è solo per evitare che dei cafoni di provincia, con i loro stadi fatiscenti, ci rappresentino nelle chiccose competizioni continentali… come disse Lotito: il Carpi e il Frosinone in serie A? Ma che ci vengono a fare? 

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